Pseudo-Seneca

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Foto del busto meglio conservato (dalla villa dei Papiri a Ercolano).

Lo Pseudo-Seneca è un busto romano in bronzo della fine del I secolo a.C. scoperto a Ercolano nel 1754 e conservato presso il museo archeologico nazionale di Napoli. Si tratta del più bell'esempio rinvenuto tra le circa due dozzine di busti raffiguranti lo stesso soggetto.

Inizialmente si credeva che rappresentasse Lucio Anneo Seneca, il famoso filosofo romano del I secolo d.C, tuttavia, gli studiosi moderni concordano che sia probabile un ritratto immaginario, probabilmente di Esiodo, anche se sussiste altresì l'ipotesi che possa trattarsi di Lucrezio.

Probabilmente il busto originale era un bronzo greco perduto del 200 a.C. circa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il busto è stato identificato come un "vero e proprio" ritratto contemporaneo di Seneca da Gallaeus (Theodor Galle) da una pubblicazione ad Anversa dell'opera di Fulvio Orsini Imagines et Elogia Virorum illustrium et Eruditor ex Antiquis lapidibus et Nomismatib[us]...[1] in un momento in cui si badava più alla qualità e al carattere che l'opera d'arte stessa incarnava che al soggetto.

Seguendo l'esempio di Cicerone, che aveva decorato il suo studio con diversi busti, o dell'immagina illustrium che popolavano la villa di Sorrento di Pollio Felice, descritta da Stazio, le importanti personalità dei secoli XVI e XVII[2] miravano al possedimento di ritratti a busti di grandi scrittori dell'epoca classica.[3] Per questo motivo si ipotizza che il busto potesse essere appartenuto ad una persona di cultura della città romana.

Ancora, nella versione ercolanese dello Pseudo-Seneca l'eccellente qualità fu subito riconosciuta da Johann Joachim Winckelmann, seppur inizialmente fu messa in dubbio il soggetto ritratto.[4] Una menzione del busto è stata pubblicata nella magnifica serie di libelli, comparsi sotto il patronato reale di Ferdinando I delle Due Sicilie.[5]

Nell'occasione del ritrovamento, furono rinvenute circa una dozzina di copie dello "Pseudo-Seneca". Altri tre esemplari invece furono ritrovati qualche anno prima a Roma e entrarono a far parte della collezione Farnese. Tutti questi pezzi sono esposti sempre al museo archeologico di Napoli.

Una versione del XVII secolo, in marmo, oggi al Ashmolean Museum, era invece di proprietà del pittore Peter Paul Rubens.[6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Stampato a Roma, 1570. Il titolo di Gallaeus era Ullustrium Imagines ex Antiquis Marmoribus Nomismatib[us] et Gemmis Expressae ... (Anversa 1598). Annotato da Francis Haskell, Nicholas Penny,Il gusto e l'Antique: The Lure of Classical Sculpture 1500-1900(1981), p 52 e nota 67.
  2. ^ Imagines et Elogia illustrium virorum di Fulvio Orsini (Roma, 1569), Giovio Series di Paolo Giovio, Icones Virorum illustrium di Jean-Jacques Boissard (1597) e Imagines virorum illustrium et deorum di Antonio Francesco Gori (1731-32) sono esempi di questo perenne tema culturale.
  3. ^ "I dotti di tutta Europa guardano con timore e devozione al filosofo stoico, emaciato, anche rozzo, sprezzante del lusso e la corruzione della Corte di Nerone e presto si diede al suicidio" - Haskell e Penny 1981:52.
  4. ^ Geschichte der Kunst des Alterthums, 1764 in Werke Winckelmann, Bk. 10, cap 3, 201f, § 4.
  5. ^ Le Antichità di Ercolano (vol. V, 1767)
  6. ^ M. Vickers, "Rubens' 'Seneca'?" The Burlington Magazoine119 (1977)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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