Marcabruno

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Marcabruno in un manoscritto del XIII secolo

Marcabruno[1], in provenzale Marcabru(n) pronuncia occitana marˈkaβɾy (... – ...), è stato un trovatore occitano originario della Guascogna[2][3] (forse di Auvillar), di cui ci rimangono 43 componimenti a carattere principalmente satirico, scritti tra il 1130 e il 1150.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le informazioni biografiche che abbiamo di lui sono attinte da due vidas[2] accluse ai suoi componimenti e raccontano storie diverse, poco attendibili, in quanto entrambe elaborate, evidentemente, su riferimenti contenuti nelle sue poesie". Secondo una delle sue vidas[2][4] Marcabru fu "figlio di una donna povera di nome Marcabruna, fece cattive poesie e cattive satire, parlando male delle donne e dell'amore".[5]

L'altra sua biografia[2][6] ci racconta che Marcabru venne abbandonato alla porta di un uomo ricco, e nessuno seppe la sua origine. Allevato da Aldric del Vilar ed educato alla poesia da Cercamon, venne prima chiamato con il nomignolo di Pan-perdut e poi Marcabru dal nome di sua madre. Diventato famoso, i signori di Guascogna, contro i quali aveva dette molte cose cattive, alla fine lo giustiziarono. Come sempre, il tutto tende a basarsi su congetture e sul contenuto ricavato dai testi poetici[7] (uno scambio tra Aldric del Vilar e Marcabru, il cui sodalizio viene messo in dubbio dagli studiosi moderni).

Marcabru appartiene alla prima generazione di trovatori, e visse tra la Provenza e la penisola iberica, sotto la protezione di vari signori, tra i quali Guglielmo X di Aquitania e, probabilmente, Alfonso VII di Castiglia. Sembra che Marcabru avesse viaggiato per la Spagna al seguito di Alfonso Giordano, conte di Tolosa (1120-1130). Nel decennio successivo lo troviamo a svolgere il ruolo di propagandista per la Reconquista. Nel suo famoso componimento, con l'incipit in lingua latina Pax in nomine Domini!, egli definisce la Spagna lavador (lavatore) laddove i cavalieri andrebbero a mondarsi l'anima combattendo gli infedeli.[8]

Opera[modifica | modifica wikitesto]

A Marcabru vengono attribuite 45 poesie, erudite, spesso difficili, talvolta oscene, dove impiega un linguaggio spesso criptico e una tecnica formale molto elaborata, resa ancora più intricata dall'utilizzo di metafore complesse e rime rare, sfruttando appieno le risorse prosodiche offerte dall'occitano. Con le sue opere la lirica provenzale inaugura l'oscuro stile del trobar clus. Moralista rigido e severo riprensore di costumi, nei sirventesi celebri, come quello cosiddetto del Lavador, Marcabru rivela una tempra di poeta energico e originale.
I suoi componimenti, così sovente caratterizzati da un aspro spirito polemico e moraleggiante e da un'estrema varietà del lessico, di soluzioni sintattiche, strofiche e metriche, esercitarono un notevole influsso sui trovatori successivi.

A quanto pare, la sua vena moralizzatrice, misantropa, oltre che misogina, gli ha procurato sia fautori che avversari[9] (i quali alla fine hanno potuto decidere di eliminarlo). I suoi componimenti, o sirventes, denunciano sovente la lascivia delle donne e mostrano una critica spietata dell'amore cortese. Marcabru, in effetti, predilige la gente umile a cui concede volentieri la parola[10].

Il suo carattere "difficile" lo possiamo capire da quello che scrive in versi

(OC)

« Marcabruns lo fills na Bruna
fo engendraz en tal luna
qu’el saup d’amor cum degruna!
– Escoutatz! –
que anc non amet neguna
ne d’autra no fo amatz. »

(IT)

« Macabruno, figlio di Donna Bruna
lo generò in tale luna
che sa d'amor com' si frantuma.
Ascoltate!
Giammai amò nessuna,
né un'altra mai l'amò. »

Autore della più antica pastorela mai attestata, L'autrier, jost'una sebissa, Marcabru con questo nuovo genere pone in rilievo la futilità della lussuria, dove la tematica è quella dalla pastorella che osteggia le avances dell'interlocutore, oppure quella della donna che, avendo il marito alle crociate, respinge fermamente i tentativi del seduttore. Di Marcabru ci resta la più antica tenzone provenzale pervenutaci (1133 ca), in cui l'autore discute con Uc Catola, un altro poeta dell'epoca, sulla natura dell'amore e il declino del comportamento cortese.[11]

