Museo nazionale di Ravenna

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Museo nazionale di Ravenna
Ravenna, Museo nazionale (03).jpg
La sede del Museo
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàRavenna
IndirizzoVia San Vitale 17
Caratteristiche
TipoArcheologia, Antiquariato
Apertura1887
DirettoreEmanuela Fiori
Visitatori26 742 (2015)[1]
Sito web

Coordinate: 44°25′12.27″N 12°11′37.97″E / 44.420075°N 12.19388°E44.420075; 12.19388

Il Museo Nazionale di Ravenna è un museo istituito a Ravenna, che conserva materiale archeologico, reperti lapidei di varie epoche e oggetti d'arte (bronzetti, avori, icone, armi, ceramiche).

Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale dell'Emilia-Romagna, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo più antico delle raccolte museali va ricondotto al collezionismo erudito dei monaci camaldolesi di Classe, in particolare per opera di Pietro Canneti. Con la soppressione degli ordini religiosi, i numerosi oggetti di interesse artistico, antiquario e naturalistico del monastero di Classe passarono in proprietà del Comune, che nel 1804 fondò il Museo Classense Municipale.

Fra gli anni 1884 e 1885 i materiali museali, nel frattempo arricchitisi con i ritrovamenti effettuati nel territorio circostante la città, vennero riorganizzati dallo scultore Enrico Pazzi e sistemati nel monastero e nella chiesa di San Romualdo. Divenuto statale nel 1887, nel 1913 il museo fu trasferito negli ambienti e nei chiostri dell'antico monastero benedettino di San Vitale.

QUALCHE DETTAGLIO IN PIÙ ...

Il primo nucleo della collezione fu raccolto e organizzato nel monastero di Classe da Enrico Pazzi tra il 1884 e il 1885, sulla base del fondo collezionistico delle opere riunite nel Settecento dai frati camaldolesi. La sede, dal 1913-14, sarà fissata nel complesso conventuale di San Vitale, in stretta contiguità con alcuni fra i più celebrati monumenti dell'arte ravennate, come l'omonima Basilica e il Mausoleo di Galla Placidia. Il Museo è composto da un formidabile e poliedrico insieme di raccolte storiche, archeologiche e artistiche che si snodano lungo gli antichi chiostri, nelle sale e negli ambienti dell'ex convento benedettino, occupando una superficie espositiva di oltre 5000 metri quadrati.

Negli ambienti dei chiostri "nuovo" e della "cisterna": le iscrizioni, le parti decorative, strutturali, architettoniche e le pietre funerarie, che compongono le diverse sezioni del lapidario, illustrano lo sviluppo della scultura dall’età Romana al periodo altomedievale, paleocristiano e bizantino, fino all'età moderna. Particolarmente significative le stele dei classiari, i marinai della flotta augustea orientale, stanziata a Classe: tra i quali, il famoso “faber navalis” Publio Longidieno; impressionante pure il bassorilievo con l'Apoteosi di Augusto e la famiglia giulio-claudia, la serie dei capitelli, dei plutei, degli amboni finemente scolpiti, ecc... Nelle salette sul lato meridionale del Chiostro più antico sono sistemati i resti della Porta Aurea (44 d.C.), insieme ad una selezione di reperti della villa romana di Russi. Al piano superiore sono collocate le sezioni archeologiche e di arti decorative/applicate. Nella sezione paleocristiana e bizantina, meritano una menzione per la finezza esecutiva i contenitori vitrei policromi e le oreficerie, nel cui novero vi sono i frammenti della Corazza di Teodorico (V-VI sec.), gli eleganti esempi di scultura bizantina e costantinopolitana, i frammenti architettonici, i mosaici ed i resti del Palazzo di Teodorico. La sezione delle arti decorative comprende materiali provenienti in gran parte dalle raccolte classensi. Nell'ambito della piccola bronzistica a tutto tondo che raggruppa opere medioevali, rinascimentali e moderne si distinguono, fra gli altri, i lavori della scuola padovana, qui documentata da un bronzetto di Andrea Riccio. La raccolta degli avori annovera lavori di altissimo pregio, come la copertura eburnea di evangeliario, nota come “Dittico di Murano”; oppure come la formella con Apollo e Dafne, il cofanetto costantinopolitano o il grande scrigno ottagonale della bottega degli Embriachi. Del massimo interesse, la sala delle stoffe esibisce frammenti copti (secc. V-VII) egiziani ed esemplari di arte tessile medioevale. Di dimensioni contenute, ma non priva di rarità, la raccolta delle armi e di elementi d'armatura e la sezione degli arredi. Il museo vanta inoltre una vasta collezione di icone di produzione serba e russa, opere di scuola veneto cretese ed una cospicua serie di tavole italiane di epoca compresa tra XIV e XV secolo. Nella raccolta delle ceramiche infine, sono rappresentate le manifatture di Deruta, Faenza, Urbino e dei Castelli d'Abruzzo.

