Manuale Cencelli

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Manuale Cencelli è un'espressione giornalistica riferita all'assegnazione di ruoli politici e governativi ad esponenti di vari partiti politici o correnti in proporzione al loro peso;[1] viene spesso utilizzata in senso ironico o dispregiativo per alludere a nomine effettuate in una mera logica di spartizione in assenza di meritocrazia.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione trae origine dal cognome di Massimiliano Cencelli, un funzionario della Democrazia Cristiana, che in un'intervista ne svelò gli antefatti:

«Nel 1967 Sarti, con Cossiga e Taviani, fondò al congresso di Milano la corrente dei 'pontieri', cosiddetta perché doveva fare da ponte fra maggioranza e sinistra. Ottenemmo il 12% e c'era da decidere gli incarichi in direzione. Allora io proposi: se abbiamo il 12%, come nel consiglio di amministrazione di una società gli incarichi vengono divisi in base alle azioni possedute, lo stesso deve avvenire per gli incarichi di partito e di governo in base alle tessere. Sarti mi disse di lavorarci su. In quel modo Taviani mantenne l'Interno, Gaspari fu Sottosegretario alle Poste, Cossiga alla Difesa, Sarti al Turismo e spettacolo. La cosa divenne di pubblico dominio perché durante le crisi di governo, Sarti, che amava scherzare, rispondeva sempre ai giornalisti che volevano anticipazioni: chiedetelo a Cencelli»

(Massimiliano Cencelli, intervista su Avvenire del 25 luglio 2003[3])

Il Manuale Cencelli conteneva anche alcune indicazioni relative al passaggio da un governo all'altro.[4] Ad esempio, sosteneva che al Presidente del Consiglio uscente spettasse di diventare Ministro degli Esteri, un ruolo autorevole ma abbastanza defilato da non incombere sulle scelte politiche del successore. Il Manuale Cencelli ha così continuato ad essere applicato anche dopo la scomparsa della Democrazia Cristiana: ad esempio, quando Lamberto Dini si dimise da Presidente del Consiglio nel 1996 fu nominato Ministro degli Esteri del successivo governo Prodi I.

Esistono non più di 7 o forse 8 copie cartacee del Manuale Cencelli, trattandosi di un fascicolo di 8 pagine dattiloscritte (scritte probabilmente da Cencelli medesimo anche se rigorosamente anonime), copiate con carta carbone.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giorgio Dell'Arti, Massimiliano Cencelli, su cinquantamila.corriere.it, Catalogo dei viventi 2016, 6 dicembre 2013. URL consultato il 1º settembre 2016.
  2. ^ Luigi Zingales, Il «Cencelli» di una banca e del Paese, in Il Sole 24 Ore, 1º ottobre 2011. URL consultato il 1º settembre 2016.
  3. ^ Che cos'è il "manuale Cencelli", su ilpost.it. URL consultato il 13 aprile 2021.
  4. ^ Antonio Lamorte, Cosa è e a cosa serve il "Manuale Cencelli", in Il Riformista, 17 ottobre 2019. URL consultato il 13 aprile 2021.
  5. ^ Venditti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]