Jamie Dimon

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James "Jamie" Dimon

James "Jamie" Dimon (New York, 13 marzo 1956) è un dirigente d'azienda statunitense, presidente e CEO di JPMorgan Chase, la più grande delle quattro maggiori banche americane. In precedenza è stato membro del consiglio d'amministrazione della Federal Reserve Bank di New York. Incluso dalla rivista Time tra le 100 persone più influenti del mondo negli elenchi del 2006, 2008, 2009, 2011, è presente negli elenchi dei migliori amministratori delegati di Institutional Investor ed è uno dei pochi amministratori della banca a diventare miliardario, grazie in parte a una partecipazione di 485 milioni di dollari in JPMorgan Chase. Nel 2017 ha guadagnato 29,5 milioni di dollari, nel 2018 la sua ricchezza è secondo Forbes di 1,4 miliardi di dollari.[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Jamie Dimon ( / d aɪm ə n / ) è nato a New York (quartiere Queens) da una famiglia di immigrati greci, Theodore e Themis (née Kalos) Dimon.[2] Il nonno paterno ha cambiato il nome di famiglia da Papademetriou a Dimon per farlo sembrare francese,[3] ha lavorato come banchiere a Smirne (oggi Izmir) e ad Atene prima di arrivare negli Stati Uniti e lavorare come agente di cambio presso Shearson. Lo stesso lavoro praticato dal padre Theodore[4] prima di diventare vice presidente esecutivo di American Express. Jamie ha un fratello maggiore, Peter, e un fratello gemello, Ted.

Frequenta la Browning School[5] per poi laurearsi in psicologia ed economia presso la Tufts University. Durante l'estate lavora anche lui da Shearson. Dopo la laurea svolge per due anni consulenza manageriale prima di iscriversi alla Harvard Business School, insieme ai compagni di classe Jeffrey Immelt, Steve Burke, Stephen Mandel e Seth Klarman. Durante l'estate ad Harvard, lavora presso Goldman Sachs. Ha conseguito il master in business administration nel 1982.[6]

American Express[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la laurea, si fa convincere da un amico di famiglia, Sandy Weill, a rifiutare le offerte di Goldman Sachs, Morgan Stanley e Lehman Brothers e a unirsi a lui come assistente all'American Express: il guadagno, riconosce Weill, è inferiore rispetto a quello delle banche di investimento ma si sarebbe "divertito".[7] Nell'agosto 1985 Weil si dimette da American Express e anche Dimon lascia la società. Weill, lo stratega, e Dimon, suo braccio destro e più giovane di 25 anni, rimettono in sesto una piccola società di finanziamento al consumo di Baltimora, la Commercial Credit, in cui Weill investe 7 milioni di dollari diventandone CEO. Dopo un periodo di licenziamenti e riorganizzazione, la società inizia una serie di acquisizioni, da Travelers Group sino a Salomon Inc., la società madre di Salomon Brothers Inc. Nell'ottobre 1998 Travellers Group si fonde con Citicorp dando vita a Citicorp Group. E quell'anno Dimon si divide da Weill: è licenziato per non aver voluto promuovere la figlia del capo.[8][9]

JPMorgan Chase[modifica | modifica wikitesto]

Rimane senza lavoro per 16 mesi, impara a tirare di boxe, viene quindi nominato alla guida di BankOne, una banca di Chicago in difficoltà, e a Chicago ha l'opportunità di conoscere personaggi che poi avranno un peso politico a livello nazionale, da Rahm Emanuel a Barack Obama.[8] Nel 2004, dopo aver risanato la banca, riesce a venderla per 58 miliardi di dollari a JPMorgan Chase. Due anni più tardi è nominato CEO e presidente proprio di JPMorgan Chase.[10] Sotto la sua guida JPMorgan Chase si tiene lontana dai titoli legati ai mutui subprime e diventerà la principale banca statunitense.

Nel marzo 2008 entra nel consiglio d'amministrazione della Federal Reserve Bank di New York. Sempre nel marzo 2008 acquisisce, su pressione del governo,[8], Bear Stearns, la quinta banca d'affari americana vicina al fallimento (perdite per oltre 22 miliardi di dollari) per la crisi del mercato immobiliare legato ai mutui subprime. L'acquista per una somma complessiva di circa 1,2 miliardi di dollari, pagando 10 dollari per azione, un prezzo lontano dai livelli pre-crisi di 133 dollari per azione e non troppo distante dai 2 dollari per azione originariamente stabiliti nell'accordo tra Bears Stearns e JPMorgan Chase. Tre anni più tardi, nel settembre 2011, la procura di New York denuncerà per frode Bear Stearns e Emc Mortgage, entrambe del gruppo JP Morgan, per la truffa dei mutui subprime che hanno causato una grande recessione in tutto il mondo. Il 19 novembre 2013 JPMorgan Chase patteggerà un risarcimento di 13 miliardi di dollari.[11].

