Liberum veto

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Liberum veto (cioè "libero veto") era il principio vigente nel Parlamento polacco (che per effetto dell'Unione di Lublino del 1569 riguardava la Confederazione Polacco-Lituana) in base al quale l'opposizione anche di un solo nobile membro del parlamento, paralizzava le decisioni del parlamento stesso.

Con l'atto conosciuto come Nihil novi, adottato dal parlamento polacco (Camera dei deputati della Polonia) nel 1505 il potere legislativo del monarca era stato trasferito al parlamento stesso. Questo evento segnò l'inizio del periodo conosciuto come "Democrazia dei Nobili" (in polacco Rzeczpospolita slachecka con il primo termine coniato sul latino res publica), in cui lo stato fu governato dai "liberi ed uguali" della nobiltà polacca (szlachta) con quella che viene definita la "Libertà Dorata", come un elemento di primaria importanza nella politica europea e come una vivace entità culturale.

Per contro la nobiltà, molto rissosa, riuscì ad affermare il principio del quod omnes tangit, ab omnibus approbari debet e si arrivò in breve ad una totale paralisi e a un'anarchia nobiliare.

Attraverso il XVIII secolo la "Democrazia dei Nobili" andò lentamente degenerandosi, rendendo la Confederazione, un tempo potente, facile preda agli interventi stranieri che si conclusero con le Spartizioni della Polonia.