Luigi Stipa

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Luigi Stipa
Luigi Stipa in una immagine risalente tra gli anni Venti e Trenta
Luigi Stipa in una immagine risalente tra gli anni Venti e Trenta
30 novembre 1900 – 9 gennaio 1992
Nato a Appignano del Tronto
Morto a Ancona
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Forza armata Regio Esercito
Regia Aeronautica
Aeronautica Militare Italiana
Corpo Genio Aeronautico
Grado Generale Ispettore del Genio Aeronautico
Guerre Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Decorazioni vedi qui

[senza fonte]

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Luigi Stipa (Appignano del Tronto, 30 novembre 1900Ancona, 9 gennaio 1992) è stato un ufficiale e partigiano italiano.

Laureato in ingegneria civile idraulica e in ingegneria aeronautica, è stato l'inventore di un motore precursore di quello a reazione. È considerato anche l'inventore dell'ala a turbina, utilizzata nello Stipa-Caproni, che può essere considerato il primo passo verso il concetto di aviogetto. La tecnologia da lui sviluppata fu alla base di quella del pulsoreattore, sviluppata tuttavia separatamente dagli ingegneri tedeschi come motore per le bombe volanti V1.[1] Inoltre è prozio del celebre ingegnere Sebastiano Stipa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato ad Appignano del Tronto il 30 novembre 1900[2] da una famiglia di onesti lavoratori, dopo gli studi elementari e quelli ginnasiali nel Seminario diocesano, conseguì la licenza liceale a Macerata. A quell'epoca l'Italia era impegnata nella prima guerra mondiale, e nel 1918 si arruolò nel corpo dei bersaglieri, in forza all'11º Reggimento[3] di Ancona.[4]

Al termine del conflitto riprese gli studi, ed ancora minorenne,[5] fu eletto Sindaco di Appignano del Tronto, ma con l'avvento al potere del fascismo nel 1922 fu costretto a dimettersi. Nel corso del 1924 si laureò in ingegneria civile e idraulica[3] presso l'Università di Padova.[2] Nel corso del 1926 si iscrisse al corso di Ingegneria Aeronautica all'Università di Roma, conseguendo poi la relativa laurea.[2] Fu in questo periodo che iniziò i suoi studi sulla propulsione a reazione, fondendo felicemente le analogie tra le leggi dell'idraulica e quelle dell'aerodinamica, per realizzare il suo sogno di costruire un aeroplano che per quei tempi poteva definirsi rivoluzionario.[3]

In quello stesso anno lasciò il mondo dell'edilizia, e nonostante le due lauree, per essere assunto presso il centro Costruzioni e Approvvigionamenti della Regia Aeronautica accettò di entrare come operaio giornaliero capotecnico. Nel 1928 divenne sottotenente di complemento, e nel frattempo fu nominato assistente del professor Ugo Ancona presso la Cattedra di Teoria e Costruzione di Motori d'Aviazione dell'Università di Roma.[6] Nel 1930 ottenne il primo brevetto per uno studio su un'elica posizionata all'ingresso di una fusoliera tubolare,[7] che fu utilizzato sul velivolo Stipa-Caproni[8] che volò per la prima volta a Milano-Taliedo il 7 ottobre 1932.[9]

La sua delusione per l'abbandono dello sviluppo dello Stipa-Caproni da parte della Regia Aeronautica fu cocente, ma l'aereo riscosse un grande interesse all'estero, e in particolare in Francia e Germania. Nel 1935[10] una ditta francese acquistò il brevetto e lo invitò a trasferirsi in Francia per seguire la costruzione di un bimotore sperimentale su richiesta del Service de recherches del Ministero dell'Aria francese.[9] Condusse nuovamente con successo le esperienze di laboratorio presso gli stabilimenti sperimentali francesi di Issy-les-Moulineaux,[9] con risultati talmente promettenti da far sì che il Ministero gli richiedesse la progettazione di un aereo bimotore a turbogetto,[2] designato ANF Les Mureaux Stipa 203. Il prototipo venne messo in costruzione presso gli stabilimenti della ditta Ateliers Nord France, ma il precipitare della situazione politica, e in seguito bellica, portò alla cancellazione del programma.[9]

