Pieve di Santo Stefano (San Casciano in Val di Pesa)

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Pieve di Santo Stefano
Campoli 1.jpg
Santo Stefano a Campoli
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàSan Casciano in Val di Pesa
Coordinate43°36′46.54″N 11°14′27.14″E / 43.612928°N 11.240872°E43.612928; 11.240872
Religionecattolica
Arcidiocesi Firenze
ConsacrazioneX secolo
Stile architettonicoRomanico - Barocco

La pieve di Santo Stefano si trova nel comune di San Casciano in Val di Pesa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La pieve di Santo Stefano in loco Campus Paoli, situata su una collina tra le valli della Greve e della Pesa, appare in un atto di vendita di beni tra il diacono Stefano e l'abbazia di Passignano. Il documento è datato 27 marzo 903[1]. L'interesse dell'abbazia di Passignano fu costante come provano vari documenti risalenti al X e all'XI secolo. La chiesa fu un possesso diretto dei vescovi fiorentini che qui avevano una signoria di carattere feudale.

Nonostante la notevole ricchezza (pagava ben 50 lire annue per la decima), la pieve non aveva autonomia, mentre il pievano aveva la funzione di raccogliere la gabella. Il vescovo aveva diritto di nomina sia del pievano sia dei canonici (situazione che non si verificava in altre pievi). Nel 1260 il popolo della pieve si impegnava a pagare una tassa di 8 staia di grano per il mantenimento dell'esercito fiorentino. Dagli elenchi delle decime si nota che il territorio sottoposto alla pieve era composto da ben 17 popoli e geograficamente abbracciava un ampio territorio posto tra Petroio (oggi comune di Tavarnelle Val di Pesa), Ligliano, Bibbione e Monte Macerata (nel comune di San Casciano).

Nel 1299 il capitolo dei canonici si ribellò al vescovo e nominò autonomamente il proprio capo nella persona di Talano della Tosa. Per ritorsione il vescovo, unicus dominus et patronus, scomunicò il della Tosa.

A conferma dell'importanza assunta dalla pieve sul territorio, in varie occasioni i suoi pievani furono destinatari di bolle papali, come successe nel 1228, e in altri casi vennero scelti per compiti importanti. Teglaro nel 1276 venne nominato sottocollettore per la diocesi di Fiesole, Ruggeri nel 1282 venne nominato canonico della cattedrale fiorentina; nel 1301 Stefano venne nominato canonico della cattedrale e vicario del vescovo di Fiesole, e infine Cerretano de' Cerretani nel 1365 venne nominato auditore del Sacro palazzo apostolico e vescovo di Cosenza.

La pieve ha inoltre avuto tra i suoi pievani Giulio de' Medici, colui che sarebbe diventato papa Clemente VII.

Nel 1751 venne costruito l'oratorio della Compagnia. Di questi lavori è rimasta testimonianza da una lapide posta sulla facciata interna dove è ricordato che il pievano Ludovico Leoni nel 1760 donò alla chiesa una nuova veste in quanto l'edificio si presentava in maniera vetustam at iniuria temporis obsoletam.

Nel 1784 venne aggiunto il portico in facciata. A seguito dei danni subiti nel terremoto del 1895 la chiesa venne nuovamente restaurata. Nel 1898 fu ricostruito l'edificio della canonica mentre nel 1903 la chiesa venne stonacata. Altri restauri vennero svolti negli anni ottanta del XX secolo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa in origine era strutturata come una basilica a tre navate coperte a tetto ed era dotata di tre absidi semicircolari.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Esterno

La facciata originaria è nascosta da un portico. È caratterizzata da lesene che finiscono in un pronunciato coronamento della cuspide, a cinque archi ciechi poggianti su mensole concave. In corrispondenza delle navate laterali si notano due portalini (tamponati) centinati con ghiere a listello sormontati da semplici occhi, situazione che si ritrova anche nelle pievi di Sant'Appiano e di San Pietro in Bossolo.

Sui fianchi della chiesa, cui si appoggiano gli altri edifici del complesso, si aprivano le monofore del claristorio che in seguito sono state sostituite da finestre rettangolari.

La tribuna venne privata dell'abside centrale che venne sostituita con una scarsella rettilinea. È ancora presente la piccola abside di destra che presenta ancora la copertura originale in pietra e in cui si apriva una monofora a doppio strombo. Sull'abside di sinistra si erge la torre campanaria costituita da bozze disposte a filaretto e coronata da una merlatura eseguita nel XIX secolo.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

L'interno venne rialzato e ridefinito nel XVIII secolo in stile barocco. Presenta ancora l'organizzazione spaziale originaria costituita da tre navate di sei campate ciascuna divise da dei pilastri rettangolari.

