Salvator mundi (Leonardo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Salvator mundi
Leonardo da Vinci or Boltraffio (attrib) Salvator Mundi circa 1500.jpg
AutoreLeonardo da Vinci (attr.)
Data1505-1515 circa
Tecnicaolio su tavola
Dimensioni65,6×45,4 cm
UbicazioneCollezione privata, ubicazione sconosciuta
Il Salvator mundi, fotografia prima del restauro, anno 1912

Il Salvator mundi è un dipinto a olio su tavola (65,6×45,4 cm) attribuito a Leonardo da Vinci, databile tra il 1505 e il 1515 circa.

Il dipinto è stato reso noto al pubblico solo nel 2011 in occasione della mostra alla National Gallery di Londra "Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan" in cui è stato presentato dopo il restauro da parte di Dianne Dwyer Modestini, la quale ha eliminato vecchie ridipinture e ripristinato aree particolarmente compromesse. In base ad un report prodotto precedentemente dalla restauratrice Monica Griesbach, che aveva effettuato un intervento sull'opera tra il 2005 e il 2006, il cattivo stato di conservazione era dovuto principalmente a restauri precedenti inadeguati.
L'attribuzione finora è stata confermata da quattro studiosi internazionali, con pareri unanimi[1], ma è stata contestata da altri studiosi come Carmen Bambach, Michael Daley, Jacques Franck, Charles Hope, Carlo Pedretti, Charles Robertson e Frank Zöllner.[2][3][4]
La sua vendita da Christie's, nel novembre del 2017 al costo di 450,3 milioni di dollari, inclusi i diritti d'asta, l'ha resa l'opera d'arte più costosa della storia acquistata da un privato.[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Poco prima di abbandonare Milano per la caduta degli Sforza, Leonardo avrebbe dipinto una tavola del Salvator mundi destinata a un committente privato. Alcuni studi, soprattutto al castello di Windsor, possono essere riferiti al dipinto.
La memoria dell'opera, sconosciuta fino a questa recente attribuzione, era affidata all'incisione di questo soggetto che nel 1650 circa ne aveva tratto Wenceslaus Hollar[6], ma del dipinto si erano perse le tracce[1].

Infatti il successo dell'opera era stato all'origine di numerose copie, le cui tracce si confondono con quella dell'opera principale[7]. Alcune fonti riportano come l'opera, dopo l'occupazione francese di Milano, fosse finita in un convento di Nantes. Invece quando la copiò Hollar si trovava nelle collezioni di Carlo I d'Inghilterra, che molto probabilmente lo aveva acquistato in Italia. Con la decapitazione del re le sue collezioni vennero in larga parte disperse all'asta. Un Salvator mundi di scuola leonardesca riapparve nel XIX secolo nelle raccolte di sir Francis Cook, che lo vendette poi al barone di Lairenty e successivamente al marchese de Ganay, a Parigi, che ancora lo possiede: si tratta forse di un lavoro di Francesco Melzi, attribuito anche a Boltraffio o Marco d'Oggiono, derivato dall'originale di Leonardo[1].

L'opera venne portata ai curatori del Metropolitan Museum per una valutazione e poi a quelli del Museum of Fine Arts di Boston, curatori che però non si pronunciarono. Infine nel 2010 è stato portato alla National Gallery dove Nicholas Penny, il direttore, ha invitato quattro studiosi per valutarlo: Carmen C. Bambach, curatrice del dipartimento di grafica del Metropolitan Museum, Pietro Marani e Maria Teresa Fiorio, studiosi milanesi autori di diversi saggi su Leonardo e sul Rinascimento, e Martin Kemp, professore emerito di storia dell'arte all'Università di Oxford e noto studioso di Leonardo. I pareri sono stati tutti positivi, così si è deciso di procedere al restauro e di esporre l'opera alla grande mostra monografica su Leonardo che si è tenuta nel museo londinese dal 9 novembre 2011[1].

