Non ti pago!

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Non ti pago!
Nontipago.jpg
Giorgio De Rege, Eduardo, Peppino, Titina e Vanna Vanni
Titolo originaleNon ti pago!
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1942
Durata72 min
Dati tecniciB/N
Generecommedia
RegiaCarlo Ludovico Bragaglia
SoggettoEduardo De Filippo
SceneggiaturaCarlo Ludovico Bragaglia
Casa di produzioneCines
Distribuzione (Italia)E.N.I.C.
FotografiaRodolfo Lombardi
MontaggioGabriele Varriale
MusicheGiulio Bonnard
ScenografiaAlfredo Montori
Interpreti e personaggi

Non ti pago! è un film del 1942 diretto dal regista frusinate Carlo Ludovico Bragaglia, tratto dall'omonima commedia di Eduardo De Filippo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Don Ferdinando è il titolare di un bancolotto, ereditato dal padre, dove vi lavora anche Don Procopio. Don Ferdinando nonostante la sua posizione, è un accanito ma sfortunato giocatore del lotto, contrariamente al suo impiegato la cui fortuna è praticamente costante. Don Procopio infatti vince con cadenza praticamente settimanale, e questo gli ha permesso nel tempo di concedersi diversi lussi, su tutti quello di acquistare la vecchia casa di Don Ferdinando venduta da quest'ultimo perché gli faceva impressione continuare a vivere nella stessa casa dove vi era morto poco tempo prima il padre. Don Ferdinando nutre quindi una profonda antipatia per il sottoposto, derivata da diversi fattori: Don Procopio vince sempre, vive in quella che una volta era casa di Don Ferdinando, e non da meno, insidia sua figlia Stella. Ora però Don Ferdinando si accinge a spendere una importante cifra per una macchinosa giocata al lotto. Fatti i doverosi rituali da tipica smorfia napoletana, arriva a chiedere l'aiuto del padre defunto affinché possa avere finalmente un colpo di fortuna. Il colpo di fortuna immancabilmente arriva, ma altrettanto immancabilmente è Don Procopio a gioire per l'ennesima vincita. Egli si presenta infatti emozionatissimo a casa di Don Ferdinando, annunciando di aver centrato una quaterna da 400.000 lire (pari a oltre 200.000 euro di oggi) grazie ai numeri suggeritigli in sogno proprio dal padre di Don Ferdinando e chiedendo poi la mano di Stella. È la goccia che fa traboccare il vaso. Don Ferdinando è adiratissimo, non solo perché per l'ennesima volta lo vede perdente di fronte al suo impiegato, ma soprattutto perché percepisce la beffa che quest'ultimo abbia vinto proprio con i numeri del padre. Con uno stratagemma quindi sottrae la ricevuta della giocata a Don Procopio rivendicandone i diritti e tenendola per sé (qui pronuncerà la frase titolo della commedia "Non ti pago!"). Da qui inizia un calvario per i due. Da un lato Don Ferdinando che cerca di trovare testimonianze o cavilli che possano eventualmente giocare a suo favore in tribunale, da un lato Don Procopio che cerca di risolvere pacificamente la faccenda. Il primo cerca addirittura di sostenere che il padre non sapesse che il figlio si era trasferito, e che sia apparso in sogno credendo di trovare su quel letto lui anziché Don Procopio. Ma naturalmente sono considerazioni che non tengono. Finalmente vistosi ormai alle strette Don Ferdinando è costretto a restituire al suo rivale il biglietto, non prima però di avere lanciato su di lui maledizioni varie ed assortite. Ormai soddisfatto Don Procopio esce da casa di Don Ferdinando, ma ruzzola dalle scale rompendosi una gamba. È il primo di una serie di funesti episodi, che convincono Don Procopio della forza delle maledizioni lanciategli da Don Ferdinando. Il fortunato vincitore ormai non ne può più, in un gesto di esasperazione, chiede a Don Ferdinando di riprendersi il biglietto, purché faccia cessare la sfortuna che lo ha colpito. Qui però è il protagonista che si rende finalmente conto della follia che ha colpito tutti, ed in uno slancio di lucidità, acconsente affinché Don Procopio possa fidanzarsi con sua figlia Stella, con la vincita che verrà portata in dote.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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