In un altare posto nella navata destra è posta una tavola attribuita a Giuliano Bugiardini (ma forse da riferire al Franciabigio) raffigurante la Madonna col Bambino e santi. All'altare maggiore è posto un Crocifisso cinquecentesco e ad un pilastro è fissata una tavola di scuola fiorentina del XV secolo raffigurante Madonna col Bambino e san Giovannino.

Antico piviere di Santo Stefano a Campoli[modifica | modifica wikitesto]

Franciabigio (attr.), Madonna col Bambino e santi
Iscrizione posta nel porticato

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il documento originale conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze [collegamento interrotto], su archiviodistato.firenze.it. URL consultato il 21 maggio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae monumenta, Firenze, Tipografia Salutati, 1758.
  • Ildefonso da San Luigi, Delizie degli eruditi toscani, Firenze, Tipografia Cambiagi, 1770-1779.
  • Lorenzo Cantini, Saggi istorici d'antichità toscane, Firenze, Tipografia Albizzana, 1796-1798.
  • Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico del Granducato di Toscana, Firenze, 1833-1846.
  • Luigi Biadi, Memorie storiche del Piviere di San Pietro in Bossolo e dei paesi adiacenti, Firenze, Tipografia Campolmi, 1848.
  • Emanuele Repetti, Dizionario corografico-universale dell'Italia sistematicamente suddiviso secondo l'attuale partizione politica d'ogni singolo stato italiano, Milano, Editore Civelli, 1855.
  • Cesare Paoli, Il Libro di Montaperti (MCCLX), Firenze, Viesseux, 1889.
  • Guido Carocci, Il Comune di San Casciano Val di Pesa, Firenze, Tipografia Minori corrigendi, 1892.
  • Luigi del Moro, Atti per la conservazione dei monumenti della Toscana compiuti dal 1 luglio 1893 al 30 giugno 1894. relazione a S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione, Firenze, Tipografia Minori corrigendi, 1895.
  • Luigi del Moro, Atti per la conservazione dei monumenti della Toscana compiuti dal 1 luglio 1894 al 30 giugno 1895. relazione a S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione, Firenze, Tipografia Minori corrigendi, 1896.
  • Torquato Guarducci, Guida Illustrata della Valdipesa, San Casciano in Val di Pesa, Fratelli Stianti editori, 1904.
  • Emmanuele Cerchiari, Capellani papae et apostolicae sedis auditores causarum sacri palatii apostolici seu sacra Romana Rota ab origine ad diem usque 20 septembris 1870: Relatio historica-iuridica SSMO D.N. Benedicto Papae XV dicata, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1920.
  • Robert Davidsohn, Eugenio Duprè Theseider, Firenze ai tempi di Dante, Firenze, Bemporad editore, 1929.
  • Pietro Guidi, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1274-1280, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1932.
  • Renato Piattoli, Le carte della Canonica della Cattedrale di Firenze 723-1149, Roma, Loescher, 1938.
  • Pietro Guidi, Martino Giusti, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1295-1304, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942.
  • Enrico Fiumi, La demografia fiorentina nelle pagine di Giovanni Villani, Firenze, Archivio Storico Italiano, 1950.
  • Robert Davidsohn, Storia di Firenze, Firenze, Sansoni editore, 1956-1968.

ISBN non esistente

  • Franco Lumachi, Guida di Sancasciano Val di Pesa, Milano, Pleion, 1960.
  • Carlo Celso Calzolai, La Chiesa Fiorentina, Firenze, Tipografia Commerciale Fiorentina, 1970.
  • Italo Moretti, Renato Stopani, Chiese romaniche in Val di Pesa e in Val di Greve, Firenze, Salimbeni, 1972.
  • Giovanni Brachetti Montorselli, Italo Moretti, Renato Stopani, Le strade del Chianti Classico Gallo Nero, Firenze, Bonechi, 1984.
  • Anna Maria Enriques, Luigi Schiapparelli, Le carte del monastero di Santa Maria in Firenze (Badia) sec.XII, Roma, Loescher, 1990.
  • Vittorio Cirri, Giulio Villani, La Chiesa Fiorentina. Storia Arte Vita pastorale, Firenze, LEF, 1993.
  • Italo Moretti, Vieri Favini, Aldo Favini, San Casciano, Firenze, Loggia De' Lanzi, 1994, ISBN 978-88-8105-010-9.
  • Marco Frati, Chiesa romaniche della campagna fiorentina. Pievi, abbazie e chiese rurali tra l'Arno e il Chianti, Empoli, Editori dell'Acero, 1997, ISBN 88-86975-10-4.
  • AA. VV., Il Chianti e la Valdelsa senese, Milano, Mondadori, 1999, ISBN 88-04-46794-0.

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