Le collezioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Lapidario. I reperti lapidei formano un'ampia raccolta di sculture di epoca romana, paleocristiana, bizantina, romanica, gotica, rinascimentale e barocca. Fra i pezzi più significativi si segnalano: il sarcofago paleocristiano della traditio legis, una ricca serie di capitelli di età bizantina, il bassorilievo con la cosiddetta "Apoteosi di Augusto" (frammento di un altare monumentale risalente alla metà del I secolo) e la stele funeraria di Publio Longidieno, sulla quale il defunto, carpentiere della flotta, appare intento al lavoro con un'ascia.
  • Bronzetti e placchette. La collezione comprende bronzetti di epoca medievale, rinascimentale e moderna. La sezione è aperta da un significativo acquamanile a forma di quadrupede risalente al XIII secolo e proveniente dall'area germanica settentrionale. Seguono alcuni bronzetti di produzione padovana, veneziana e fiorentina, nonché di scuola tedesca e islamica: da segnalare un Marco Aurelio a cavallo attribuibile a Severo Calzetta da Ravenna e un Vecchio satiro con vaso di Andrea Briosco. Le placchette offrono infine un panorama di oggetti destinati agli usi più svariati: ornamenti di abiti, decorazioni per armi, oggetti di devozione. Degna di nota è la serie di placchette ispirata alle Fatiche di Ercole, del Moderno.
  • Materiale archeologico. Oltre ad alcuni oggetti risalenti all'età del bronzo (in particolare ceramiche e armi), il museo raccoglie materiali ceramici dell'epoca etrusca, nonché una serie di oggetti (vetri, lucerne, ceramiche) del periodo tardo-romano e bizantino. Fra le sculture presenti, una testa di Tyche turrita e un sarcofago da bambino, decorato con bassorilievi, proveniente da Roma.
  • Avori. La collezione di oggetti in avorio e osso comprende numerose opere databili dall'epoca paleocristiana a quella barocca. Il pezzo più significativo è il cosiddetto Dittico di Murano, realizzato in Egitto all'inizio del VI secolo: si tratta della parte anteriore della copertura di un evangeliario, finemente intagliata a bassorilievo. Nella parte centrale appare il Cristo in trono fra quattro apostoli; subito sotto è raffigurato l'episodio dei tre giovani ebrei gettati nella fornace (Daniele 3,1-90). Ai lati, quattro miracoli di Gesù: la guarigione del cieco, la liberazione dell'indemoniato, la resurrezione di Lazzaro e la guarigione dello storpio. In basso, alcuni episodi della vicenda di Giona.
  • Icone. La collezione è formata da quasi duecento dipinti su tavola, appartenenti soprattutto alla maniera cosiddetta "cretese-veneziana". Con questa espressione ci si riferisce alla pittura fiorita sulle coste adriatiche e sulle isole ioniche fra il XV e il XVII secolo, caratterizzata dall'incontro delle tradizioni orientali con alcuni aspetti dell'arte italiana, in particolare veneta. Le tavole presenti nel museo sono suddivise per iconografia e rappresentano principalmente la Vergine col Bambino (Glycophilousa, Odighitria, Galaktotrophousa). La raccolta comprende inoltre anche alcuni dipinti di soggetto religioso di varie scuole locali italiane del Tre e Quattrocento, fra cui un frammento di Crocifisso e santi di Paolo Veneziano.
  • Armi e armature. La raccolta di armi e armature venne data in deposito al Museo nazionale nel 1924 da parte della locale Accademia delle Belle Arti. Essa comprende armi bianche, armi da fuoco, armature e armi da difesa, databili per la maggior parte dal XV al XVII secolo. Da segnalare in particolare: una rara brigantina con ribattini dorati, un elmetto da incastro attribuibile all'armaiolo Desiderius Helmschmied e una mensa ottomana in cuoio.
  • Ceramiche. La collezione è organizzata in tre sezioni. La prima sezione comprende esemplari in maiolica e ceramica istoriata spagnoli, derutesi, faentini, forlivesi e urbinati, quasi tutti cinquecenteschi, nonché alcuni pezzi di Castelli risalenti alla metà del Seicento. Uno degli oggetti più riccamente decorati è un grande boccale faentino che presenta una scena sacra sul fronte (l'adorazione dei pastori) e una scena mitologica sul retro (Ercole che combatte il leone Nemeo). La seconda sezione raccoglie le ceramiche da farmacia, con pezzi a partire dal XV secolo. La terza sezione, infine, è costituita da ceramiche ravennati, i cui esemplari più antichi risalgono al XIV secolo.
  • Monete. La collezione comprende monete romane (repubblicane e imperiali), tardo-romane e bizantine (fra le quali un solido di Teodosio e vari pezzi del periodo giustinianeo) e medievali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati visitatori 2015 (PDF), su beniculturali.it. URL consultato il 15 gennaio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Maria Iannucci, Luciana Martini, Museo nazionale, Ravenna, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1993. ISBN 978-8824004275.
  • Luciana Martini, Cinquanta capolavori nel Museo nazionale di Ravenna, Ravenna, Angelo Longo Editore, 1998. ISBN 978-8880631903.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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