Loxosceles rufescens

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Ragno violino
Loxosceles rufescens 20130710a.jpg
Esemplare fotografato a Losar de la Vera (Estremadura, Spagna)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
Phylum Arthropoda
Subphylum Chelicerata
Classe Arachnida
Ordine Araneae
Sottordine Araneomorphae
Superfamiglia Scytodoidea
Famiglia Sicariidae
Genere Loxosceles
Specie L. rufescens
Nomenclatura binomiale
Loxosceles rufescens
Dufour, 1820
Sinonimi

Loxosceles compactilis
Simon, 1881
Loxosceles distincta
(Lucas, 1846)
Loxosceles indrabeles
Tikader, 1963
Loxosceles marylandica
Muma, 1944[1]

Il ragno violino (Loxosceles rufescens Dufour, 1820) è un ragno appartenente alla famiglia dei Sicaridi[1][2][3].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La caratteristica disposizione degli occhi di Loxosceles rufescens

Si tratta di un ragno piuttosto piccolo, che non supera i 9 mm di corpo e che può raggiungere al massimo i 4-5 cm contando le zampe[4]; le femmine hanno il corpo leggermente più grande dei maschi, i quali hanno, per contro, le zampe un po' più lunghe[3][5]. È di aspetto poco appariscente, di colore marrone-giallastro piuttosto uniforme, fatta eccezione per una macchia sul prosoma che ricorda vagamente la sagoma di un violino, col "manico" che si estende verso l'addome, da cui deriva il suo nome comune[4]. Il prosoma è piatto, e più largo dell'opistosoma; le zampe sono lunghe, disposte lateralmente come nei Thomisidae[3]. Caratteristica insolita di questo ragno, inoltre, è quella di avere sei occhi anziché otto come la maggioranza dei ragni, disposti in modo caratteristico in tre coppie[4][3].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una specie notturna, che caccia liberamente senza l'ausilio di una tela; tesse solo pochi fili disordinati negli stretti anfratti che usa come rifugi, dai quali comunque non si allontana mai eccessivamente[4]. Tipicamente il maschio si allontana dalla tana di notte per andare in cerca della femmina. Non è un ragno aggressivo e se disturbato tende ad allontanarsi, ma può casualmente rintanarsi fra lenzuola o vestiti, aumentando le probabilità di reagire tramite il morso in caso si senta minacciato.

In ambiente selvatico, la specie predilige gli habitat caldi e asciutti, dimorando generalmente sotto i sassi o nelle crepe fra le rocce; si è però ben adattato agli ambienti antropizzati, e la sua presenza nei dintorni o all'interno delle abitazioni umane è frequente[2][4]. Date le sue abitudini notturne, durante il giorno sta generalmente rintanato nelle fessure dei muri, dietro a quadri, infissi, mobili, battiscopa o materiale accumulato in angoli poco frequentati della casa, quindi gli incontri con l'uomo sono rari[4].

Pericolosità[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare fotografato a Siviglia (Andalusia, Spagna)

Analogamente alle altre specie del genere Loxosceles, il ragno violino è in grado di mordere anche l'uomo[2], però è un ragno molto timido e per nulla aggressivo, che predilige la fuga ove possibile; le morsicature sono più probabili nel caso in cui si rifugiasse all'interno di scarpe o vestiti e venisse successivamente schiacciato[4].

Il morso è indolore e i sintomi compaiono anche diverse ore dopo; in due terzi dei casi causa solo moderato prurito e arrossamento locali, che passano da soli in poco tempo senza ulteriori complicazioni[2][4][5]. Invece in circa un caso su tre il ragno inietta una citotossina che, specialmente in soggetti deboli o debilitati, può causare loxoscelismo, ossia la formazione prima di un edema, e poi di un'ulcera necrotica più o meno estesa che può perdurare anche alcuni mesi prima di guarire e che va trattata ricorrendo alla chirurgia plastica per rimpiazzare il tessuto morto con tessuto sano, anche per evitare ulteriori infezioni[2][4][5]; la gravità della situazione dipende comunque dalla localizzazione del morso e dall'estensione della gangrena, oltre che dai relativi rischi indiretti di infezione, che possono andare a sommarsi ad eventuali altre patologie da cui è affetto il soggetto morso.

Per questo motivo il ragno violino è considerato una delle uniche due specie italiane con potenziale rilevanza medica (l'altra è la malmignatta, Latrodectus tredecimguttatus)[4]. È del 2015 il primo e unico caso fatale in Europa, quello di una donna morsa a un dito della mano, deceduta in seguito alla formazione di coagulazione intravascolare disseminata[6]. Dato che le lesioni causate dal ragno violino sono uguali a quelle provocate da altri artropodi o da altri agenti, e dato che spesso non si coglie il ragno "in flagrante" visto che il morso è indolore, è difficile avere un quadro completo dei casi di loxoscelismo causato dal ragno violino[4][5]. Nel complesso la specie è molto meno pericolosa di diverse congeneri che si trovano nelle Americhe, quali L. reclusa, L. laeta e L. intermedia[3][5].

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

PikiWiki Israel 30651 Loxosceles rufescens.jpg

La specie è nativa dell'area mediterranea, in particolare dall'Europa meridionale e dal Nord Africa fino all'Iran[1]; per quanto riguarda l'Europa, la sua presenza è attestata nella penisola iberica, in Francia, Italia, Croazia, Grecia e Turchia[2]. In Italia è segnalata in tutto il territorio nazionale[2].

È stata introdotta negli Stati Uniti continentali[7], in Macaronesia, Sudafrica, India, Cina, Giappone, Corea, Laos, Thailandia, Australia e isole Hawaii[1][2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Loxosceles rufescens (Dufour, 1820), su Catalogue of Life. URL consultato il 28 agosto 2018.
  2. ^ a b c d e f g h (DE) Loxosceles rufescens (Dufour, 1820), su araneae. URL consultato il 28 agosto 2018.
  3. ^ a b c d e Bellmann, pp. 42-43.
  4. ^ a b c d e f g h i j k Il ragno violino: è così pericoloso Loxosceles rufescens?, su Aracnofilia. URL consultato il 28 agosto 2018.
  5. ^ a b c d e Signorile, pp. 178-183.
  6. ^ M. Pezzi, AM. Giglio; A. Scozzafava; O. Filippelli; G. Serafino; M. Verre, Spider Bite: A Rare Case of Acute Necrotic Arachnidism with Rapid and Fatal Evolution., in Case Rep Emerg Med, vol. 2016, 2016, p. 7640789, DOI:10.1155/2016/7640789, PMID 27651958.
  7. ^ Jeffrey K. Barnes, Brown recluse and Mediterranean recluse spiders, University of Arkansas Arthropod Museum, 2003. URL consultato il 27 aprile 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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