Mostellaria

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Mostellaria di Plauto
-La commedia del fantasma-
Commedia
Choregos actors MAN Napoli Inv9986.jpg
Mosaico di un gruppo di attori in scena (Pompei)
AutoreTito Maccio Plauto
Titolo originaleMostellaria
Lingua originaleLatino
GenerePalliata
AmbientazioneAd Atene, tra la casa di Teopropide e quella di Simone
Personaggi
  • Teopropide, vecchio padrone di casa
  • Filolachete, figlio perdigiorno di Teopropide
  • Tranione, schiavo astuto ed ingannatore
  • Grumione, altro schiavo, ma di campagna
  • Callidamate, migliore amico di Filolachete
  • Filemazio, flautista e prostituta, amante di Filolachete
  • Fanisco, schiavo di Callidamate
  • Pinacio, schiavo di Callidamate
  • Delfia, prostituta "amica" di Calidamate
  • Simone, vicino di casa di Teopropide
  • Scafa, serva
  • Misargiride, usuraio
  • Sferione, servo
  • Aguzzini
 

La Mostellaria (la Commedia del Fantasma) è una commedia di Plauto ed è inserita nel ciclo della beffa. È sicuramente una delle più note commedie plautine, e semplifica la tipologia fondamentale dell'intreccio comico di Plauto, cioè l'inganno, la gozzoviglia, la pigrizia e la beffa come motori degli eventi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il vecchio Teopropride parte per un viaggio in Egitto. Il figlio Filolachete, prima ragazzo diligente e atletico, comincia a sperperare tutto il patrimonio del padre in banchetti e si indebita enormemente con un usuraio per liberare l'amata cortigiana Filemazio. Improvvisamente Teopropride torna dal suo viaggio e così l'astuto schiavo Tranione inganna il padrone dicendogli prima che la casa (in cui in quel momento si trovavano Filolachete e amici a banchetto) è stata infestata da un fantasma, poi che tutto il patrimonio è stato speso per acquistare una nuova casa. Alla fine Teopropride capisce di essere stato ingannato e si accinge a torturare lo schiavo Tranione ma grazie all'intercessione dell'amico Callidamate lo schiavo, il padre e il figlio si riconciliano.

Personaggi principali[modifica | modifica wikitesto]

La cosa che solitamente rimane più impressa nelle commedie plautine sono i personaggi, sempre molto dettagliati, dinamici irriverenti e volgari al fine di scatenare la risata, e forse è proprio la loro volgarità ed irriverenza a renderli così concreti e comici, ogni personaggio ha dietro di sé uno studio psicologico e un tipo di carattere, molte volte le peculiarità dei personaggi vengono palesate tramite i cosiddetti "nomi parlanti" che spiegano già da soli il personaggio.

  • Teopropide: è il vecchio padrone di casa tornato da un viaggio in Egitto, il suo nome significa "figlio di un indovino", secondo i canoni del Mos Maiorum egli incarnerebbe il ruolo del Pater familias, in realtà egli è il Pappus rimbambito e vizioso della fabula atellana, è il più ingenuo e credulone della commedia e proprio per questa sua caratteristica sarà la marionetta di Tranione per buona parte della commedia, non ha ideali se non gli affari e i soldi, è mosso solo dai guadagni e rappresenta l'antagonista.
  • Filolachete: è il figlio di Teopropide e padrone di Tranione, il suo nome significa "amico nella Sorte" , un tempo fu un giovane modello, atletico, studioso; ma dopo la partenza del padre diviene un ragazzo pigro, scavezzacollo, spendaccione gozzovigliatore e irresponsabile come il suo servo che lo guida sulla via delle feste dei bordelli e dei banchetti.
  • Tranione: è lo schiavo astuto ed ingannatore, protagonista, colui che regge e amministra le vicende della commedia, il suo nome significa "Trappola", egli incarnerebbe l'ideale del servo fedele e devoto al padrone che si occupa della vita di colui che serve; in Plauto egli diventa il servo approfittatore, sciupa soldi e furbo per un suo tornaconto personale, è apparentemente preoccupato per la pelle del padrone ma in verità è molto più preoccupato per sé stesso, privo di una dignità e di ogni ideale positivo, la sua massima aspirazione sono le feste, i bordelli e i banchetti, e lui che amministra tutti i personaggi, è una dei massimi esempi di "servus callidus" tipico delle commedie plautine.
  • Grumione: è un altro schiavo, il suo nome "zolla di terra" indica la sua origine agreste, rappresenta il vero ideale di fedeltà e devozione che il Mos Maiorum attribuisce allo schiavo, e infatti ricopre una parte marginale, è posto all'inizio in contrasto a Tranione per far spiccare ancora di più l'irriverenza, anche lui come tutti i servi fa uso di un lessico Quotidiano-Basso.
  • Callidamate: è il miglior amico di Filolachete, anche lui gozzovigliatore e quasi sempre in preda all'ebbrezza, tanto da diventare l'ubriacone della commedia, uno dei classici stereotipi delle commedie, è uno dei tanti ostacoli che Tranione deve superare per risolvere i suoi guai.
  • Filemazio: è la flautista-prostituta, cortigiana amata da Filolachete, il quale si indebita con un usuraio per liberarla, il suo nome rimanda alla dolcezza e ai baci amorosi, è la bella ragazza ma ingenua, meretrice, quindi di basso rango che molto spesso era introdotta nelle commedie latine.
  • Scafa: è invece la prostituta rozza anziana ma esperta, il suo nome ha a che fare con le navi e i battelli, è l'amica di Filemazio che la consiglia e la condiziona secondo il suo pensiero cinico e arrivista, è avida, non ha più stima della vita, è odiata da Filolachete poiché in gioventù ha ricevuto una delusione amorosa, ha il ruolo di spalla di Filemazio ed è inserita al fine di sottolineare la bellezza e l'ingenuità della ragazza.
  • Delfia: prostituta amata da Callidamate, svolge un ruolo marginale nella commedia.
  • Misargiride: è l'usuraio avido e senza scrupoli, un vero e proprio strozzino, appartiene alla schiera degli ostacoli di Tranione, è un cattivo, il suo nome significa "odiatore di danaro".
  • Simone: è il proprietario della casa vicina a quella di Teopropide, è un uomo fiducioso, discreto, il personaggio non viene troppo approfondito.
  • Fanisco: è un servo di Callidamate che svela la verità a Teopropide facendo finire tutta la serie di menzogne messe in piedi da Tranione.
  • Pinacio: è l'altro servo di Callidamate della commedia.
  • Sferione: è un servo di Filolachete. Ha qualche battuta nel II atto.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nella commedia è assente il prologo, sostituito dal dialogo tra i due servi Tranione e Grumione nella prima scena del primo atto.

