Onofrio Tomaselli

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Onofrio Tomaselli in una fotografia degli anni Trenta.

Onofrio Tomaselli (Bagheria, 3 agosto 1866Palermo, 21 marzo 1956) è stato un pittore italiano.

Firma di Onofrio Tomaselli.

Fu il maestro di alcune generazioni di pittori siciliani del primo Novecento fra cui Alfonso Amorelli, ma anche di un altro pittore bagherese, Renato Guttuso, che per sua stessa ammissione considerò quale punto di riferimento per la realizzazione de La Zolfara[1], il dipinto intitolato I Carusi, di ispirazione verista, che Tomaselli presentò nel 1906 alla Esposizione internazionale di Milano e che si trova oggi alla Galleria d'arte moderna Sant'Anna di Palermo.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Da Bagheria a Palermo (1866-1880)[modifica | modifica wikitesto]

Da Bagheria, dove nacque il 3 agosto del 1866 da Giacomo e da Salvadora Sciortino, si trasferì presto a Palermo. La Guida del 1911[3] lo annoverava tra le glorie locali del suo paese natale, dove egli tornava periodicamente per frequentare gli esponenti dell'«intellighenzia» locale che, intorno a Gioacchino Guttuso Fasulo ed alla «Casa di Cultura», innescavano dibattiti politici.

I tirocini (1880-1886)[modifica | modifica wikitesto]

A Palermo Tomaselli Compì il suo primo tirocinio, tra il 1880 e il 1881, presso il pittore Pietro Volpes, discepolo del Patania e del D'Antoni, tenne studio insieme a Francesco Lo Jacono e ad altri artisti, fra cui lo scultore Nunzio Morello, in alcuni locali dell'ex monastero della Martorana, dov'era ubicato anche l'Istituto di Belle Arti.[4]

Dal 1884 al 1886, anno in cui sostenne gli esami finali, grazie ad una borsa di studio concessagli dal Comune di Palermo, il Tomaselli frequentò il corso di pittura figurativa, che concluse «con lode ed approvazione», con una medaglia d'argento «per gli studi di dipinti dal vero», ed un premio pecuniario per il «disegno di anatomia del cadavere». In quello stesso 1886 sposò a Napoli Emilia Glaudi dei marchesi di Tagliavia, e nell'anno successivo si presentò al concorso di Composizione di pittura bandito dall'Istituto di Belle Arti di Napoli, ottenendo il premio di incoraggiamento ex aequo.

Fin dall'inizio, alla base del suo stile pittorico fu il Morelli, che, a livello di insegnamento accademico, era stato il nume tutelare non solo della pittura meridionale, ma anche di quella isolana. La citazione con la quale egli asseriva che «l'arte era di rappresentare figure e cose non viste, ma immaginate e vere ad un tempo», offre una chiave di lettura per comprendere il senso della pittura dal vero di Tomaselli. Del resto il principio di «verità» e il Realismo rappresentarono il momento unitario dell'arte italiana della seconda metà dell'Ottocento e all'inizio fu una ricerca comune degli artisti sulle premesse della rivoluzione della «macchia». Questo costituì il superamento delle divisioni e delle scuole regionali di pittura e allineò tutti, «presto o tardi, su un unico fronte la cui insegna era il "vero", nelle forme, nei temi e nelle "emozioni"»[5]. Anche le vicende della pittura siciliana nel suo graduale sviluppo dal Neoclassicismo al Realismo, dal concetto di «bello» all'intuizione del «vero», rispecchiava la situazione generale dell'arte.

I Carusi e la denuncia sociale[modifica | modifica wikitesto]

I carusi

Nel 1905 Onofrio Tomaselli esegue I Carusi, tela che lo consegna alla storia della pittura siciliana dei primi del Novecento. Un'opera preceduta da una serie di bozzetti fra cui Testa di caruso, Sacco di zolfo ed altri.

I Carusi nacquero in seguito ad un temporaneo soggiorno del pittore presso il barone La Lumia, proprietario di miniere di zolfo. Ma l'interpretazione che Gioacchino Guttuso Fasulo dà del quadro, in riferimento al problema dello sfruttamento del lavoro minorile, afferma:

«È il passaggio montuoso pieno di luce di una zolfara siciliana, il teatro di quello sconcio sociale di cui si sono tanto vanamente occupati gli umanisti del giorno; dove giovanissime creature si logorano in un lavoro consumatore della mente e della fibra […]. Rilevo soltanto che il monito sociale non è mai emerso con tanta ripercussione di pena […] così come avviene da questo quadro suggestivo, palpitante di vita […].[6]»

I Carusi sono presentati all'Esposizione Internazionale di Milano del 1906. La tela si trova oggi esposta alla Galleria d'arte moderna Sant'Anna di Palermo.

Esposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1925
Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
«a giusta ricompensa dei servizi resi nel riordinamento dell'Istituto d'Arte di Palermo quale Direttore e Professore»
— 1931
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
«in considerazione di particolari benemerenze, e in occasione del collocamento a riposo per anzianità di servizio»
— 1936

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «Un giorno, proprio dinanzi ai Carusi, Guttuso ebbe a dire a Franco Grasso: "Io sono partito da qui."», T. Viscuso, Onofrio Tomaselli 1866 - 1956, p. 34.
  2. ^ Ugo Giuliani, www.exibart.com, 15 gennaio 2001.
  3. ^ Bagheria-Solunto. Guida Illustrata. Ristampa anastatica dell'edizione del 1911. Introduzione di G. Speciale, Bagheria, s.d. [1982], pp. 126-128.
  4. ^ U. Fleres, Ettore Ximenes, Bergamo 1928, p.19.
  5. ^ C. Maltese, Storia dell'Arte in Italia (1785-1943), Torino 1960, p. 169.
  6. ^ Gioacchino Guttuso. Profilo di un uomo, a cura di C. Civello, Palermo 1965, pp. 51-52.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L. Callari, Storia dell'Arte contemporanea italiana, Roma, 1909, p. 386.
  • G. Minutilla Lauria, Uno che sa il fatto suo, in «Arte Nova» n.7, 1928.
  • G. Minutilla Lauria, Pittori e scultori palermitani, in «Calendario Mediterraneo» n.12, 1932.
  • Agostino M. Comanducci, Pittori italiani dell'Ottocento, Milano, Malavasi, 1934, p. 736, ISBN 8886317085.
  • F. De Maria, Onofrio Tomaselli pittore solare, in «L'Ora», 24 Aprile 1935.
  • Teresa Viscuso, Onofrio Tomaselli 1866 - 1956, Palermo, Sellerio Editore, 1987, ISBN 97-8887-6810-312.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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