Nell'ottobre 2008 la banca rileva, dal curatore fallimentare della Federal Deposit Insurance Corporation, Washington Mutual Bank (WuMu), la maggiore Cassa di risparmio statunitense, soffocata dai mutui suprime. L'acquisizione di quello che è stato uno dei più grandi fallimenti bancari della storia americana, avviene per 1,836 miliardi di dollari. Dimon dovrà anche accettare il 28 ottobre 2008, pur non avendone la banca finanziariamente bisogno, 25 miliardi di dollari di fondi dal Dipartimento del Tesoro statunitense nell'ambito del Troubled Asset Relief Program (TARP), il programma deciso dal governo per aiutare le attività bancarie in difficoltà a causa dei mutui immobiliari. Nel febbraio 2009 JPMorgan Chase annuncerà che avrebbe utilizzato quei fondi per acquisire nuove imprese.[12] In seguito li restituirà.[8]

Dimon non nasconde simpatie per i democratici e quando Obama viene eletto nel 2008 presidente degli Stati Uniti il suo nome circola tra quelli candidati ad occupare il ruolo di segretario del Tesoro. Obama sceglie invece per quella posizione il presidente della Federal Reserve di New York, Timothy Geithner.[13] Dimon comunque è, secondo l'Associated Press, uno dei tre banchieri, insieme a Lloyd Blankfein e Vikram Pandit, ad avere libero accesso alla Casa Bianca durante la presidenza Obama.[14]

Nel settembre 2011 Dimon ha una discussione molto vivace con Mark Carney, il governatore della Bank of Canada, sostenendo che le disposizioni dei regolamenti finanziari internazionali di Basilea III discriminano le banche statunitensi e sono "anti-americane".[15] Nel maggio 2012 JPMorgan Chase segnala una perdita di almeno 2 miliardi di dollari in operazioni di compra-vendita di titoli derivati, quindi ad alto rischio, iniziati un paio d'anni prima dalla filiale di Londra. L'ammanco di quello scandalo, che sarà chiamato "London Whale",[16] salirà poi a 6 miliardi di dollari, i responsabili dell'ufficio londinese saranno accusati di frode e di falso per avere nascosto l'ammanco e avere falsificato i registri, l'immagine di Dimon sarà appannata per avere avviato tardivamente un'indagine interna sulla catena dei controlli, ci saranno delle inchieste da parte della Federal Reserve, della SEC, anche dell'FBI. Il 13 settembre 2013 la Securities and Exchange Commission - d'accordo con l’Office of Comptroller of the Currency, l'ente che regola le banche americane, la Federal Reserve e la Financial Conduct Authority, autorità di vigilanza finanziaria nel Regno Unito - ha multato per 920 milioni di dollari la JP Morgan Chase per quella truffa.[17]

Il 24 gennaio 2014 è annunciato che Dimon avrebbe ricevuto 20 milioni di dollari per il suo lavoro svolto nel 2013, un anno di profitti record nonostante i pagamenti delle multe e dei patteggiamenti.

Nel dicembre 2016 Dimon si è unito a un forum di lavoro riunito dal presidente Donald Trump per fornire consulenza strategica e politica su questioni economiche.[18]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1983 si sposa con Judith Kent, incontrata alla Harvard Business School. Hanno tre figlie: Julia, Laura e Kara Leigh.[19] Nel luglio 2014 ha annunciato di avere un tumore alla gola,[20] sottoponendosi poi per otto settimane alla chemioterapia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jamie Dimon, su forbes.com, 2018. URL consultato il 18 agosto 2018.
  2. ^ (EN) MJ Lee, 10 facts about Jamie Dimon, in Politico, 14 maggio 2012. URL consultato il 14 giugno 2012.
  3. ^ (EN) Jia-Lynn Yang, The secret to Jamie Dimon's luster, in Fortune, 22 settembre 2009. URL consultato il 30 maggio 2015.
  4. ^ Monica Langley, op.cit., p. 50
  5. ^ (EN) Class of 1938 Alumnus Achievement Award, in The Browning School. URL consultato il 14 giugno 2012.
  6. ^ (EN) Jamie Dimon, in newyorkfed.org, 1º dicembre 2015.
  7. ^ Monica Langley, op.cit., p.74
  8. ^ a b c d Il banchiere di Obama che ha schivato i mutui subprime, su ricerca.repubblica.it, 23 novembre 2009. URL consultato il 18 agosto 2018.
  9. ^ (EN) Leah Nathans Spiro, Too crowded under Traveler's umbrella?, in BusinessWeek, 30 giugno 1997.
  10. ^ (EN) Board Member Bios, in JPMorgan Chase.
  11. ^ JpMorgan patteggia risarcimento record: 13 miliardi di dollari per la crisi dei mutui, in Repubblica, Economia e finanza, 19 novembre 2013. URL consultato il 19 agosto 2018.
  12. ^ (EN) JP Morgan Chase's Premature Evacuation, su GuruFocus.com. URL consultato il 2 febbraio 2016.
  13. ^ (EN) Brian Wingfield e Liz Moyer, Obama's Economic Plan, in Forbes, 7 novembre 2008. URL consultato il 2 marzo 2012.
  14. ^ (EN) "Mr. Geithner Wall Street is on Line 1 (again)", in Associated Press, 8 ottobre 2009. .
  15. ^ (EN) Tom Braithwaite, Dimon in attack on Canada's bank chief, su FT.com, 26 settembre 2011. URL consultato il 2 febbraio 2016.
  16. ^ (EN) More Bad News For JPMorgan As FBI Gets Involved, su Forbes.com. URL consultato il 2 febbraio 2016.
  17. ^ Corriere della Sera, Per JPMorgan multa da 920 milioni, 19 settembre 2013
  18. ^ (EN) Bob Bryan, Trump is forming an economic advisory team with the CEOs of Disney, General Motors, JPMorgan, and more, in Business Insider, 2 dicembre 2016. URL consultato il 1º giugno 2017.
  19. ^ Duff McDonald, op. cit. p.22
  20. ^ Jamie Dimon, l'ad di JPMorgan, annuncia: "Ho un tumore ma continuo a lavorare", 3 luglio 2014. URL consultato il 19 agosto 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Monica Langley, Tearing Down the Walls: How Sandy Weill Fought His Way to the Top of the Financial World... and then Nearly Lost it All, Simon & Schuster, 2003
  • Duff McDonald, Last man standing, Simon & Schuster, 2009
  • Patricia Crisafulli, The House of Dimon, John Wiley & Sons, 2009

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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