Sigaro toscano

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Toscano Originale

Il sigaro toscano è un caratteristico sigaro di forma bitroncoconica prodotto in Italia da Manifatture Sigaro Toscano S.p.A. con tabacco di tipo Kentucky non conciato, ma naturalmente fermentato[1]. Viene prodotto in stabilimenti collocati presso Lucca, in Toscana, e Cava de' Tirreni, in Campania, e può essere realizzato a mano o a macchina, il che ne determina differenze qualitative e di prezzo. Toscano è marchio registrato[2] di titolarità della stessa società che lo produce.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1818 Ferdinando III, granduca di Toscana, fondò a Firenze una manifattura di tabacchi in cui venivano prodotti sigari fermentati, il cui tabacco, dopo essere stato accidentalmente bagnato da un acquazzone nel 1815, fu messo ad asciugare e, perché non si perdesse, venne usato per produrre sigari di basso costo, che incontrarono ben presto il favore dei fumatori, varcando le frontiere del Granducato, tanto che, intorno alla metà dell'Ottocento a Napoli se ne produceva uno simile che era chiamato "Fermentato Forte" o "Napoletano".

Le sigaraie[modifica | modifica wikitesto]

La storia del sigaro Toscano è legata a doppio filo a quella delle sigaraie, operaie specializzate impiegate principalmente nelle manifatture di Firenze, Lucca e Cava de’ Tirreni fin dall’Ottocento[3], considerate una delle prime esperienze di emancipazione femminile e di modernità in Italia. Difatti le sigaraie furono promotrici di forme di mutuo soccorso a sostegno delle colleghe in difficoltà e protagoniste di proteste che hanno segnato momenti fondamentali della storia del movimento operaio in Italia[4].

A tal proposito, sono da ricordare lo sciopero del 1874, a cui parteciparono le operaie della manifattura di Sant’Orsola di Firenze, che portò all’aumento del salario delle cottimanti[5], e lo sciopero generale del 1914 che, al centro delle rivendicazioni, aveva l’abolizione dell’ora straordinaria non retribuita introdotta nel 1906[6]. Quest’ultimo evento in particolare, vide le scioperanti impegnate in una stagione di lotta, che si protrasse per tutta la primavera del ’14, con il coinvolgimento di oltre 16 mila tabacchine impiegate negli opifici sull’intero territorio nazionale[7]. Nonostante la dura repressione attuata dal Governo, le sigaraie di Lucca furono tra le ultime ad arrendersi, distinguendosi per spirito combattivo. A giugno dello stesso anno, venne decretata la fine dello sciopero e, sebbene la gran parte delle istanze della piattaforma rivendicativa vennero respinte, furono istituiti un asilo e una sala, detta “incunabolo”, destinata ai figli neonati[8][3].

La condizione delle sigaraie era presente anche all’interno del dibattito pubblico. In un reportage, pubblicato nell’agosto del 1930 sul Corriere della Sera, presso la manifattura di San Pancrazio[9] a Firenze, Ugo Ojetti, che al tempo si firmava con lo pseudonimo di Tantalo[10], descrive così l’organizzazione del lavoro: «Le sigaraie, l’una di fronte all’altra, sono sedute su otto file, in banchi e leggìo: di qua la sigaraia che dosa le miscele, arrotola le foglie badando che l’apice resti dalla punta che s’accende, le strizza in quel dato calibro e lunghezza, prepara insomma il corpo del sigaro; e la sartora, di là, che veste questo corpo di una foglia leggera e perfetta, sempre d’un colore»[11][12].

L’esistenza, ancora oggi in Italia, del mestiere della sigaraia la si deve a un direttore della manifattura di Lucca, l’ingegnere Giuseppe Spaziante. Negli anni Ottanta, quando la produzione dei sigari Toscano stava vivendo una lunga crisi, iniziata nel 1970, egli si spese per salvare un piccolo gruppo di operaie e, quindi, la lavorazione manuale del Toscano. Fu in questo periodo, nel 1985, che nacque il Toscano Originale, uno dei fatti a mano tuttora in produzione[13][14].

