Porta San Giacomo (Bergamo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

«...In essecutione della ducale 27 gennaio 1592 si cominciò la fabbrica della nuova porta di S Giacomo ch’edificata di bianchi marmi indi riuscì la più bella et maestosa di tutte le altre che si mirano nella fortezza.
Donato Calvi (Effemeride-Sacro profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo)»

Porta San Giacomo
Mura venete di Bergamo
019BergamoPortaSGiacomo.JPG
Porta San Giacomo
Ubicazione
StatoFlag of Most Serene Republic of Venice.svg Repubblica di Venezia
Stato attualeItalia Italia
RegioneLombardia
CittàBergamo
Coordinate45°42′04.74″N 9°39′46.59″E / 45.701316°N 9.662943°E45.701316; 9.662943Coordinate: 45°42′04.74″N 9°39′46.59″E / 45.701316°N 9.662943°E45.701316; 9.662943
Mappa di localizzazione: Italia
Porta San Giacomo (Bergamo)
Informazioni generali
Inizio costruzione1592
sullemuraveneteeporte
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Porta San Giacomo (in dialetto bergamasco Pórta San Giàcom) forse la più bella delle porte di accesso dalle mura venete alla città alta di Bergamo, venne costruita nel 1592, è la sola in marmo bianco rosato della cava di Zandobbio in Val Cavallina[1].
La costruzione delle mura venete incominciò nel 1561, e dovevano essere l'avamposto protetto a ovest dei territori della Serenissima dal milanese che dopo la morte di Francesco Sforza II (1535) e la pace di Cateau-Cambrésis (1559) era diventata una provincia spagnola[2].
Le mura hanno quattro porte che rendono accessibile l'ingresso alla parte alta della città: Porta san Lorenzo, Porta sant'Agostino, Porta sant'Alessandro e Porta San Giacomo, e fino alla metà del XX secolo quando il Campanone alle 10 di sera batteva cento rintocchi, venivano chiuse[3].

Dal 9 luglio 2017 le mura venete sono entrate a far parte dell'Unesco come patrimonio dell'umanità, nel sito seriale transnazionale "Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo: Stato da Terra-Stato da Mar occidentale".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La porta e le mura venete patrimonio UNESCO

«La chiesa parrocchiale di S. Giacomo della Porta fu nel giorno d'oggi per la nuvoa fortificazione per desolata, sentendosi destinate l'anime di questa parrocchia parte in quella di s.Cassiano et parte a quella di s.Salvatore»

(Donato Calvi (Effemeride-Sacro profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo))

Prende il nome dalla chiesa omonima, che si trovava in posizione più arretrata con il grande monastero di santo Stefano e che vennero demoliti, per la costruzione delle mura, cita il Calvi: La chiesa parrocchiale di S Giacomo della Porta fu del giorno d’hoggi per la nuova fortificazione desolata sendosi destinate l'anime di questa parrocchia parte a quella di S Cassiano et parte a quella di S Salvatore[4]. Doveva essere l'accesso principale alla città, rivolta a sud era il punto di collegamento con la pianura e con Milano,[5], forse per questo le è stato conferito un aspetto poco militare.
Secondo lo storico Angelo Mazzi, le porte furono quattro già in epoca romana, ed erano orientate verso i quattro punti cardinali, la porta di san Giacomo, che prima della demolizione della chiesa era chiamata porta di santo Stefano, continuò a essere chiamata a mezzodì e quella di sant'Agostino (prima di San Andrea) in a levante essendo posizionata a est.
Le mura e le porte preesistenti vennero più volte distrutte e ricostruite, ne rimane poca testimonianza se non vicino al monastero di santa Grata e in via Vagìne[6].

Nel 1593 venne costruita la bianca struttura in marmo di Zandobbio sostituendo quella in legno risalente a trent'anni precedenti, o come scriverà il Calvi dal 27 gennaio 1592, fu in quell'occassione che vennero demolite molte delle abitazioni di proprietà della famiglia Brembati, e sostituite da tre casrmette per i soldati, due poste di fronte e una attaccatta alla porta. La struttura venne completata con l'affresco raffigurante il leone alato ad opera di Gian Paolo Cavagna. Le abitazioni vennero invece pitturate dal Valerio Lupi[7].