Poco prima di accettare l'incarico in Francia fu verbalmente avvertito dal generale Giuseppe Valle di rinunciarvi, perché in caso contrario vi sarebbero state gravi conseguenze, inoltre Valle gli prospettò l'impegno del governo italiano a sviluppare il velivolo in Patria.[1] Accordatosi in maniera diversa con il governo francese, rinunciando a parte del compenso,[11] chiese insistentemente che l'accordo verbale con Valle fosse rispettato, ma ciò non avvenne. Allora intentò una causa legale contro il Capo del governo, Mussolini,[12] ma accusato di comportamento antipatriottico fu subito allontanato dal servizio attivo[13] e gli fu revocato l'incarico di professore universitario presso la Scuola di Ingegneria Aeronautica. In gravi difficoltà economiche, riuscì a sopravvivere grazie a consulenze con ditte private, continuando nel contempo a sviluppare il suo progetto. Nel 1937 la Regia Aeronautica gli propose di sviluppare un velivolo quadrimotore a patto del ritiro della sua azione legale.[2] Accettato l'accordo, iniziò la progettazione del velivolo da bombardamento Stipa 404 o SAI Ambrosini 404;[14] il velivolo fu poi giudicato troppo innovativo e venne abbandonato anche per la presunta scarsa manovrabilità[15]. Nel contempo lo Stipa continuava a seguire la realizzazione in Francia dello Stipa 203. A causa del processo di nazionalizzazione dell'industria aeronautica francese lo Stipa 203 fu abbandonato, ed egli intentò una causa legale contro il governo francese per il rispetto dell'accordo.[2] Nel 1940 svanì l'ultima occasione per ritornare alla carriera universitaria, e si ritirò ad Ascoli Piceno dove aprì uno studio tecnico.

Nel 1942 fu richiamato in servizio nella Regia Aeronautica per esigenze belliche con il grado di capitano, insegnando materie tecniche presso la Scuola sottufficiali di Orvieto.[2] A quel tempo riprese anche l'aggiornamento dei suoi progetti di velivoli plurimotori. Alla firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943, con il grado di Tenente colonnello, entrò nella resistenza guidando un'organizzazione segreta che provvedeva al recupero e al salvataggio degli ex prigionieri alleati alla macchia. Per questa attività fu decorato successivamente con la Medaglia d'argento al valore della Resistenza.[16] Nel 1952 rientrò in servizio nella nuova Aeronautica Militare dedicandosi alla preparazione di pubblicazioni tecniche. Nel 1953 ricoprì l'incarico di presidente della Commissione di collaudo per armi di bordo, ma a causa della sua denuncia di una presunta malversazione fu posto in congedo.

Nel 1976 gli fu concessa la Medaglia d'argento al valor militare per l'attività partigiana durante la seconda guerra mondiale.[2] Dopo una lunga causa legale, il suo avvocato, senatore Arrigo Boldrini visti gli inutili tentativi, prese la decisione di presentare una legge[17] ad hoc per rendere giustizia al suo assistito, che fu approvata nel 1985. Come primo provvedimento fu nominato Generale Ispettore del Genio Aeronautico Ruolo Ingegneri (G.A.R.I.)[8] a titolo onorifico. Nel 1991 gli fu concessa la Medaglia d'oro al valore aeronautico.[18] Si spense ad Ascoli Piceno il 9 gennaio 1992. Una via di Roma porta il suo nome.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Con alto senso di patriottismo e di umanità aiutava e soccorreva i prigionieri alleati evasi dai campi tedeschi e, incurante del rischio cui si esponeva, li ospitava nella sua dimora. Entrato in contatto col Comando dell'Aeronautica dell'8ª Armata Inglese e ricevuto l'incarico di stabilire e mantenere il collegamento fra gli Alleati e il fronte della Resistenza italiano a nord di Pescara, costituiva una linea di capisaldi per la raccolta e la trasmissione delle informazioni e per l'appoggio ai sabotatori e ai paracadutisti aviolanciati. Con sprezzo del pericolo impiantava presso di se una stazione radio-trasmittente clandestina, contribuendo efficacemente e valorosamente con la sua opera allo sviluppo delle operazioni che portarono alla liberazione del territorio marchigiano.»
— Marche, settembre 1943-maggio 1944.
— Decreto Presidenziale 8 novembre 1976[19]
Medaglia d'oro al valor aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor aeronautico
Medaglia commemorativa della guerra di liberazione - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra di liberazione