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Il sigaro Toscano ha una caratteristica forma biconica con estremità tronche (bitroncoconica), che hanno un diametro inferiore rispetto alla parte centrale, chiamata pancia. Testa e piede del sigaro, sono quindi uguali, in questo si differenziano infatti dai sigari caraibici. Il diametro del sigaro varia leggermente, a seconda del tipo di sigaro Toscano, da un minimo di 13 mm fino a 20 mm. Da un po' di tempo, però, lo spessore di qualche tipo di sigaro è stato ridotto di qualche millimetro, per cui la sua durata è diminuita. Anche le lunghezze dei vari tipi sono relativamente simili, infatti si va da un minimo di 155 mm ad un massimo di 163 mm. L'unica eccezione importante è rappresentata dal sigaro Il Moro che ha dimensioni imponenti: diametro della pancia di 20 mm e lunghezza di circa 230 mm[15].

Tipicamente, il sigaro Toscano ha superfici irregolari, talora bitorzolute, e si riconoscono con evidenza le nervature delle foglie della fascia. Tali irregolarità sono maggiormente evidenti nei sigari fatti a mano e, lungi dall'essere un difetto, costituiscono invece uno dei tratti caratteristici del sigaro Toscano. Sono dovute essenzialmente a due fattori: l'assenza di una sottofascia[16] e la lavorazione che non prevede la messa in forma nei torchietti di legno, come invece avviene per i sigari di tipo Avana. Da qui il famoso soprannome di "stortignaccolo"[17][18].

Costituenti, struttura e produzione[modifica | modifica wikitesto]

Sezione di un sigaro Toscano

Il sigaro Toscano è costituito da una fascia esterna e dal battuto interno detto anche ripieno. La varietà di tabacco usata per il ripieno è quasi sempre il Kentucky di produzione nazionale, proveniente da coltivazioni da varie regioni dell'Italia (in ordine di quantità prodotta: Toscana, Campania, Lazio, Umbria, Veneto). Solo nel caso della foglia di fascia si ricorre spesso a foglie di Kentucky di produzione nordamericana, in quanto di maggiori estensione e larghezza. Per caratteristiche organolettiche specifiche, vengono utilizzate foglie di Kentucky dell'Italia meridionale per ottenere sigari dal sapore più dolce come i Garibaldi (intero e ammezzato) e il Soldati prodotti con tabacco beneventano[19][20].

Dopo la raccolta le foglie seguono un periodo di stagionatura e vengono trattate a fuoco (fire-cured)[1] per un periodo totale che va da dieci a quindici giorni e che dà il nome anche alla varietà commerciale a cui appartiene il tabacco Kentucky. Durante questa fase le foglie vengono poste ordinatamente per le filze in appositi locali dotati di sistemi di "stendaggio" e di prese d'aria per la regolazione dell'umidità. La regolazione della temperatura e dell'affumicatura del tabacco avviene attraverso l'aumento o la diminuzione del fuoco di legni non resinosi (di solito quercia, rovere o cerro) posto senza camino nel locale di cura[21].

Questo complesso procedimento rende possibile la completa stagionatura del tabacco Kentucky che passa, nell'arco dell'intero processo e grazie a sapienti e continue variazioni di temperatura ed umidità nel locale di cura, attraverso quattro fasi: la fase dell'ingiallimento (per degradazione della clorofilla fogliare), dell'ammarronamento (per ossidazione dei componenti vegetali della foglia), dell'essiccazione della lamina fogliare e dell'essiccazione della costola. Successivamente le foglie vengono raccolte in mannocchi[22][23] e generalmente allestiti in ballotti. Nella successiva fase di prima trasformazione o pre-manifatturiera vengono selezionate le foglie di fascia e le foglie per il battuto che costituirà il ripieno del sigaro[24].

Al fine di preservare le caratteristiche organolettiche e fisiche della foglia di tabacco, sin dai tempi del Monopolio e in linea con le prassi di tutti i maggiori produttori di sigari al mondo, anche la preparazione della fascia del sigaro Toscano a macchina, prodotto nelle manifatture di Lucca e Cava de' Tirreni, è attualmente effettuato presso aziende specializzate situate in paesi tropicali come lo Sri Lanka e la Repubblica Dominicana e si realizza formando bobine di tela sottoposte a crioconservazione[25].

