Pietro Trinchera

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Pietro Trinchera (Napoli, 11 giugno 1707Napoli, 12 febbraio 1755) è stato un librettista italiano.

Figlio di un notaio, seguì inizialmente le orme del padre, attività che ben presto abbandonò a favore del teatro. Debuttò come autore teatrale nel 1726 con La moneca fauza ovvero La forza de lo sango, una commedia in dialetto napoletano, proseguendo con l'attività di librettista senza mai riuscire a raggiungere la notorietà. In seguito produsse molte altre commedie e numerosi libretti d'opera, i quali incontrarono i gusti del pubblico, ma furono spesso oggetto di censura, in quanto denunciatarie delle imposture e degli abusi perpetrati dal clero al fine di mantenere al giogo il popolo napoletano. Fu per questo condannato a sei mesi di carcere. Nel 1747 rilevò come impresario il Teatro dei Fiorentini, per il quale impegnò la dote della moglie Angela Maria Verusio sposata nel 1744. Condusse il teatro con alterne vicende fino al 1755, anno in cui l'impresa fallì e lui fu nuovamente rinchiuso nelle carceri di Ponte di Tappia, dove decise di uccidersi svenandosi.

Controversa è sempre stata la data di nascita di Trinchera, la quale è stata accertata all'11 giugno 1707 tramite il rinvenimento, ad opera della professoressa di Letteratura teatrale italiana dell'Università degli Studi di Napoli Giuseppina Scognamiglio, nell'Archivio Storico Diocesano di Napoli - Fondo matrimoni, dell'attestato di battesimo di Pietro Trinchera, allegato all'incartamento relativo alle nozze del drammaturgo[1].

Libretti[modifica | modifica wikitesto]

Commedie[modifica | modifica wikitesto]

  • La moneca fauza o La forza de lo sango, 1726
  • La Gnoccolara ovvero lli nnammorate scorchigliate, 1733
  • Notà Pettolone, 1748

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppina Scognamiglio, Il lato oscuro del teatro, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2012, pp. 9-12, ISBN 978-8-84-952449-9.

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