Legislazione italiana sulle armi

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La legislazione italiana sulle armi è la disciplina giuridica sulle armi vigente nella Repubblica Italiana.

Sinossi generale[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il codice penale italiano (articoli 585 e 704), agli effetti della legge penale, per "armi" s'intendono quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona, nonché le bombe, qualsiasi macchina o involucro contenente materie esplodenti e i gas asfissianti o accecanti.

La legge italiana distingue tra arma propria ed arma impropria, disciplinandone l'utilizzo; sebbene per le seconde sia generalmente vietato il porto. Vi sono poi alcuni tipi di armi ad aria compressa, che non necessitano di porto d'armi, a seconda dei joule di potenza che riescano a generare.

Le armi ammesse al commercio sono quelle che rispettano determinati parametri presso il banco nazionale di prova per le armi da fuoco, in Gardone Val Trompia. Ai sensi d.lgs. 26 ottobre 2010, n. 204, i caricatori delle armi da fuoco non sono più soggetti ad obbligo di denuncia come invece l'arma, e dopo l'abolizione del catalogo nazionale delle armi a decorrere dal 1º gennaio 2012, le armi di nuova produzione o importazione possono essere prodotte e importate senza previa catalogazione e non dovranno più recare alcun numero di catalogo, ed esso non costituisce più segno distintivo la cui mancanza rende l’arma clandestina.

Le autorizzazioni per porto e detenzione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Licenza di detenzione di armi in Italia e Licenza di porto di armi in Italia.

La detenzione e l'uso delle armi da parte dei cittadini sono regolati per legge. In particolare la detenzione ed il porto di un'arma è consentito previo il rilascio di apposite licenze rispettivamente denominate licenza di detenzione di armi e licenza di porto d'armi.

La licenza di porto è obbligatoria sempre e comunque nel caso sia previsto il porto o il trasporto dell'arma, anche per l'esercizio della caccia o per il tiro sportivo. Inoltre, nel caso in cui un cittadino, sprovvisto di licenza di porto d'armi ma dotato dei requisiti, voglia acquistare o detenere un'arma ai fini della difesa abitativa o per fini collezionistici, può richiedere alla questura competente il rilascio di un nulla osta all'acquisto di armi e munizioni. Il nulla osta consente l'acquisto sia da armerie che da privati ed autorizza al trasporto dell'arma acquistata fino al luogo di detenzione. Questa dovrà essere obbligatoriamente denunciata all'autorità che ha rilasciato il nulla osta così come dovrà essere denunciata l'eventuale cessione dell'arma.

Importazione ed esportazione[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo alla disciplina sulle importazioni ed esportazioni di armi da guerra, prima dell'approvazione della legge 9 luglio 1990 n. 185 essa era regolamentata dall'art. 28 del TULPS e dagli articoli 41-58 del relativo regolamento di attuazione (R.D. 6 maggio 1940, n. 635).

Secondo la legge 185/1990 è necessaria una licenza per ogni spedizione di armi (in transito, importazione o esportazione), indicante quantità e specie di ogni materiale trasportato (e le modalità logistiche del trasporto: peso e dimensione di ogni cassa o pianale, con il relativo contenuto). Il materiale può essere sottoposto a controlli in dogana, ovvero nei luoghi di consegna indicati nella documentazione (apertura degli imballi, controllo inventariale delle quantità di ogni particolare, della conformità agli eventuali disegni tecnici allegati).

Nella documentazione non è obbligatorio allegare i disegni tecnici delle parti d'arma, che sono "più parlanti" di una codifica dei part number proprietaria delle aziende produttrici e di una descrizione testuale libera, e che sono uno dei primi criteri per stabilire la natura di un manufatto, e se si deve applicare la legge 185. Il materiale destinato ad uso militare che non è sottoposto alle legge 185, può essere movimentato con un CMR, che non richiede nessun tipo di licenza o controllo doganale particolare.

Con la pratica delle triangolazioni, i produttori talora eludono il divieto di trattare con Paesi in guerra, regimi che violino i diritti umani o siano nemici della NATO. La licenza di esportazione e i pagamenti sono richiesti verso un Paese che da intermediario provvede ad effettuare una seconda vendita verso la destinazione desiderata.

Le armi ad aria compressa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Arma ad aria compressa.

Secondo la legge italiana, queste armi sono di libera vendita, tuttavia quelle che siano capaci di sviluppare un'energia alla volata superiore o uguale a 7,5 joule (circa 0,76 chilogrammetri) vengono considerate dalla legge italiana armi comuni da sparo e pertanto il loro acquisto richiede una licenza di detenzione di armi e la successiva denuncia di possesso.

Quelle che sviluppano energia inferiore sono invece di libera vendita ai soggetti di maggiore età, come stabilito dalla legge 21 dicembre 1999, n. 526, e non si richiede la denuncia. Tuttavia è bene ricordare che anche queste ultime possono essere pericolose, specialmente se il proiettile attinge organi delicati. Il loro uso e trasporto è disciplinato dall'art. 9, comma 3, del D.M. 9 agosto 2001 nr. 362. Anche queste armi sono di libera vendita e la loro potenza è assai bassa (minore o uguale ad 1 joule): vengono infatti usate per il tiro a distanza di pochi metri per il tiro a segno o nel softair. Alcune di queste ultime possono anche sparare a raffica essendo il sistema di sparo basato su un meccanismo a motore elettrico, come nel caso visibile nello schema in alto; sono infine vietate le armi capaci di sparare a raffica.

Limitazioni sulle munizioni per arma da fuoco[modifica | modifica wikitesto]

La circolare del Ministero dell'Interno n. 559/C.11764.10171 del 17 giugno 1992 afferma che sono vietate ai privati i proiettili perforanti, i proiettili traccianti e quelli esplosivi mentre è vietato l'uso dei proiettili a punta cava solo per la difesa personale ma non per attività ludiche o della caccia.[1]

Normativa principale[modifica | modifica wikitesto]

Le norme principali in tema di armi sono:

  • Regio Decreto 18 giugno 1931 n. 773 (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza)
  • Legge 2 ottobre 1967 n. 895 "Disposizioni per il controllo delle armi";
  • Legge 18 aprile 1975, n. 110 Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi;[2]
  • Legge 9 luglio 1990, n. 185 Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento.
  • Le circolari del Ministero dell'Interno.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico. Ezio Cecchini. Tecnologia e arte militare, 1997, FUSA, Roma.
  • Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico. Ezio Cecchini. Le istituzioni militari. 1986, Stilgrafica, Roma.
  • Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico. Nicola Marselli. La guerra e la sua storia. 1986, Stabilimento Grafico Militare, Gaeta.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]