Mara Cantoni

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Mara Cantoni (Milano, 1951) è una regista, cantautrice, saggista, traduttrice e artista italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Milano da famiglia ebraica italiana, figlia del medico Marcello Cantoni (distintosi nella cura degli ebrei perseguitati) e di Mirella Ascoli. Studia alla scuola della comunità israelitica fino alla maturità classica e alla facoltà di filosofia presso l'Università Statale di Milano. Studia musica con Liliana Renzi e danza con Carla Strauss, Ben Johnson e Wendy Lynton.

La scrittura e la canzone[modifica | modifica wikitesto]

Come traduttrice lavora per il Saggiatore (Autoritratto a settant'anni, Simone de Beauvoir interroga Sartre sul femminismo, L'universale singolare)[1].

Pubblica analisi di classici della musica (Carmen, 1984, Pelléas et Mélisande, 1986 - Teatro alla Scala/Mondadori), i saggi Norma - come nasce uno spettacolo (1979) e Wagner - mito, racconto, musica (1982), sui rispettivi allestimenti di Luca Ronconi, il libro per l'infanzia Lohengrin (1979), con la pittrice e scenografa Maria Antonietta Gambaro (Emme Edizioni) e poi Le Papiéroplane, con il pittore Fulvio Testa (Nord-Sud, 1981).

Milita nel Gruppo Folk Internazionale fino al 1974 e continua poi l'attività di cantautrice solista. Scrive testi di canzoni (Petit poème, CD Little Poems di Arrigo Cappelletti, 2001). Per Milva scrive brani originali e testi su musica di Mikīs Theodōrakīs e di Vangelis. Nel 2012 è autrice, compositrice e interprete del CD Elles sont venues pour dire.

L'opera lirica[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1977 e il 1979 è assistente alla regia nell'ambito dell'opera lirica, collaborando con Gianfranco De Bosio, Liliana Cavani e gli scenografi Gambaro, Frigerio, Luzzati.

I primi spettacoli che firma sono Manon (1979), Balletti del Novecento e Tane (1982).

Dal 1983 al 1986 collabora con il Teatro alla Scala.

Teatro e installazioni artistiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1987 crea lo spettacolo Dalla sabbia dal Tempo per il Festival Internazionale di Cultura Ebraica del Salone Pier Lombardo di Milano[2], interpretato da Moni Ovadia, col quale realizza poi una serie di trasmissioni radiofoniche (Note spettinate, RadioDue, 1994) e altri due spettacoli: Dybbuk (1995)[3], e Ballata di fine millennio (1996)[4], per il Festival Brecht del Piccolo Teatro di Milano.

Con i fotografi Silvia Lelli e Roberto Masotti e il compositore Luigi Ceccarelli realizza l'installazione Bianco Nero Piano Forte, della quale firma i testi in prosa e in versi e, con gli altri autori, l'elaborazione video (Ravenna Festival 2009)[5]. Del 2000 è il cortometraggio Parquet (il Giovedì) (2000, 35') dedicato ai "Giovedì" dell'avvocato e commediografo Augusto Bianchi[6].

Tra il 2007 e il 2010 realizza ed espone opere a carattere figurativo: poesia visiva, libri d'arte, installazioni (Edizioni Pulcinoelefante, Galleria d'Arte Derbylius, Galleria Daniela Rallo, Politecnico di Milano).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Catalogo storico il Saggiatore :: Ricerca semplice :: BookMarkWeb, su catalogostoricosaggiatore.fondazionemondadori.it. URL consultato il 10 gennaio 2016.
  2. ^ moni ovadia - Dalla sabbia dal tempo - Rassegna stampa Avvenire, su www.moniovadia.net. URL consultato il 10 gennaio 2016.
  3. ^ Le anime di milioni di vittime tornano a cantare l'indicibile, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 10 gennaio 2016 (archiviato dall'url originale il 27 novembre 2015).
  4. ^ OVADIA, LA FINE DEL MILLENNIO È UNA BALLATA PIENA DI FANTASIA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 10 gennaio 2016.
  5. ^ Bianco nero Piano Forte in foto e Lombardi suona il Futurismo - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 10 gennaio 2016.
  6. ^ «Parquet» di Mara Cantoni Il giovedì si suona in casa, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 10 gennaio 2016 (archiviato dall'url originale il 19 ottobre 2015).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN226097610 · ISNI (EN0000 0003 6391 7599 · GND (DE1018784802 · BNF (FRcb16844788b (data) · WorldCat Identities (EN226097610