Di particolare rilievo, è la linea di produzione a mano nella quale le sigaraie producono i sigari in quantità pari a 520 pezzi al giorno e per la cui produzione è previsto un lungo apprendistato[26]. Una volta che il sigaro è completato si passa all'asciugatura, al termine della quale sono previste la fase di selezionamento e scarto dei pezzi difettosi e l'imbustamento. A questo punto i sigari vengono posti in stagionatura, in locali adeguatamente umidificati e ventilati e il periodo di stagionatura varia a seconda del tipo di sigaro. Nella fase finale avvengono il confezionamento e la distribuzione[27].

Caratteristiche organolettiche, aspetto e umidità[modifica | modifica wikitesto]

Il sigaro Toscano si contraddistingue per un carattere deciso e forte. Gli aromi e i profumi liberati durante l'atto di fumare sono pieni, corposi, sapidi e tipici di questo sigaro. Le varietà commercializzate possono essere contraddistinte da forza, dolcezza e sapidità e, nell'ambito delle varietà disponibili, spicca l'Antico Toscano forte e deciso[28], mentre i sigari Toscano prodotti a mano si contraddistinguono per pacatezza, purezza e persistenza del gusto. Il Toscano Garibaldi, intero e ammezzato, essendo prodotto con foglie ad alto tasso zuccherino, produce aromi e sapori dolci, gentili e vigorosi, adeguati ai fumatori occasionali[19].

Per quanto riguarda il colore dei vari tipi di Toscano, si va da un bruno chiaro dei sigari Garibaldi ed Extravecchio al bruno rossiccio dell'Originale Selected, al bruno scuro delle varianti Antico Toscano, Toscano Originale e Antica Riserva. Idealmente, il sigaro Toscano dovrebbe avere un'umidità interna di 14%, ma è sufficiente che essa sia superiore al 12% con umidità relativa (intorno al sigaro) compresa fra il 65% e il 70%[29].

Tipi e varietà di sigaro Toscano[modifica | modifica wikitesto]

Un Toscanello

Il Moro, prodotto a mano ed in quantità limitata, è l'unica varietà che prevede un solo sigaro all'interno di una confezione di legno ed ha un elevato prezzo. Le varietà Ammezzato Garibaldi e Toscanello si caratterizzano per essere costituite da mezzi toscani anche in soddisfacimento della diffusissima usanza di fumare i Toscano tagliati a metà. Le varietà Garibaldi, Ammezzato Garibaldi, Toscanello e Toscanello Speciale e i toscanelli Aroma non prevedono l'imbustamento di ogni pezzo che invece caratterizza tutte le altre varietà. Il Toscano Originale ed il Toscano Originale Selected sono i due tipi lavorati a mano oltre a Il Moro, al Millennium, al Toscano del Presidente e alle serie limitate. Tra la varietà di sigari Toscano troviamo i "sigari d'autore", legati a tre celebri personalità italiane[12], quali: Toscano Garibaldi (confezione verde), Toscano Modigliani (confezione bianca) e Toscano Soldati (confezione rossa); affiancate, le confezioni formano la bandiera della repubblica italiana; tali sigari hanno stagionatura di 6 mesi[30].

La privatizzazione del ramo d'azienda del Monopolio relativo al tabacco, la successiva cessione alla filiale italiana della British American Tobacco Company (BAT) e, infine, la vendita dell'attività di produzione e commercializzazione dei sigari Toscano dalla BAT alla società Manifatture Sigaro Toscano S.p.A., ha determinato il ritorno in mani italiane di un prodotto e di un marchio della cultura del fumo da sempre associato all'Italia. Nel luglio del 2006, infatti, l'azienda è tornata in mani italiane grazie all'acquisizione da parte del Gruppo Industriale Maccaferri, guidato dall'omonima storica famiglia bolognese[31]. Assieme alla famiglia Maccaferri, sono presenti come azionisti Piero Gnudi e il presidente Luca Cordero di Montezemolo, entrambi uniti da una lunga passione per il sigaro[32].