La notizia del ritrovamento è stata pubblicata dalla rivista Artnews, seguita dal Wall Street Journal, che aveva anche azzardato una valutazione sui 200 milioni di dollari[1]. L'opera è stata poi venduta privatamente nell'estate del 2013 per 75 milioni di dollari[8]. Nel novembre 2017 l'opera è stata venduta all'asta da Christie's a New York per 410 milioni di dollari (450.312.500 dollari con i diritti d'asta)[9] dal presidente della squadra di calcio AC Monaco Dmitrij Rybolovlev che l'aveva acquistata per 108 milioni di euro[10]. È stata acquistata dal principe Saudita Badr bin Abd Allah bin Mohammed bin Farhan Al Saud che ha agito in qualità di intermediario per conto del Dipartimento della Cultura e del Turismo di Abu Dhabi[11].

Nel luglio 2020 la Caiola Productions, società americana produttrice di musical di successo, ha annunciato di voler produrre un musical liberamente ispirato alle controverse vicende di cui l'opera è stata protagonista nei secoli. Lo spettacolo, presentato col titolo Salvator Mundi! The Musical, dovrebbe debuttare a Broadway nel 2022[12].

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Gesù Cristo è raffigurato frontalmente e a mezza figura, come tipico dell'iconografia (si veda ad esempio il Salvator mundi di Antonello da Messina), mentre leva la mano destra per benedire e nella sinistra tiene il globo, simbolo del suo potere universale[1]. Tale globo è da identificare con uno strumento ottico d'ingrandimento, sfera cava di vetro riempita d'acqua, pertanto una peculiare lente sferica utilizzata fin dall’evo antico per migliorare la visione, e non una sfera di calcite come precedentemente supposto[13].

Quando l'opera arrivò ai restauratori della National Gallery era ridotta in cattivo stato, offuscata da ridipinture antiche e vernici che dettero l'impressione di trovarsi di fronte un lavoro di bottega. Barba e baffi, assenti nella pittura sottostante, vennero forse aggiunti dopo la Controriforma per adeguare l'immagine di Cristo alla fisionomia "ufficiale". Durante il restauro è emersa una qualità pittorica ben superiore alle aspettative con una ricchezza cromatica del tutto paragonabile, a detta di Pietro Marani, a quella dell'Ultima Cena: ricchi sarebbero soprattutto gli azzurri e i rossi del panneggio. Un confronto con i pigmenti della Vergine delle Rocce della National Gallery ha dato esiti positivi circa la compatibilità. Infine riflettografie e analisi scientifiche confermerebbero l'analogia con i disegni preparatori[1].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Panza, cit.
  2. ^ Michael Daley: Problems with the New York Leonardo Salvator Mundi Part I: Provenance and Presentation, su artwatch.org.uk.
  3. ^ Frank Zöllner, Numero di catalogo XXXIII, Salvator mundi, in Leonardo da Vinci: The complete Paintings and Drawings (PDF), su gko.uni-leipzig.de. URL consultato il 12 dicembre 2017 (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2019).
  4. ^ corriere.it, https://www.corriere.it/cultura/11_luglio_04/panza-pedretti-salvator-mundi-non-autentico_2c06eb7c-a650-11e0-89e0-8d6a92cad76e.shtml.
  5. ^ [1]
  6. ^ L'incisione
  7. ^ STELLA CERVASIO, Salvator Mundi, a Napoli il Leonardo che fa litigare storici ed esperti, La Repubblica, 11 gennaio 2017.
  8. ^ (EN) Recently Attributed Leonardo Painting Was Sold Privately for Over $75 Million
  9. ^ Record per il Salvator Mundi di Leonardo: venduto all'asta per 450 milioni di dollari, in Repubblica.it, 16 novembre 2017. URL consultato il 16 novembre 2017.
  10. ^ [2]
  11. ^ (EN) Embassy Statement on Art Work Purchase, su saudiembassy.net, 8 dicembre 2017. URL consultato il 2 novembre 2021.
  12. ^ (EN) Gareth Harris, Salvator Mundi! The Musical—tale of world’s most expensive painting to be turned into a stage blockbuster, su theartnewspaper.com, 29 luglio 2020. URL consultato il 20 febbraio 2021.
  13. ^ L. Salvatelli, J. Constable, Riflessi (ed enigmi) in una sfera di vetro, in Medioevo, 279 (2020), pp. 12-16.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN173902245 · LCCN (ENn98088624 · GND (DE7796412-3 · BNF (FRcb119727310 (data)