Ignazio Guidi

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sen. Ignazio Guidi
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Luogo nascita Roma
Data nascita 31 luglio 1844
Luogo morte Roma
Data morte 18 aprile 1935
Titolo di studio Laurea in lettere
Professione Docente universitario
Legislatura XXIV

Ignazio Guidi (Roma, 31 luglio 1844Roma, 18 aprile 1935) è stato uno storico, accademico, semitista e arabista italiano, nonché senatore del Regno d'Italia dal 1914.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dopo la laurea nella Regia Università di Roma, fu dal 1873 al 1876 custode del Gabinetto Universitario del Vaticano, prima di conseguire nel 1876 l’incarico di insegnamento di “Ebraico” e “Lingue semitiche comparate” (antica denominazione di “Semitistica”) nell’Ateneo in cui aveva studiato.
Nell’Università romana rimase a insegnare fino al 1919, anno in cui andò in pensione, dopo essere diventato professore straordinario nell’ottobre del 1878 e ordinario nel 1885, tenendo anche l’incarico di “Lingue dell’Abissinia”.

Dal 1908 al 1908 tenne per un semestre un insegnamento in arabo sulla letteratura, storia e geografia araba nell’Università khediviale del Cairo: primo italiano a ricevere tale onorifico incarico, seguito poi da quelli di David Santillana, Carlo Alfonso Nallino e Gerardo Meloni.

Fu dal 1878 Socio nazionale dell'Accademia nazionale dei Lincei e senatore del Regno dal 1914.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Tra i suoi numerosissimi lavori (una Bibliografia, completa fino al 1911, figura a stampa sulla Rivista degli Studi Orientali dell’Università di Roma),[1] avviati fin dal 1871, e che Giorgio Levi Della Vida[2] definì senza mezzi termini “imponente per mole, stupefacente per la varietà degli argomenti trattati, tipicamente monografica, severamente e rigorosamente tecnica, non agevole quindi a essere intesa ed apprezzata, se non da specialisti”, spicca quello su “La sede primitiva dei popoli semiti”[3] che suscitò ampio dibattito in tutto il mondo scientifico semitistico e arabistico.

Altri suoi impegni di rilevanza internazionale furono la traduzione del Fetha Nagast ("Legislazione dei Re", 1879-99), un lavoro circa i Sette Dormienti di Efeso (1884-85), l'edizione parziale (1887) del capolavoro annalistico di Tabari, edito sotto la guida di M. J. de Goeje, la cura degli Indici del Kitāb al-Aghānī (1900), la traduzione del Mukhtaṣar di Khalīl ibn Isḥāq (1919)[4] e un Vocabolario Amarico-Italiano (1901) tuttora assai valido.

Numerosi i suoi allievi, dal figlio Michelangelo Guidi - insigne arabista della cosiddetta “Scuola romana” - a Carlo Alfonso Nallino.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

  • Accademico dei Lincei
  • Accademico d’Italia
  • Membro dell’Institut de France
  • Membro dell’Accademia araba di Damasco

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ V, pp. 4, 77-89, 216.
  2. ^ Oriente Moderno, XV, 1935, p. 238.
  3. ^ Memorie dell’Accademia dei Lincei, Cl. sc. mor. III iii, 1879, pp. 566-615.
  4. ^ Opera in due volumi. Il secondo fu realizzato da David Santillana.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 44324096