Jean-Jacques Servan-Schreiber

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Jean-Jacques Servan-Schreiber

Jean-Jacques Servan-Schreiber (Parigi, 13 febbraio 1924Fécamp, 7 novembre 2006) è stato un politico, giornalista e scrittore francese. In Francia è spesso indicato come JJSS, dalla sigla con cui firmava i suoi servizi giornalistici.

Fondatore de L'Express[modifica | modifica wikitesto]

Ammesso all'École Polythecnique nel luglio del 1943, si allontanò dalla Francia occupata e si arruolò volontario nelle Forces Françaises Libres dove presta servizio come pilota da caccia nel gruppo 1\5. Dopo la Seconda guerra mondiale, conseguita la laurea in ingegneria al Polythecnique, JJSS si dedicò al giornalismo. Diventò nel 1948 editorialista di politica estera per Le Monde. La sua famiglia possedeva Les Echos, il principale quotidiano economico francese. Collaboratore di Pierre Mendes-France tra il 1952 e il 1955, nel 1953 fonda insieme a Françoise Giroud il settimanale L'Express, primo periodico moderno e innovativo in Europa, su cui saranno modellati numerosi settimanali fra cui l'italiano L'espresso. Espressione della sinistra anticomunista, avversario di Charles De Gaulle, combatté gli eccessi dell'esercito coloniale in Algeria e nel 1958 tenta di ostacolare l'avvento della Quinta Repubblica. Fino alla metà degli anni Sessanta fece de L'Express il portavoce autorevole e ufficiale di Pierre Mendès France.[1] Fu amico di Gianni Agnelli e di John Kennedy, al cui progetto politico cerco sempre d'ispirarsi, e cui si fece portabandiera in Francia.

Uomo politico radicale[modifica | modifica wikitesto]

JJSS fu eletto segretario del Partito Repubblicano, Radicale e Radical-Socialista nel 1969, carica che conservò fino alla scissione del 1971 da cui nacquero il Movimento dei radicali di sinistra (MRG) e il Partito radicale detto "valoisien". Aderì alla seconda formazione, di impostazione più moderata, venendone eletto presidente il 17 ottobre 1971. Salvo un'interruzione tra il 1975 e il 1977, restò alla guida del partito fino al 16 ottobre 1979. Eletto deputato nel 1970, sedette all'Assemblée Nationale fino al 1978. Lottò anche per i diritti umani nel mondo, tentando di far liberare Alexandros Panagulis, l'eroe della resistenza greca alla dittatura dei colonnelli, e riuscendo a far scarcerare il compositore Mikīs Theodōrakīs[2]

Ministro di Giscard[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni presidenziali del 1974 sostenne la candidatura di Valéry Giscard d'Estaing, e il 28 maggio fu nominato ministro delle Riforme nel governo di Jacques Chirac. Il 9 giugno, tuttavia, dovette dimettersi a causa di alcune sue dichiarazioni contro gli esperimenti nucleari autorizzati dal governo. Nel 1977 vendette l'Express (Les Echos non apparteneva più alla sua famiglia dal 1960). Nel 1978 sostenne dietro le quinte la creazione dell'Unione per la Democrazia Francese (UDF). Nel 1979 si mise in congedo dalla presidenza del partito radicale e insieme a Françoise Giroud si presentò alle elezioni europee con la lista Emploi, Égalité, Europe. La formazione ottenne solo l'1,84 % dei voti, e a causa delle spese elettorali Servan-Schreiber subì un rovescio finanziario.

Eminenza grigia di Mitterrand[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre in ottimi rapporti con François Mitterrand, dopo l'elezione di quest'ultimo alla Presidenza della Repubblica il 10 maggio 1981 divenne uno dei suoi consiglieri occulti, e nel 1984 fu nominato dal Primo ministro Laurent Fabius presidente del Centre Mondial Informatique et Ressource Humaine creato su suo impulso. Tuttavia, questo organismo si rivelò eccessivamente dispendioso e fu sciolto nel 1986.

La malattia[modifica | modifica wikitesto]

A causa del manifestarsi dei primi sintomi della malattia di Alzheimer, a partire dal 1985 incominciò ad assumere un ruolo più defilato. Soggiornò sempre più spesso negli Stati Uniti, e continuò a scrivere libri fino al 1992 e servizi giornalistici fino al 1996. Ma nel 1995 l'aggravarsi delle sue condizioni lo costrinsero a ritirarsi definitivamente a vita privata. Morì di polmonite, dovuta a complicanze della sua malattia, nel 2006.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Autore di numerosi libri, fra cui il best seller epocale La sfida americana del 1967, tradotto in quindici lingue (anche in italiano).

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Suo figlio David Servan-Schreiber (1961-2011) era un affermato neuropsichiatra, autore di libri di successo, fra cui Guarire (dedicato, tra gli altri, anche al padre, allora malato di Alzheimer[3]), tradotto in italiano nel 2003. Suo fratello Jean-Louis Servan-Schreiber, giornalista e scrittore, è uno dei fondatori del gruppo Expansion ed è attualmente editore del mensile Psychologies. Sua cugina Marie-Claire Servan-Schreiber è stata la seconda moglie di Pierre Mendès France. La prima moglie di Jean-Jacques Servan-Schreiber, Madeleine Chapsal, è una scrittrice di successo, autrice insieme al figliastro Édouard Servan-Schreiber di Conversations impudiques, un libro a due mani sulla sessualità. Oltre a David ed Édouard, suoi figli sono anche Émile, matematico, e Franklin.

Opere tradotte in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Jean-Jacques Servan-Schreiber, La sfida americana, prefazione di Ugo La Malfa, nuova collana di saggi n.1, ETAS KOMPASS, Milano, 1968, pp. 291
  • Jean-Jacques Servan-Schreiber, La sfida mondiale, Mondadori, Milano, 1980, pp. 380
  • Jean-Jacques Servan-Schreiber, La sfida degli ebrei. Israele. Il Medio oriente. La pace, Rizzoli, Milano, 1988, pp. 200

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cedette infine la proprietà de L'Express nel 1977.
  2. ^ Oriana Fallaci, Intervista con la storia
  3. ^ "Vorrei salutare lo spirito di mio padre Jean-Jacques, che vive in ogni pagina. La struttura preliminare di questo libro è nata praticamente da sola nel suo studio di Veulettes-sur-Mer, nella casa in Normandia che appartiene alla nostra famiglia da tre generazioni, là dove mi ricordo di averlo visto scrivere durante tutta un'estate La sfida americana. E non ho mai più dovuto apportarle varianti" (David Servan-Schreiber, Guarire, "Ringraziamenti")

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jean Bothorel, L'homme qui voulait changer tout, Les années JJSS, 2005.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN106977650 · ISNI (EN0000 0001 2146 4531 · LCCN (ENn50002757 · GND (DE119103141 · BNF (FRcb119245280 (data) · NDL (ENJA00456142 · WorldCat Identities (ENn50-002757