Legislazione italiana sulle armi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

La legislazione italiana sulle armi è la disciplina giuridica sulle armi vigente nella Repubblica Italiana.

Sinossi generale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Arma propria e Arma impropria.

Secondo gli articoli 585 e 704 del codice penale italiano s'intendono per armi quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona, nonché le bombe, qualsiasi macchina o involucro contenente materie esplodenti e i gas asfissianti o accecanti. La legge italiana distingue tra arma propria ed arma impropria, disciplinandone l'utilizzo; sebbene per le seconde sia generalmente vietato il porto. Vi sono poi alcuni tipi di armi ad aria compressa, che non necessitano di porto d'armi, a seconda dei joule di potenza che riescano a generare.

Ai sensi d.lgs. 26 ottobre 2010, n. 204, i caricatori delle armi da fuoco non sono più soggetti ad obbligo di denuncia come invece l'arma, e dopo l'abolizione del catalogo nazionale delle armi comuni da sparo a decorrere dal 1º gennaio 2012, le armi di nuova produzione o importazione possono essere prodotte e importate senza previa catalogazione e non dovranno più recare alcun numero di catalogo, ed esso non costituisce più segno distintivo la cui mancanza rende l’arma clandestina. Le armi ammesse al commercio sono quelle che rispettano determinati parametri presso il Banco nazionale di prova per le armi da fuoco portatili e per le munizioni commerciali".

Classificazione delle armi[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il Banco le armi sono classificate rientrano in quattro macro-categorie:

  • Categoria A - Armi da fuoco proibite
  • Categoria B - Armi da fuoco soggette ad autorizzazione
  • Categoria C - Armi da fuoco soggette a dichiarazione
  • Categoria D - Altre armi da fuoco

Normativa principale[modifica | modifica wikitesto]

Le norme principali in tema di armi sono:

  • Regio Decreto 18 giugno 1931 n. 773 (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza)
  • Legge 2 ottobre 1967 n. 895 "Disposizioni per il controllo delle armi";
  • Legge 18 aprile 1975, n. 110 Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi;[1]
  • Legge 25 marzo 1986, n. 85 Norme in materia di armi per uso sportivo;
  • Legge 9 luglio 1990, n. 185 Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento.
  • Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527 attuativo della direttiva dell'Unione Europea 91/477 in tema di acquisto e detenzione di armi;
  • Decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 204 attuativo della direttiva dell'Unione Europea 2008/51 in tema di acquisto e detenzione di armi;
  • Decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 104 attuativo della direttiva dell'Unione Europea 2017/853, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi.
  • Le circolari del Ministero dell'Interno.[2]

Disciplina generale[modifica | modifica wikitesto]

Importazione ed esportazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e Legge 9 luglio 1990, n. 185.

Riguardo alla disciplina sulle importazioni ed esportazioni di armi da guerra, era in principio regolata dall'art. 28 del TULPS e dagli articoli 41-58 del relativo regolamento di attuazione (R.D. 6 maggio 1940, n. 635); una nuiva disciplina venne stabilita poi con l'approvazione della legge 9 luglio 1990, n. 185.

Secondo la norma del 1990 è necessaria una licenza per ogni spedizione di armi (in transito, importazione o esportazione), indicante quantità e specie di ogni materiale trasportato (e le modalità logistiche del trasporto: peso e dimensione di ogni cassa o pianale, con il relativo contenuto). Il materiale può essere sottoposto a controlli in dogana, ovvero nei luoghi di consegna indicati nella documentazione (apertura degli imballi, controllo inventariale delle quantità di ogni particolare, della conformità agli eventuali disegni tecnici allegati).

Nella documentazione non è obbligatorio allegare i disegni tecnici delle parti d'arma, che sono "più parlanti" di una codifica dei part number proprietaria delle aziende produttrici e di una descrizione testuale libera, e che sono uno dei primi criteri per stabilire la natura di un manufatto, e se si deve applicare la legge 185. Il materiale destinato ad uso militare che non ai vincoli di legge, può essere movimentato con ai sensi della "Convenzione relativa al contratto di trasporto internazionale di merci su strada", che non richiede nessun tipo di licenza o controllo doganale particolare.

Con la pratica delle triangolazioni, i produttori talora eludono il divieto di trattare con Paesi in guerra, regimi che violino i diritti umani o siano nemici della NATO. La licenza di esportazione e i pagamenti sono richiesti verso un Paese che da intermediario provvede ad effettuare una seconda vendita verso la destinazione desiderata.

Le autorizzazioni per porto e detenzione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Licenza di detenzione di armi in Italia e Licenza di porto di armi in Italia.

Una licenza di porto d'armi in corso di validità è titolo valido per l'acquisto di qualunque tipo di arma e munizionamento (fermi restando i limiti previsti ex lege in relazione alle quantità detenibili), nonché necessario per il porto della tipologia di armi di cui alla licenza e il trasporto di qualunque altra tipologia di arma consentita. Titolo abilitante al mero acquisto, ai fini della detenzione casalinga per difesa abitativa o per fini collezionistici, è il nulla osta all'acquisto di armi e munizioni. Esso autorizza, implicitamente, il trasporto una tantum degli oggetti acquistati per raggiungere il luogo di detenzione. L'arma acquisita dovrà quindi essere denunciata all'autorità di PS del luogo di residenza entro 72 ore dalla transazione.

Limitazioni sulle munizioni per arma da fuoco[modifica | modifica wikitesto]

La circolare del Ministero dell'Interno n. 559/C.11764.10171 del 17 giugno 1992 afferma che sono vietate ai privati i proiettili perforanti, i proiettili traccianti e quelli esplosivi mentre è vietato l'uso dei proiettili a punta cava solo per la difesa personale ma non per attività ludiche o della caccia.[3]

Le armi ad aria compressa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Arma ad aria compressa.

Secondo la legge italiana, le armi ad aria compressa sono di libera vendita ai soggetti di maggiore età, come stabilito dalla legge 21 dicembre 1999, n. 526, e non si richiede la denuncia, ma solo se di potenza sia inferiore a 7,5 joule e possino solo essere a colpo singolo o con fuoco semiautomatico sono invece vietate le armi capaci di sparare a raffica. Il loro uso e trasporto è disciplinato dal D.M. 9 agosto 2001, n. 362.[4]

Le armi di tale tipologia che invece che siano capaci di sviluppare un'energia cinetica alla volata uguale o superiore a 7,5 joule (circa 0,76 chilogrammetri) vengono considerate dalla legge italiana armi comuni da sparo e pertanto il loro acquisto richiede una licenza di detenzione di armi e la successiva denuncia di possesso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico. Ezio Cecchini. Tecnologia e arte militare, 1997, FUSA, Roma.
  • Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico. Ezio Cecchini. Le istituzioni militari. 1986, Stilgrafica, Roma.
  • Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico. Nicola Marselli. La guerra e la sua storia. 1986, Stabilimento Grafico Militare, Gaeta.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]