Romanzo di un giovane povero (film 1942)

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Romanzo di un giovane povero
Titolo originaleRomanzo di un giovane povero
Paese di produzioneItalia
Anno1942
Durata85 min
Dati tecniciB/N
Generedrammatico, storico
RegiaGuido Brignone
SoggettoAlberto Casella dal romanzo omonimo di Octave Feuillet
SceneggiaturaAlberto Casella, Tomaso Smith
Casa di produzioneS.A.F.A.
Distribuzione in italianoMinerva Film
FotografiaTino Santoni
MontaggioVincenzo Zampi
MusicheEttore Montanaro
ScenografiaOttavio Scotti
CostumiGino Carlo Sensani
Interpreti e personaggi

Romanzo di un giovane povero è un film del 1942, diretto dal regista Guido Brignone, un film di produzione SAFA, tratto dal romanzo Le roman d'un jeune homme pauvre (1858) di Octave Feuillet.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

1858. Lontano da casa, il giovane visconte Massimo di Villeneuve viene informato della morte del padre. Rientrato a Torino, il notaio Malaspina lo informa che il padre, a causa di sbagliate operazioni finanziarie, ha dilapidato il patrimonio di famiglia. Ormai orfano e senza più beni, Massimo va ad avvisare la sorellina, in collegio; poi rinuncia al titolo e accetta il lavoro che il notaio gli ha procurato come amministratore presso una ricca famiglia borghese. Ben presto, grazie alla sua correttezza e ai suoi modi distinti, il ragazzo riesce a conquistare la piena fiducia dei datori di lavoro. Soltanto la più giovane della famiglia, l'altera Margherita, lo disprezza e lo evita; anche se sa di non avere alcuna speranza, Massimo si innamora di lei. Poi, il colpo di scena: prima di morire l'anziano capofamiglia confessa che la sua ricchezza è dovuta a un'azione disonesta compiuta a danno dei parenti del giovane; per riparare al torto fatto, nel testamento l'uomo restituisce al visconte tutti i beni che gli spettano. Massimo, quindi, si ritrova ricco, mentre la sprezzante giovane è diventata povera. Nonostante ciò, il ragazzo le offre il proprio amore e il proprio patrimonio.

La critica[modifica | modifica wikitesto]

  • "Del Romanzo di un giovane povero dovrei dire che mantiene le promesse del titolo [..] Certo che l'Ottocento dovette essere un grande secolo! Un secolo senza mezze misure: c'erano i buoni e i cattivi, ma non c'erano - per carità - quelli così così. Nell'800 gli idilli avevano uno svolgimento semplicissimo: lei faceva a lui tutti i soprusi e lui l'amava sempre più (o viceversa). Poi c'erano grosse eredità ad ogni piè sospinto, aperture di testamenti, vecchi castelli diroccati equivoci, nobili gesti e larga distribuzione di padrini (…) diretto da Guido Brignone, il film è ambientato bene è abbastanza fine e… c'è tutta la roba che vi ho detto." (Mino Doletti, Film, 16 gennaio 1943)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  • Caterina Boratto rientrata a Roma dopo un contratto di tre anni a Hollywood, accettò il ruolo della protagonista sdegnosa.
  • Il grande direttore della fotografia Carlo Di Palma (1925/2004) debutta in questo film, come operatore alla macchina.
  • Il film raggiunse le sale cinematografiche italiane nell'ottobre 1942.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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