Ci restano quattro melodie monofoniche della poesia di Marcabru; inoltre, possono essergli attribuite tre melodie di testi poetici, forse dei contrafacta della sua opera.[12]

Componimenti[13][14][modifica | modifica wikitesto]

  • [A]d un estrun

Cansos[modifica | modifica wikitesto]

  • [Co]ntra [l'i]vern que s'e[n]ansa
  • Lanquan fuelhon li boscatge
  • Molt dezir l'aura doussana (attribuita in due ms. ad Arnaut de Tintignac)
  • En estiu, qan crida⋅l iais (attribuita a Peire d'Auvergne)

Cansos de crosada[modifica | modifica wikitesto]

  • Emperaire, per mi mezeis
  • Pax in nomine Domini!

Pastorelas[modifica | modifica wikitesto]

  • L'autrier, a l'issuda d'abriu
  • L'autrer jost'una sebissa

Romances[modifica | modifica wikitesto]

  • A la fontana del vergier
  • Estornel, cueill ta volada
  • Ges l'estornels non s'obli[15] (prosieguo del precedente)

Sirventes[modifica | modifica wikitesto]

  • A l'alena del vent doussa
  • Al departir del brau tempier
  • Al prim comenz de l'invernailh
  • El son d'esviat chantaire
  • Ans que·l terminis verdei
  • Assatz m'es bel el temps essuig
  • Auias de chan com enans'e meillura
  • Bel m'es qan li rana chanta
  • Bel m'es qan s'azombra·ill treilla
  • Bel m'es can s'esclarzis l'onda
  • Cortesamen vuoill comensar
  • D'aiso laus Dieu
  • Dirai vos e mon latin
  • Dire vos vuoill ses doptanssa
  • Doas cuidas a·i compaigner
  • Belha m'es la flors d'aguilen (attribuita a Peire d'Auvergne)
  • Bel m'es quan la fueill'altana
  • Emperaire, per vostre prez
  • En abriu, s'esclairo·l riu contra·l Pascor (conteso a Elias Fonsalada)
  • Lan qan cor la doussa bisa (conteso a Bernart de Venzac)
  • L'iverns vai e∙l temps s'aizina
  • Lo vers comenssa
  • Lo vers comens cant vei del fau
  • Hueymais dey esser alegrans
  • Per l'aura freida que guida
  • Per savi teing senz doptanza
  • Pus la fuelha revirola
  • Pois l'inverns d'ogan es anatz
  • Pos mos coratges eclarzis (conteso a Bernart de Ventadorn)
  • Pus s'enfulleysson li verjan
  • Qan l'aura doussana bufa
  • Seigner n'Audric (in risposta a Tot a estru di Aldric del Vilar)
  • Soudadier, per cui es jovens

Sirventes-canso[modifica | modifica wikitesto]

  • Bel m'es cant son li frug madur

Tensos[modifica | modifica wikitesto]

Un Marcabru omonimo[modifica | modifica wikitesto]

Esiste un altro Marcabru o Marchabru (fl. 1260-1299) trovatore, attivo in Italia, ma posteriore di quasi un secolo e mezzo, di cui si conserva in un manoscritto una cobla (Be for'ab lui aunit lo ric barnatge)[16], databile non prima del 1272.[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marcabru è il soprannome, lo pseudonimo che lui si è scelto. Secondo Barbara Spaggiari, la quale ha consacrato un libro intero a questa tesi, tale nome ha un'origine germanica e significherebbe "chiaro come il cristallo". François Zufferey però vede in questa tesi delle impossibilità linguistiche, tendendo a interpretarne l'etimo in maschio caprino, dunque caprone, soprannome conforme alla sua posizione artistica, in quanto contrario al fin amor.
    (FR) François Zufferey, « Marcabru ou le mâle caprin », in Cahiers de civilisation médiévale, Xe-XIIe siècles, nº 50, Centre d'études supérieures de civilisation médiévale, ottobre-dicembre 2007, pp. 379-386. Un'altra ipotesi gli dà il significato di pane perduto[senza fonte].
  2. ^ a b c d Vita in A
    (OC)

    « Marcabrus si fo gitatz a la porta d’un ric home, ni anc non saup hom qui·l fo ni don. E·n Aldrics del Vilar fetz lo norrir. Apres estet tant ab un trobador que avia nom Cercamon qu’el comensset a trobar. Et adoncs el avia nom Pan-Perdut, mas d’aqui enan ac nom Marcabrun. Et en aqel temps non appellava hom cansson, mas tot quant hom cantava eron vers. E fo mout cridatz et ausitz pel mon, e doptatz per sa lenga, car el fo tant mal dizens que a la fin lo desfeiron li castellan de Guiana de cui avia dich mout gran mal. »