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Stipa, Garofoli, Pesce 1982, p. 8
  2. ^ a b c d e f g h Il Nastro azzurro n.6, novembre-dicembre 2010, p. 23
  3. ^ a b c Stipa, Garofoli, Pesce 1982, p. 9
  4. ^ Appassionato del mondo dell'aviazione nelle ore di libera uscita iniziò a frequentare una scuola per motoristi.
  5. ^ All'epoca l'età per essere considerato maggiorenne era fissata ai 21 anni.
  6. ^ Stipa, Garofoli, Pesce 1982, p. 6.
  7. ^ Tale brevetto sfociò poi nell'ala a turbina e può essere considerato il primo passo verso il concetto di aviogetto.
  8. ^ a b Guttman 2010, p. 18.
  9. ^ a b c d Stipa, Garofoli, Pesce 1982, p. 5
  10. ^ In quell'anno sostituì il professor Ancona nell'insegnamento, nel 1936-1937 fu Professore incaricato di tale cattedra, e nel 1938-1939 superò l'esame entrando nella terna degli idonei per l'assegnazione di tale cattedra.
  11. ^ Si trattava della cifra mensile di 10.000 franchi, assicurata per due anni.
  12. ^ Per dimostrare la sua correttezza scrisse una lettera personale a Mussolini narrando le sue peripezie.
  13. ^ Ricopriva allora l'incarico di Capitano di complemento del Genio Aeronautico.
  14. ^ Giancarlo Garello, Un bombardiere strategico per la Regia Aeronautica, Schede tecniche aerei militari italiani e storia degli aviatori, Alieuomini.it.
  15. ^ (RU) S.A.I. S.404, aviarmor.net.
  16. ^ Tra il 1943 e il 1945 fu anche sindaco di Offida.
  17. ^ Si trattava della Legge n. 758 del 23 dicembre 1985, firmata dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, e controfirmata dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi.
  18. ^ Consegnatagli personalmente dal Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, Generale di squadra aerea Stelio Nardini.
  19. ^ Registrato alla Corte dei Conti addì 28 dicembre 1976, registro 34 Difesa, foglio n.151.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Ciampaglia, Luigi Stipa Un sogno lungo una vita, Roma, Ufficio Storico Aeronautica Militare Italiana, 2002.
  • Giorgio Evangelisti, La propulsione a reazione in Italia dalle origini al 1943, Sesto Fiorentino, Gruppo Editoriale Olimpia Spa, 2005.
  • Luigi Stipa, Libero Garofoli, Giuseppe Pesce, Il volo del 1° aereo a Jet 1932-1982, Ascoli Piceno, Casa Editrice G. Cesari, 1982.

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Ciampaglia, Il primo Jet l'Avion Tonneau di Luigi Stipa, in Rivista Italiana Difesa, nº 2, Chiavari, Giornalistica Riviera Soc. Coop. a.r.l., febbraio 1997.
  • (EN) Robert Guttman, Caproni Flying Barrel: Luigi Stipa Claimed His 'Intubed Propeller' Was the Ancestor of the Jet Engine, in Aviation History, nº 3, Leesburg, Weider History Group, march 2010, ISSN 1076-8858.
  • Luigi Stipa pioniere dell'Aeronautica, in Il Nastro Azzurro, nº 6, Roma, Istituto Nazionale del Nastro Azzurro, novembre-dicembre 2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

L'Associazione di Cultura Aeronautica delle Marche su Luigi Stipa