Messignadi

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Messignadi
frazione
Messignadi – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Reggio Calabria-Stemma.png Reggio Calabria
Comune Oppido Mamertina-Stemma.png Oppido Mamertina
Territorio
Coordinate 38°17′58″N 15°59′47″E / 38.299444°N 15.996389°E38.299444; 15.996389 (Messignadi)Coordinate: 38°17′58″N 15°59′47″E / 38.299444°N 15.996389°E38.299444; 15.996389 (Messignadi)
Altitudine 326 m s.l.m.
Abitanti 1 217 (2001)
Altre informazioni
Cod. postale 89014
Prefisso 0966
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti messignadesi
Patrono San Nicola di Mira
san Vincenzo Ferreri (compatrono)
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Messignadi

Messignadi è un centro abitato di circa 1.200 abitanti, frazione del comune di Oppido Mamertina, nella provincia di Reggio di Calabria.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Situata sulla distesa di ulivi secolari che circonda la piana di Gioia Tauro, ai piedi dell'Aspromonte, a 326 m s.l.m., dista 66 km dal capoluogo provinciale. La si può raggiungere percorrendo l'A3 da Palmi o da Gioia Tauro, seguendo le indicazioni per Oppido Mamertina e Varapodio. I centri limitrofi sono: a nord Varapodio e Terranova Sappo Minulio, a est Molochio e Monte Trepitò, a sud Piminoro, a ovest Oppido Mamertina e Tresilico.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Calabria Ultra, cartografia del 1602 di G.A.Magini, particolare.

Le sue origini risalgono probabilmente alla Magna Grecia. Nel tempo il nome ha subito alcune variazioni; tra quelle note: Massinado, Messiniade, Mesoignadi, Mesignade. L'etimologia deriva forse dalla parola greca Μεσσηνίάδoς (della Messenia), per cui si potrebbe pensare che sia stata fondata dagli antichi messeni, provenienti dalla Messenia, regione del Peloponneso, e inizialmente insediatisi a Zancle, l'antico nome di Messina, intorno al V secolo a.C. È altresì possibile che il nome Messignadi derivi dalle due parole greche μεσόω e ναιαδi, letteralmente:<che sta in mezzo alle Naiadi>, divinità mitologiche, ninfe delle sorgenti; infatti Messignadi nell'antichità era circondata da corsi fluviali. Dei periodi greco, romano, e bizantino non rimane alcuna memoria. Tra gli anni 1050 e il 1064 Messignadi viene menzionato in alcuni contratti di compravendite e donazioni siglati nel territorio di Oppido. Lo storico frate Giovanni Fiore da Cropani (1622-1683) nella sua "Calabria Illustrata" scrive che Mesignade ha avuto origine dalle colonie fuggitive delle città destrutte da' mori. Nel XIII secolo, sotto il regno di Carlo D'Angiò, Messignadi faceva parte del feudo di Oppido con Boemondo barone (+ ante 1290, cavaliere di Oppido, signore di Oppido, Barapodo, Papanico, Lecodrapano, Massinado, Verminico, San Vito, confermato dal re Carlo I d'Angiò nel 1273). Nel 1513 il cardinale Bandinello Sauli, vescovo di Oppido e Gerace dal 1509 al 1517, vi fondava il convento domenicano, i cui ruderi sono ancora oggi visibili in contrada Filesi (o Spilinga) e la cui chiesa era dedicata a santa Maria della palomba. Nelle cartografie del XVI e XVII secolo figura come località strategica posta al centro di importanti crocevia. Con il terremoto del 1783, detto il flagello, fu in gran parte distrutta, ma la sua rinascita avvenne in breve tempo. Nel 1799, quando fu istituita la Repubblica Partenopea, faceva parte del dipartimento della Sagra con sede a Seminara. Dal 1588 si fregiava del titolo di universitas e poi comune, fino al 1854 quando, da comune del Regno di Napoli, divenne frazione di Oppido. Il paese subì gravi danni nel terremoto del 1908, a causa del quale vi furono due morti e trentaquattro feriti; i due palazzi più alti del paese, uno della famiglia Lando e l'altro dell'arciprete Schiava, crollarono rovinosamente. Nella ricostruzione successiva al terremoto le nuove case furono costruite nella regione Nucari, ad est dell'abitato, e nelle aree pianeggianti verso Varapodio; si vide, inoltre, il sorgere di nuovi edifici storici, come la chiesa parrocchiale di san Nicola di Mira e la piazza Salvatore Rosa, dove precedentemente si ergeva un piccolo tempio dedicato alla Madonna, andato distrutto.

