Peruzzi

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Stemma della famiglia Peruzzi di Firenze.
Targa con stemma, Piazza dei Peruzzi, Firenze

La famiglia Peruzzi è di origine fiorentina, conosciuta fin dal XII secolo.

Storia familiare[modifica | modifica wikitesto]

Sono ricordati da Dante Alighieri nel XVI canto del Paradiso della Divina Commedia, mentre Giotto affrescò la loro cappella privata dentro Santa Croce a Firenze. La loro fama era legata al commercio e alle banche ed erano una delle famiglie più ricche d'Europa.

Nella Firenze del Trecento la Compagnia dei Peruzzi non era l'unica compagnia commerciale: dimensioni analoghe avevano anche le compagnie dei Bardi, degli Acciajuoli e degli Scali. Queste compagnie, anziché farsi concorrenza, formarono un consorzio per fare prestiti ai grandi sovrani dell'epoca[1].

L'occasione di allearsi nacque nel 1325, quando il figlio del re di Napoli, Carlo d'Angiò , fu eletto signore di Firenze: i banchieri cittadini non poterono rifiutare un prestito di 50.000 fiorini al re di Napoli. L'anno successivo i Bardi, i Peruzzi e gli Acciajuoli (gli Scali erano nel frattempo falliti) fecero un altro prestito, di 18.500 fiorini, allo stesso Carlo d'Angiò[1].

Il consorzio divenne permanente per i prestiti internazionali: da un lato faceva grossi prestiti al re di Francia, ma dall'altro finanziava il re d'Inghilterra che stava preparando la Guerra dei Cent'anni contro la Francia. È chiaro che i banchieri fiorentini rischiavano di non venire ripagati almeno da uno dei due nemici, e inoltre temevano rappresaglie contro i loro agenti da entrambe le parti. In effetti le somme prestate all'Inghilterra erano più cospicue ed inoltre da quel paese proveniva la lana che era la materia prima della principale industria fiorentina, di cui le tre famiglie erano maggiori imprese: perciò scelsero di parteggiare per l'Inghilterra: la confisca dei loro beni da parte del re di Francia non si fece attendere. Vano fu il tentativo di mediazione da parte del Papa. Edoardo III d'Inghilterra promise ai fiorentini di risarcirli delle confische subite dal re di Francia[1].

Il problema era che Edoardo non aveva i soldi nemmeno per rimborsare il prestito fatto a lui. E quando la notizia si seppe anche il re di Francia e quello di Napoli decisero di non pagare e così nel 1343, le tre compagnie fiorentine fallirono[1]. Da questo momento la ricchezza dei Peruzzi fu notevolmente ridimensionata.

Coinvolti nella Congiura dei Pazzi, un ramo della famiglia fu costretto a fuggire da Firenze emigrando in varie altre città come Verona o Venezia fino anche a stabilire, con i de Berluc-Pérussis, un ramo anche in Francia. Altro ramo di detta famiglia si stabilì nelle città di Cagli e Mondolfo sul finire del XV secolo. Molti furono i membri che diedero lustro alla famiglia, tra questi può essere ricordato tra tanti Baldassarre Tommaso Peruzzi architetto e costruttore di fama.

I Peruzzi contribuirono al governo della città con 10 gonfalonieri (capi esecutivi) e 54 priori (membri del governo).

Personaggi illustri[modifica | modifica wikitesto]

Luoghi e architetture[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Graziella Buccellati Mantovani e Claudio Proserpio, La banca e la borsa, Milano, Mondadori, 1978

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marcello Vannucci, Le grandi famiglie di Firenze, Newton Compton Editori, 2006 ISBN 88-8289-531-9
  • Edwin S. Hunt, The Medieval Super-Companies: A Study of the Peruzzi Company of Florence, Cambridge, Cambridge University Press, 1994 ISBN 0-521-89415-8

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