Addossata alla porta vi era la casa progettata da Andrea Ziliolo alla quale collaborò l'impresa di Pietro Isabello della famiglia Poncini. Il palazzo prevedeva una terrazza che superasse le mura per poter vedere la pianura[8], e dove si trova il Palazzo Medolago Albani la chiesa di san Giacomo poi distrutta.[9] Il ponte in muratura venne costruito dal podestà Contarini nel 1780[10], alla fine dell''800 venne ristrutturata per ampliare lo spazio d'accesso al palazzo Medolago Alabani, e nel 1939 vennero rimossi alcuni vani laterali e aperti i due fornici, per motivi di viabilità[11].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La facciata, in marmo bianco rosato, con i fornici divisi da colonne, è in stile toscano del Vignola[12]. Venne progettata da Buonaiuto Lorini, con due pinnacoli che la sovrastano lateralmente, mentre l'effige del leone alato simbolo di San Marco è posto nella trabeazione centrale. Questo abbellire la facciata verso l'esterno dell'abitato cittadino, più che verso l'interno, indicava una chiara apertura. Le mura furono costruite non solo a difesa della città, ma anche per manifestarne la grandiosità. Non era questa la sua primaria collocazione, ma in una posizione superiore, vicino al mercato delle scarpe, questo avrebbe necessitato la formazione di un viadotto composto da 16 pilastri, il Lorini, la collocò quindi, nella sua posizione attuale. Risulta documentata ancora nel 1565 la vecchia porta di San Giacomo, molto più piccola e stretta, e più vicina al baluardo della mura di san Giacomo, tanto da non permettere la guardia dei soldati.
La piccola porta fu protagonista nel 1405 di una battaglia tra guelfi e ghibellini della città tra i Visconti, Duca di Milano con i Suardi e i Malatesta, per il dominio della città[13].
Di fronte a porta San Giacomo c'era il grande campo di Sant'Alessandro che era il grande punto di scambio delle mercanzie con la grande fiera, documentata già dal X secolo, quando i Longobardi divisero la città in due unità differenti e ben distinte che chiamarono corti, corte civitas in alto e curtis Murgula in basso[14].

Porta San Giacomo illuminata

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Piga, p.19.
  2. ^ Piga, p. 36.
  3. ^ Campanone (Torre civica), Traverl Italia. URL consultato l'8 settembre 2016.
  4. ^ Donato Calvi, Effemeride sagro-profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo, sua diocese et territorio da suoi principij sin’al corrente anno,, Francesco Vigone, 1677.
    «La chiesa parrocchiale di S Giacomo della Porta fu del giorno d’hoggi per la nuova fortificazione desolata sendosi destinate l'anime di questa parrocchia parte a quella di S Cassiano et parte a quella di S Salvatore/11 novembre 1561 Per l'occasione della nuova fabbrica della città essendo stato minato il famoso Convento di S Stefano alle due di notte scoppiò la mina et cadé il nobil monastero fra le proprie rovine sepolto».
  5. ^ Bergamo:Mura veneziane, Comune di Bergamo. URL consultato il 4 settembre 2016.
  6. ^ Luca Stefano Cristini, Le mura di Bergamo:La guarnigione veneta tra il 500 e il 600, su books.google.it. URL consultato l'8 settembre 2016.
  7. ^ Valerio Lup, Pittore, Società Storico Lombarda. URL consultato il 5 goiugno 2018.
  8. ^ Per la famiglia Pietro Isabetto progettò una cappella per la chiesa di sant'Agostino. Al momento dell'edificazione della porta vi era una piazzetta servita da una fontana, dove si incroviavano le vie sub crottis sub Platio (via san Giacomo), rizzolo dei Monaci (via san Lorenzino, che conduce alla chiesa di santa Maria Maggiore, dove era presente una abitazione dei monaci di Pontida
  9. ^ Andreina Franco-Loiri Locatelli, Bergamo, La Rivista di Bergamo, 1998.
  10. ^ Piga, p.20.
  11. ^ Bergamo attraverso le mura e le porta di accesso, Visit Bergamo. URL consultato l'8 settembre 2016.
  12. ^ Francesco Milizia, Opere complete di Francesco Milizia risguardanti le belle arti ..., su books.google.it. URL consultato il 5 settembre 2016.
  13. ^ Bergamo in breve nella storia (PDF), amici delle mura, p. 10. URL consultato l'8 settembre 2016.
  14. ^ Piga, p. 21.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Historia del memorando contagio Lorenzo Ghirardelli, Bergamo, Rossi fratelli, 1681.
  • Claudio Piga, Luci e scorci di Bergamo Alta, Mercatino di Bergamo, 1998.
  • Bergamo, Le mura venete, Bergamo, Azienda Promozione Turistica di Bergamo e Provincia, 1988.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]