Incursione saracena contro Roma (846)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Sacco di Roma (846))
Jump to navigation Jump to search

L'incursione saracena contro Roma dell'anno 846 venne attuata da truppe saracene africane e sarde.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Già nell'830 pirati saraceni avevano devastato le aree abitate della campagna romana, giungendo fino alle basiliche di San Pietro e San Paolo e penetrando fino a Subiaco dove vennero distrutti l'abitato e il Monastero. Sedici anni dopo l'attacco fu ripetuto, con maggiore violenza: nella notte tra il 24 e il 25 agosto dell'846 i pirati saraceni, dopo aver attaccato e saccheggiato Centumcellae, Porto e Ostia, si spinsero fino a Roma.

Non riuscendo a penetrare all'interno delle mura cittadine, distrussero e depredarono i dintorni della città riuscendo a saccheggiare per la seconda volta le basiliche di San Pietro e San Paolo. San Pietro era difesa da una guarnigione di soldati composta da Franchi, Longobardi, Sassoni e Frisoni che, nonostante un'accanita resistenza, venne completamente sterminata.

Dalle basiliche vennero depredate tutte le suppellettili liturgiche ed i paramenti dei presbiteri, e profanati gli altari ed i tabernacoli. Il sacco dei due templi tra i maggiori della cristianità comportò l'edificazione, per volontà di papa Leone IV tra l'848 e l'852, delle Mura Leonine, erette a protezione della basilica di San Pietro. L'area racchiusa dalle mura, chiamata Città leonina, ebbe amministrazione propria sino al sedicesimo secolo, e coincide in gran parte con lo Stato della Città del Vaticano e l'odierno rione di Borgo.

Dopo essersi ritirati da Roma, i saraceni che saccheggiavano il Lazio vennero sconfitti da Guido I di Spoleto presso Centumcellae e Fondi.

Nello scontro successivo presso Gaeta l'esercito cristiano incontrò difficoltà, ma giunsero in suo soccorso truppe inviate da Sergio I, duca di Napoli, e condotte dal figlio Cesario. A novembre la flotta araba alla fonda davanti alle coste laziali fu pesantemente danneggiata da una tempesta.

Nell'anno 849 si seppe che i saraceni stavano allestendo una nuova flotta che avrebbe attaccato nuovamente Roma. In questa occasione Gaeta, Napoli, Amalfi e Sorrento misero a disposizione le proprie navi, le quali si posizionarono tra Ostia e la foce del Tevere. Condotta da Cesario, la flotta andò all'attacco appena vide all'orizzonte le vele delle navi nemiche sbaragliandole e facendo molti prigionieri. Durante lo scontro, definito come battaglia di Ostia, molte navi saracene furono affondate mentre le restanti, anche a causa di un'improvvisa tempesta, fuggirono.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Storia dei Musulmani di Sicilia, 3 volumi. Firenze, Le Monnier, 1854-1872 (riveduta dall'Autore e commentata da C. A. Nallino, 5 voll., Catania, Romeo Prampolini, 1933-37).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]