Citazioni cinematografiche[modifica | modifica wikitesto]

Stranamente, nell'ambito del cinema internazionale, il nome sigaro Toscano fatica ad emergere, sostituito da definizioni vaghe e generiche. Ad esempio, nel film Anatomia di un omicidio, diretto da Otto Preminger nel 1959, il protagonista — un brillante avvocato interpretato da James Stewart — fuma dei sigari ed offrendoli a un suo amico questi li chiama, quasi con scherno, sigari italiani.

Inoltre, nell'episodio I piani Bruce-Partington (1988), tratto dalla famosa serie televisiva dedicata all'investigatore Sherlock Holmes prodotta dalla Granada Television, seduto al ristorante italiano Goldini, Holmes (Jeremy Brett) dice al suo amico e collega dottor Watson (Edward Hardwicke): «Provi uno dei sigari del proprietario. Non sono affatto velenosi come uno si aspetterebbe». Questa battuta, nell'omonimo racconto letterario di Conan Doyle, suona così: «Provi uno dei sigari del padrone. Sono meno perfidi di quanto ci si aspetti»[33].

Poiché non esiste un "sigaro italiano" propriamente detto, non v'è dubbio che in tutti questi casi si alluda, senza dirlo esplicitamente, al sigaro Toscano.

Nel film "Don Camillo", del 1952, firmato Jean Duvivier, Don Camillo, interpretato da Fernandel, tira fuori dalla tasca un sigaro Toscano, e allora la voce di Gesù lo rimprovera. Don Camillo ribatte che "deve averne preso accidentalmente uno da Peppone senza domandarglielo", e in segno di pentimento lo sbriciola. Avendone però messo le polveri in tasca, Gesù lo intima a buttare via anch'esse, di modo che non le possa fumare nella pipa. Il Toscano nella pipa è una pratica considerata sincretista a detta dei fumatori più rigorosi e appassionati, ma riscuote comunque il consenso di una larga parte dei suoi estimatori.

Celebre è la frase di Totò «Tre Toscani [...] », rivolta al tabaccaio, cercando (inutilmente) di smerciare banconote, falsificate da lui stesso, da Peppino De Filippo e da Giacomo Furia, nel film La banda degli onesti di Camillo Mastrocinque.

