Siganus luridus

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Siganus luridus
Siganus luridus Karpathos 02.jpg

Siganus luridus Karpathos 03.jpg
In basso individuo in livrea notturna.

Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Actinopterygii
Superordine Acanthopterygii
Ordine Perciformes
Famiglia Siganidae
Genere Siganus
Specie S. luridus
Nomenclatura binomiale
Siganus luridus
(Rüppell, 1828)

Siganus luridus (Rüppell, 1828), noto in italiano come sigano[1], è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Siganidae.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Questo pesce ha una sagoma ovale e corpo compresso lateralmente. La bocca è piccola (non raggiunge l'occhio) ma con labbra evidenti. Il muso è ottuso e rivolto in basso. Denti incisiviformi. Scaglie molto piccole e poco visibili. Pinna dorsale con una lunga parte anteriore a raggi spinosi acuti (di cui il primo brevissimo, rivolto anteriormente, e spesso infossato nella pelle) e una più breve posteriore a raggi molli. La pinna anale ha da 8 a 10 raggi spinosi seguiti da raggi molli. I margini posteriori della pinna dorsale e della pinna anale sono rotondeggianti. La pinna caudale ha margine tronco o leggermente arrotondato. La colorazione è variabile anche su base geografica, in genere piuttosto uniforme, bruna o verdastra con del giallo sulle pinne. La livrea notturna è marmorizzata[2][3][4].

La taglia massima nota è di 30 cm ma normalmente sui 20 cm[3].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie è endemica dell'Oceano Indiano occidentale compresi il mar Rosso e il golfo Persico. In seguito alla migrazione lessepsiana ha colonizzato la parte orientale del mar Mediterraneo. Attualmente (2015) è molto comune lungo le coste di Creta e continentali dalla Cirenaica all'isola di Rodi. Più raro sulle coste tunisine e della Grecia continentale. Vi sono segnalazioni dalla Francia meridionale (Provenza), dall'Albania, dalla Croazia e dal canale di Sicilia[2][3][4][5]
Costiero, non si trova a più di 20 metri di profondità. Vive su fondi duri corallini con presenza di sedimento e di vegetazione. Nel Mediterraneo popola fondi duri ricchi di copertura algale.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

I giovanili sono fortemente gregari e formano fitti banchi, gli adulti sono solitari o si riuniscono in piccoli gruppi, spesso frammisti ad altre specie. Quando viene minacciato erige i raggi spinosi tossici delle pinne[3].

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

S. luridus ha una dieta erbivora si nutre (in Mediterraneo) soprattutto di alghe brune dei generi Padina, Sargassum, Dictlyotales e Sphacelaria. I giovanili sono planctofagi[2][3].

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Avviene in primavera ed estate. Le uova e le larve sono pelagiche e si trovano nei pressi della superficie[2][3].

Pesca[modifica | modifica wikitesto]

La pesca a questa specie non ha un interesse rilevante, ne vengono catturate piccole quantità con le reti da posta e, occasionalmente, con le reti da circuizione. Le sue carni hanno provocato numerosi casi di ciguatera[2][3].

Acquariofilia[modifica | modifica wikitesto]

Pare che non si adatti bene alla vita in acquario[3].

Veleno[modifica | modifica wikitesto]

I raggi delle pinne sono velenosi, le punture sono molto dolorose ma non mortali[2]. Inoltre il consumo della carne ha causato ciguatera[2][3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Denominazione obbligatoria in Italia per tutte le specie del genere Siganus ai sensi del DM 31 gennaio 2008
  2. ^ a b c d e f g (EN) Siganus luridus, su Atlas of Exotic Species in the Mediterranean, CIESM - Mediterranean Science Commission. URL consultato il 6/1/2016.
  3. ^ a b c d e f g h i (EN) Siganus luridus, su FishBase. URL consultato il 01.01.2016.
  4. ^ a b Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
  5. ^ Nuove specie in Adriatico: cosa fare come riconoscerle (PDF), in Quaderni Ricerca Marina, vol. 9, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.

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