Atto primo[modifica | modifica wikitesto]

La commedia si apre con un iniziale dialogo tra due servi, Tranione e Grumione. Questa discussione, che è un vero e proprio litigio, funge da riassunto per descrivere a grandi linee i fatti antecedenti al momento in cui la scena si svolge: Teopropride, il padrone dei due servi, è partito per l'Egitto lasciando il figlio Filolachete da solo ad Atene. Filolachete ha sfruttato l'assenza del padre per darsi a una vita smodata. Come infatti afferma subito dopo lo stesso Grumione, Filolachete, prima della partenza del padre, era un ragazzo a modo, atletico e dedito agli studi. L'atto prosegue con una scena tra il ragazzo, Filemazio e Scafa. Le due si stanno preparando per un banchetto cui prenderanno parte con Filolachete e il suo amico Callidamate, insieme alla prostituta Delfio.

Atto secondo[modifica | modifica wikitesto]

Mentre il banchetto procede tranquillamente, sopraggiunge Tranione il quale ha scoperto dell'arrivo di Teopropide al porto di Atene. Ovviamente questa è una pessima notizia per il gruppo di banchettanti, che ha sperperato il patrimonio di Teopropride. L'astuto Tranione ha però un'idea per salvare i suoi amici dalla collera paterna: fa nascondere i banchettanti all'interno della casa di Filolachete, cosicché egli possa attuare il suo piano. Così lo schiavo, dopo aver fermato il vecchio Teopropide che stava per entrare in casa, racconta che la dimora era stata infestata dal fantasma di un uomo ucciso molti anni prima dal precedente padrone. Il vecchio crede alle parole del suo servo e scappa.

Atto terzo[modifica | modifica wikitesto]

Il terzo atto si svolge principalmente nella piazza della città. L'usuraio Misargiride, che aveva prestato a Filolachete il denaro per poter riscattare la propria amante Filemazio, incontra Tranione. Nel frattempo giunge, con lo stupore di Tranione, Teopropide. Quest'ultimo viene così a sapere del prestito effettuato da Misargiride. Tranione si sente perduto, ma recupera l'animo e inventa una nuova bugia, facendo credere a Teopropide che i soldi erano stati usati per comprare una nuova casa, dato che quella vecchia era ormai irrecuperabile.
Così il vecchio Teopropide resta ancora all'oscuro dei bagordi che stanno avvenendo nella sua dimora e del fatto che il suo patrimonio è stato quasi del tutto sperperato.

Atto quarto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che Tranione si è allontanato, Teopropide incontra due uomini che cercano di entrare nella sua casa e non riuscendoci iniziano a bussare. Essi sono Fanisco e Pinacio, schiavi del migliore amico di Filolachete, Callidamate, che in quel momento è in casa, occupato a festeggiare. Teopropide, parlando con i servi di Callidamate, capisce l'inganno tesogli da Tranione e decide di vendicarsi del figlio e del servo.

Atto quinto[modifica | modifica wikitesto]

L'atto si apre con Tranione che ormai si rende conto di non poter più nascondere il suo inganno al vecchio e, dopo aver fatto fuggire il suo giovane padrone insieme agli altri banchettanti dalla casa, si prepara ad affrontare il padrone. Quest'ultimo dopo aver parlato con il servo, si accinge a torturarlo, ma sopraggiunge Callidamate che riesce a distoglierlo dal suo intento.
Alla fine Teopropide perdonerà Filolachete e Tranione.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

  • In questa commedia è ben presente la caratteristica del teatro plautino dei nomi parlanti. Infatti tutti i nomi dei personaggi sono collegati alla storia, ad esempio il nome "Teopropide" significa "Figlio di Indovino", in contrapposizione alla lentezza con cui il vecchio comprende l'inganno orditogli.
  • Come in molte commedie plautine sono presenti numerosi cantica.
  • La presenza dello schiavo Tranione, artefice degli intrecci della commedia, è un classico della commedia del servo di Plauto, ovvero il servus callidus ("servo astuto").
  • La narrazione è piena di battute a doppio senso ed oscene, che spesso non vengono rese nella traduzione in italiano.
  • In molti punti della commedia è presente il termine pergraecari (gozzovigliare alla greca), che rappresenta il modo con cui molti romani vedevano i greci, cioè come fannulloni perdigiorno. La scelta di questo verbo è ovviamente anacronistica visto che la commedia si svolge in Grecia (Atene).

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