    (IT)

    « Marcabruno venne lasciato alla porta di uomo ricco, e non si seppe né chi era né da dove venisse. Aldric del Vilar lo fece nutrire. Poi soggiornò per un po' presso un trovatore che si chiamava Cercamon; ed è qui che iniziò a comporre e, sebbene il suo nome fosse Panperduto, d'ora in poi fu chiamato Marcabruno. Era il tempo in cui tutto quello che si cantava si diceva ancora vers, non ancora canso. Fu molto conosciuto e ascoltato per il mondo, ma anche a causa della sua schiettezza, poiché aveva una lingua sempre pronta, alla fine i castigliani di Guion lo accopparono perché aveva detto ciò che in male pensava di loro. »

    Vita in K

    (OC)

    « Marcabruns si fo de Gascoingna, fils d’una paubra femna que ac nom Marcabruna, si come el dis en son chantar:

              Marcabruns lo fills na Bruna
              fo engendraz en tal luna
              qu’el saup d’amor cum degruna
              – Escoutatz! –
              que anc non amet neguna
              ne d’autra no fo amatz.

    Trobaire fo dels premiers c’om se recort. De caitivetz vers e de caitivetz serventes fez e dis mal de las femnas e d’amor. »

    (IT)

    « Marcabruno fu guascone, figlio di una povera donna di nome Marcabruna, sì come lui dice nel suo canto:

              Marcabruno il figlio di donna Bruna
              fu generato in tale luna
              che sa d'amor com' si frantuma
              – Ascoltate! –
              Giammai amò nessuna
              né un'altra mai l'amò.

    Con Marcabruno si ha il primo trovatore che mai si ricordi. Fece cattivi vers e cattivi serventes e disse male delle donne e dell'amore. »

    Rialto, Vidas dalle edizioni critiche. Vida di Marcabru. URL consultato il 26 febbraio 2013.
  3. ^ Alcune caratteristiche del dialetto nelle sue poesie confermano la provenienza guascone
  4. ^ Biographies des troubadours ed. J. Boutière, A.-H. Schutz. Paris: Nizet, 1964.
  5. ^ A. Pillet, H. Carstens, Bibliographie des Troubadours, (Schriften der Königsberger Gelehrten Gesellschaft: Sonderreihe, 3). Halle, 1933.
  6. ^ MS. Vat. Lat. 5232
  7. ^ poesie 16b,1 e 293,43
  8. ^ Barton, 147.
  9. ^ L'irritazione che Marcabru poteva suscitare al cospetto del suo auditorio la possiamo rilevare nel seguente aneddoto. Nel 1137, il re di Francia Luigi VII il Giovane sposa Eleonora d'Aquitania, nipote del primo dei trovatori conosciuto, Guglielmo IX d'Aquitania. Marcabru avrebbe dovuto seguire Eleonora alla corte di Parigi, ma sarebbe stato scacciato dagli sposi, in quanto non vedevano di buon occhio le sue dichiarazioni cantate rivolte alla dama dei suoi sogni.
  10. ^ (FR) Œuvres complètes, su trobar.org. URL consultato il 26 febbraio 2013.
  11. ^ Gaunt, 72–73.
  12. ^ Hoppin, Richard H. Medieval Music. Norton, 1978, p. 270.
  13. ^ Rialto, Marcabru. URL consultato il 26 febbraio 2013.
  14. ^ Trobadours, 293. Marcabru. URL consultato il 26 febbraio 2013.
  15. ^ o Ges l'estornels no·n s'ublida
  16. ^ "Cobla de Marchabrun per lo rei Aduard e per lo rei A[nfos]"
  17. ^ Trobar, Marcabru II (PC 293a), su tempestsolutions.com. URL consultato il 26 febbraio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Simon Gaunt, R. E. Harvey, L. M. Paterson, Marcabru: A Critical Edition, Cambridge, 2000.
  • Simon Gaunt, Troubadours and Irony, Cambridge, Cambridge University Press, 1989, ISBN 0-521-35439-0.
  • (EN) Simon Barton, The Aristocracy in Twelfth-Century León and Castile, Cambridge, Cambridge University Press, 1997, ISBN 0-521-49727-2.
  • (FR) Robert Sabatier, Histoire de la poésie française, Poésie du Moyen Âge, Albin Michel, 1975.
  • (FR) Joseph Anglade, Les Troubadours - seconde édition, Paris, Armand Collin, 1911. URL consultato il 26 febbraio 2013.
  • Barbara Spaggiari, Il nome di Salut Raph!.

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