Monumenti[modifica | modifica sorgente]

La chiesa[modifica | modifica sorgente]

Dedicata a San Nicola di Mira, fu edificata nel 1927. Costituita da un'unica navata alla quale si accede dall'ampio portone in legno, al suo interno presenta un altare centrale a forma di ciborio, nel cui centro vi è un'edicola ove è posta la statua di san Nicola vescovo; ai lati dell'altare centrale i due altari minori: a sinistra l'altare del Santissimo Sacramento, a destra l'altare del Crocifisso. Lungo la navata si collocano sei altari minori, tre per lato, con le rispettive edicole: sulla sinistra, partendo dall'altare centrale, gli altari del Cuore di Gesù, di san Vincenzo Ferreri, della s.s.Vergine del Carmelo; sulla destra gli altari di sant'Antonio di Padova, dell'Immacolata, di san Paolo apostolo. All'ingresso a sinistra, una statua lignea del XVI secolo raffigurante l'Arcangelo Michele nell'atto di schiacciare satana, seguono le statue di san giuseppe e di santa Teresa del bambin Gesù. La chiesa è dotata di un'ampia sacrestia, annessa esternamente alla destra dell'edificio principale, e di un campanile addossato alla parete posteriore.

Economia e Tradizione[modifica | modifica sorgente]

Corso Muratore con vista dell'Aspromonte

L'attività principale consiste nella coltivazione dell'ulivo e la produzione dell'olio di oliva, di ottima qualità; sono presenti infatti diversi frantoi. La raccolta delle olive, che ha inizio generalmente nel mese di novembre, avviene principalmente con il metodo della raccattatura manuale: si raccolgono le olive quando sono cadute in modo spontaneo e finiscono sulle reti che restano tese per tutto il periodo della raccolta.

Reti per raccolta olive

Feste[modifica | modifica sorgente]

Simulacro di san Vincenzo Ferreri

Il santo patrono è san Nicola di Mira (festa 6 dicembre), alla cui devozione si è sostituita nel tempo quella per il compatrono, san Vincenzo Ferreri, che a differenza del primo viene festeggiato con solenne processione e grande partecipazione dei fedeli nella seconda domenica di agosto. La statua lignea di san Vincenzo fu rinvenuta intatta tra i ruderi del vecchio convento domenicano sito nelle vicinanze del paese, in contrada Filesi. A questo evento considerato miracoloso, seguirono numerosi prodigi attribuiti all'intercessione di san Vincenzo nel corso dei secoli a venire, e ciò certamente contribuì a far passare in secondo piano l'antica devozione verso san Nicola. La sacra effigie di san Vincenzo si venera all'interno della chiesa parrocchiale di San Nicola di Mira, collocata su un'edicola-altare nella parete sinistra, recentemente restaurata.

I giganti

Una nota di folclore che caratterizza i festeggiamenti in onore del santo è il girovagare per le vie del paese dei Giganti, due fantocci di cartapesta, raffiguranti un guerriero moro e una nobile fanciulla, alti circa quattro metri, preceduti dal suono di tamburi e da un piccolo asino anch'esso di cartapesta. I giganti fanno parte di una un'antica tradizione calabrese, sfilano per le strade durante le feste di paese per allietare con i loro balli e per segnare di festa il percorso del paese. La strada diviene, così, un luogo rituale ricco di simbolica magia e religiosità.

Madonna di Polsi

Altro importante appuntamento religioso per il popolo messignadese è la festa della Madonna della Montagna di Polsi, che si festeggia il 2 settembre di ogni anno. Nella notte che precede la suddetta festa i devoti percorrono a piedi, in religioso pellegrinaggio, le tortuose strade di montagna, per raggiungere al mattino seguente la sospirata meta del santuario della Madonna di Polsi, nel cuore dell'Aspromonte. Grande significato per i messignadesi assume la festa in onore di sant'Antonio di Padova, il 13 giugno, quando il simulacro del santo viene portato in processione per le vie del paese; caratteristica la distribuzione dei pani benedetti a tutta la popolazione dopo la messa. L'8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione, un'antica statua lignea della Madonna, risalente probabilmente al XVII secolo, conservata in una delle edicole laterali della chiesa, viene condotta in processione per il paese tra musica, canti e preghiere. Infine, non meno degna di nota, la processione del bambino Gesù benedicente nel giorno dell'epifania.

Personaggi illustri[modifica | modifica sorgente]

Galleria d'immagini[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rocco Liberti: "Quaderni Mamertini - Messignadi".
  • Giovanni Fiore da Cropani: "Della Calabria Illustrata", Tomo I, pag. 323, Rubbettino Ed.
  • Mario Battaglini: "Il Monitore Napoletano", pag. 183, Alfredo Guida Editore
  • Rocco Liberti: "Il Quotidiano della Calabria", 23 dic 2008, Testimonianze sotto le macerie, pag. 38
  • Isabella Loschiavo Prete: "Il terremoto del 1908 nel circondario di Palmi", pagg. 22,24,47, Ed. Città del Sole
  • Da Internet: http://messignadineltempo.blogspot.com/ by Filippo Tucci

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