Nel film Per un pugno di dollari (1964), diretto da Sergio Leone, che dà inizio alla stagione del western all’italiana[34], Clint Eastwood, nel ruolo di un pistolero solitario - l'Uomo senza nome -, imbocca un sigaro Toscano[35]. Lo racconta il regista stesso, intervistato nel 1987 da Giuseppe Cereda: «(…) pensai di costruirgli questo personaggio addosso, compreso il sigaro. Il sigaro era la prima cosa. Infatti, gli misi questo Toscano in bocca, che era poi quello più vicino al Virginia di allora, e lui, che non fumava, ne soffrì terribilmente. Infatti, nel secondo film mi disse 'caro Sergio, con te qualsiasi film anche senza leggere il copione, ma il sigaro in bocca, no'. E io gli dissi 'ma perché, vuoi lasciare a casa uno dei protagonisti del film?!'»[36].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Presentazione tabacco, su Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
  2. ^ TMview, Banca dati marchi, Ministero dello Sviluppo Economico, su uibm.mise.gov.it.
  3. ^ a b Enrico Mannucci, Quando mandare in fumo 90 milioni di pezzi è un affare, in Sette, 14 giugno 2012.
  4. ^ Ferri, p. 523-524.
  5. ^ Ferri, p. 523.
  6. ^ Spinelli, p. 28.
  7. ^ Spinelli, p. 15.
  8. ^ Folcarelli, p. 54.
  9. ^ La chiesa di San Pancrazio venne adibita a manifattura tabacchi nel 1883. Oggi ospita il Museo Marino Marini. museomarinomarini.it, https://museomarinomarini.it/struttura/.
  10. ^ Ugo Ojetti, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  11. ^ Tantalo, Cose viste. Sigari e sigarette, in Corriere della Sera, 24 agosto 1930.
  12. ^ Ferri, p. 526.
  13. ^ Video-testimonianza di Paolo Folcarelli, già dirigente della Manifattura di Lucca all’epoca dei Monopoli di Stato, raccolta dall’Istituto Storico della Resistenza di LuccaFilmato audio ISREC, Protagonisti della Manifattura Tabacchi: Filiberto Amati e Giuseppe Spaziante (2), su YouTube, 8 giugno 2020, a 8 min 18 s. URL consultato il 9 giugno 2020.
  14. ^ Marconi e Testa (2020), p. 114.
  15. ^ Marconi e Testa (2020), p. 12.
  16. ^ L’appellativo scherzoso di “stortignaccolo” fu coniato dal pittore Mino Maccari (1898-1989). Cfr. Marconi e Testa (2001), p. 13; Santini, pp. 51-52.
  17. ^ Luciano Ferraro, Quando il vino sceglie il sigaro, in Corriere della Sera, 5 ottobre 2013.
  18. ^ a b Marconi e Testa (2020), pp. 132-133
  19. ^ Marconi e Testa (2020), pp. 136-137.
  20. ^ Marconi e Testa (2020), p. 53.
  21. ^ Mannocchio in Enciclopedia Treccani, su treccani.it.
  22. ^ Marconi e Testa (2001), p. 150.
  23. ^ Marconi e Testa (2020), pp. 54-56.
  24. ^ Ilaria Bonini, Crioconservazione, in Enciclopedia della scienza e della tecnica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007-2008.
  25. ^ Marconi e Testa (2020), pp. 82-83.
  26. ^ Marconi e Testa (2001), p. 89-92.
  27. ^ Marconi e Testa (2020), pp. 130-131.
  28. ^ Marconi e Testa (2020), p. 84.
  29. ^ Marconi e Testa (2020), pp. 113-152.
  30. ^ Il sigaro Toscano torna italiano. Maccaferri lo compra dalla Bat, in La Repubblica, 10 marzo 2006.
  31. ^ Sigaro Toscano, Luca Cordero di Montezemolo è il nuovo presidente, in La Repubblica, 27 aprile 2018.
  32. ^ Conan Doyle, p. 1018.
  33. ^ Mereghetti, p. 1966.
  34. ^ I 90 anni di Clint Eastwood, l’Uomo senza nome diventato una leggenda del cinema, in Rai News, 30 maggio 2020.
  35. ^ Giuseppe Cereda, Movie Mag, in Rai Movie, Stagione 2018-19.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe D’Amore, Oltre il fumo. Viaggio nel mondo del tabacco per sigari, Salerno, Marlin, 2011, ISBN 978-88-6043-070-0.
  • Arthur Conan Doyle, Tutto Sherlock Holmes, Milano, Arnoldo Mondadori, 2001, ISBN 88-8289-550-5.
  • Luigi Ferri, Storia del Sigaro. Mitologia, tradizione e cultura, Bologna, Odoya, 2014, ISBN 978-88-6288-251-4.
  • Paolo Folcarelli, La Manifattura Tabacchi: un preciso tratto identitario della città, in Documenti e studi, n. 36, Lucca, ISREC, 2014.
  • Fabrizio Franchi (a cura di), Il Toscano nel bicchiere, Firenze, Giunti, 2003, ISBN 8809033965.
  • Aroldo Marconi e Francesco Testa, Il Toscano. Guida completa al sigaro italiano, Firenze, Giunti, 2001, ISBN 88-09-01891-5.
  • Aroldo Marconi e Francesco Testa, Il Toscano. Guida al sigaro italiano, Firenze, Giunti, 2008, ISBN 978-88-0905-890-3.
  • Aroldo Marconi e Francesco Testa, Manuale del sigaro Toscano. Storia e produzione. Degustazione e abbinamenti, Firenze, Giunti, 2020, ISBN 978-88-0990-986-1.
  • Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2005, ISBN 88-8490-778-0.
  • Aldo Santini, Il sigaro Toscano. Storia, curiosità, personaggi, Lucca, Maria Pacini Fazzi Editore, 1996, ISBN 88-7246-249-5.
  • Luciana Spinelli, 1914: la Manifattura di Lucca e lo sciopero generale delle manifatture tabacchi, in Documenti e studi, n. 3, Lucca, ISREC, 1985.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

  • Pedroni

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]