Renato Mieli

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Renato Mieli (Alessandria d'Egitto, 29 dicembre 1912Milano, 21 maggio 1991) è stato un giornalista italiano, primo direttore dell'ANSA e padre del giornalista Paolo Mieli.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in Egitto in una famiglia italiana di religione ebraica, si trasferisce in Italia, dove si laurea in fisica nucleare nel 1935 presso l'Università di Padova. A seguito delle leggi razziali fasciste del 1938, abbandona l'Italia rifugiandosi a Parigi e si unisce agli alleati nella lotta di resistenza.

Durante la guerra dà vita a diverse iniziative editoriali: nel 1943 fonda un quotidiano nella Tripoli occupata dagli inglesi. Nel 1944 torna in Italia al seguito dell'esercito inglese. È nominato ufficiale dei servizi d'intelligence inglesi; lavora nel Psychological Warfare Branch, l'organismo che concede i permessi di pubblicazione ed assegna la carta per la stampa dei primi giornali[1]. A Napoli fonda il quotidiano «Il Risorgimento». Nel 1945, grazie ai buoni uffici del comando alleato in Italia, viene scelto come primo direttore dell'ANSA[1].

Una parentesi significativa nella carriera giornalistica di Mieli è la sua collaborazione al Partito Comunista Italiano, durata nove anni. Nel 1947 assume, su invito di Palmiro Togliatti, la direzione milanese de «l'Unità». Conosce Giangiacomo Feltrinelli, di cui diventa amico[1]. Nel 1949 viene nominato responsabile del Pci per i rapporti con l'estero, un incarico che permette a Mieli di entrare in contatto con i leader dell'Est europeo. Abbandona il PCI, con altri intellettuali, dopo la rivolta ungherese del 1956[2].

Uscito dal PCI, Mieli aderisce alle idee degli economisti liberisti Friedrich von Hayek e Ludwig von Mises, fortemente avversi a qualsiasi forma di socialismo. A Milano crea, con il finanziamento garantito dalla Confindustria, il «Centro ricerche economiche e sociologiche dei paesi dell'Est» (Ceses), organizzando seminari e convegni assieme ai sovietologi occidentali, e fonda la rivista «l'Est», dedicata al blocco sovietico. Il Ceses era la filiale italiana di Interdoc, un istituto con sede all'Aja creato nel 1963 dai servizi d'intelligence della NATO per coordinare l'offensiva anti-comunista in diversi campi (dalla propaganda alle operazioni coperte), attingendo da fonti esclusive e materiale inedito di ex quadri e dirigenti dei partiti comunisti europei.

Partecipa con un intervento intitolato L'insidia psicologica della guerra rivoluzionaria in Italia al "Convegno sulla guerra rivoluzionaria" organizzato dal 3 al 5 maggio del 1965 dall'Istituto di studi militari Alberto Pollio e tenutosi all'Hotel Parco dei Principi di Roma. Il convegno ebbe come tema principale La guerra rivoluzionaria, una dottrina che in quegli anni circolava soprattutto negli ambienti militari e mirata a coordinare e dare maggior vigore alla lotta contro l'avanzata del comunismo in Italia.

Negli ultimi anni è stato collaboratore del «Giornale» e del «Corriere della Sera». Nel 1990 è stato nominato presidente del «Centro vittime dello stalinismo».

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Tramonto del colonialismo (Roma, s.d.)
  • Che cos'e la C.E.D.? Gli stati dell'Occidente di fronte alla perdita della loro indipendenza (a cura del Comitato nazionale dei partigiani della pace, Roma, 1953);
  • Atomi per la pace (Editori Riuniti, Roma, 1956)
  • La contrastata evoluzione della Sicilia (Roma, 1960)
  • Togliatti 1937 (Rizzoli, Milano, 1964)
  • Il modello sovietico (Venezia, 1977)
  • La morte di Gramsci (1978)
  • I comunisti (Le Monnier, Firenze, 1982?)
  • Il PCI allo specchio (Rizzoli, Milano, 1983)
  • Deserto rosso. Un decennio da comunista (il Mulino, Bologna, uscito postumo nel 1996)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Mario J. Cereghino e Giovanni Fasanella, Il golpe inglese. Da Matteotti a Moro: le prove della guerra segreta per il controllo del petrolio e dell'Italia, Milano, Chiarelettere, 2011.
  2. ^ "Non si fidavano più di me", spiegò Mieli, perché "durante la guerra avevo fatto parte dello staff anglo-americano del PWB. Venivo cioè dalle file degli ex alleati, diventati, ai loro occhi, nemici in tempo di guerra fredda".

Bibliografia e Sitografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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