Nogi Maresuke
| Nogi Maresuke | |
|---|---|
| Nascita | Edo, 25 dicembre 1849 |
| Morte | Tokyo, 13 settembre 1912 |
| Dati militari | |
| Forza armata | |
| Grado | Generale 陸軍大将 Rikugun Taishō |
| Guerre | Ribellione di Satsuma Prima guerra sino-giapponese Guerra russo-giapponese |
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Nogi Maresuke[1] (乃木希典?; Edo, 25 dicembre 1849 – Tokyo, 13 settembre 1912) è stato un militare e politico giapponese, insignito delle più importanti onorificenze del paese.
Nel corso della sua carriera, riuscì a raggiungere i vertici della gerarchia militare e gli furono conferiti anche dei titoli nobiliari di danshaku e hakushaku, equivalenti al barone e al conte europeo, per via delle sue importanti vittorie nella prima guerra sino-giapponese e nella guerra russo-giapponese.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Figlio di una famiglia di samurai, nel periodo della guerra civile tra l'imperatore Meiji e lo shogunato dei Tokugawa che insaguinava il Giappone, Nogi si schierò con le forze imperiali. Con il grado di maggiore, comandò il quattordicesimo reggimento di fanteria a Kokura e partecipò alla repressione della ribellione Hagi del 1876; tuttavia, l'anno seguente la sua unità perse le insegne di guerra mentre difendeva il castello di Kumamoto dai ribelli di Saigō Takamori, durante la ribellione di Satsuma. Offrì dunque all'imperatore Meiji la sua vita come espiazione, ma quest'ultimo gli proibì di suicidarsi.[2] Durante la prima guerra sino-giapponese, con il grado di generale di brigata, comandò un reparto e partecipò alla cattura di Port Arthur.[2] Ricoprì brevemente la carica di governatore generale di Taiwan tra l'ottobre del 1896 e il febbraio del 1898, quando dovette abbandonare l'incarico per via di alcuni problemi di salute, venendo sostituito da Kodama Gentarō.
Nel febbraio 1904, Nogi fu richiamato e messo al comando della Divisione imperiale della Guardia della Prima Armata, ma venne ben presto rimpiazzato dal generale di divisione Hasegawa Yoshimichi.[2] Il 2 maggio, venne posto al comando della Terza Armata, poi, a giugno, ottenne la promozione a generale. Comandò i suoi uomini nel lungo assedio di Port Arthur, battaglia anticipatrice dei duri combattimenti di trincea della prima guerra mondiale. Impose ai soldati sanguinosissimi scontri con i russi, arrivando a perdere 15.000 uomini nella giornata centrale della lotta per Quota 203, dove cadde anche Yasunori, il suo figlio più giovane[2]. Il suo figlio più anziano, Katsusuke, era morto il 30 maggio 1904, per le ferite riportate quattro giorni prima nella battaglia di Nanshan.[3]
Quando incontrò il suo avversario russo, il generale Stessel', per la resa della piazzaforte il 2 gennaio 1905, questi gli porse le condoglianze per il suo duplice lutto, Nogi rispose impassibile: "Sono felice che i miei due figli abbiano potuto offrire la loro vita per la patria".[4] Le perdite totali giapponesi nell'assedio, durato in totale cinque mesi, ammontarono a 57.780 uomini, mentre per i russi le perdite furono di circa 36.000 uomini, che comprendono morti, feriti e dispersi.[5] Lasciò quindi a Port Arthur una guarnigione e si unì al resto dell'esercito giapponese, partecipando alla battaglia di Mukden.[2]
Nel 1911, in occasione dell'incoronazione di Giorgio V, visitò ufficialmente Regno Unito: qui conobbe Robert Baden-Powell, fondatore dello scautismo, da cui fu fortemente colpito, tanto che, al ritorno in patria, contribuì in maniera determinante alla diffusione dello scautismo in Giappone. L'anno successivo, alla morte dell'imperatore nipponico, Nogi scelse di onorare la tradizione samurai del junshi, ossia seguire il proprio signore dopo la morte commettendo seppuku. E così avrebbe fatto il generale pochi giorni dopo i funerali di Mutsuhito, il sovrano che aveva servito fedelmente per decenni. Ai membri di tutto il mondo politico e militare che gli chiedevano di non farlo, il diretto interessato rispose: "Un samurai non serve due padroni". Nel suo ultimo gesto, fu accompagnato dalla moglie Shizuko, che commise il jigai al suo fianco. Il junshi era stato abolito già al tempo dell'Era Tokugawa, quindi alcuni considerarono anacronistico il gesto di Nogi, ma in generale l'opinione pubblica giapponese rimase commossa dall'atto, in linea con l'ultimo esponente della filosofia dei samurai.
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Per i biografati giapponesi nati prima del periodo Meiji si usano le convenzioni classiche dell'onomastica giapponese, secondo cui il cognome precede il nome. "Nogi" è il cognome.
- 1 2 3 4 5 Rotem Kowner, Historical Dictionary of the Russo-Japanese War, Lanham, Scarecrow Press, 2006, pp. 265-267, ISBN 0-8108-4927-5.
- ↑ Richard Connaughton, Rising Sun and Tumbling Bear, Londra, Cassell, 2003, p. 101, ISBN 0-304-36657-9.
- ↑ Jean Mabire e Yves Breheret, I Samurai, Roma, Ciarrapico Editore, 1982, pp. 229-230, SBN LO10774884.
- ↑ Micheal Clodfelter, Warfare and Armed Conflicts, a statistical reference, Volume II 1900-91, Jefferson (Carolina del Nord), McFarland, 1992, p. 648, ISBN 0-89950-815-4.
Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su Nogi Maresuke
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Nogi Maresuke
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Nogi, Kiten Maresuke, conte, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Alberto Baldini, NOGI Kiten Maresuke, conte, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
- Nogi, Maresuke, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- (EN) Nogi Maresuke, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Opere di Nogi Maresuke, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Nogi Maresuke, su Goodreads.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 7381205 · ISNI (EN) 0000 0000 8353 8842 · LCCN (EN) n81015543 · GND (DE) 132658380 · BNF (FR) cb10606537c (data) · J9U (EN, HE) 987007272319505171 · NDL (EN, JA) 00056129 |
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