Heito

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Heito noto anche come Hatto o Haito (762/763 – Reicheinau, 17 marzo 836) è stato un monaco cristiano svevo abate di Reichenau e vescovo della diocesi di Basilea.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia e la giovinezza a Reichenau[modifica | modifica wikitesto]

Di origine probabilmente sveva, all'età di cinque anni venne affidato con il fratello Wadilcoz all'abbazia di Reichenau, uno dei più importanti monasteri benedettini dell’epoca carolingia. Sotto la guida dell’abate Waldo, entrambi i fratelli completarono la propria formazione monastica: Wadilcoz venne inviato, grazie all’influente raccomandazione dell’abate, presso Alcuino, che probabilmente seguì anche a Tours, divenuto uno dei suoi pupilli[1]; Heito rimase invece presso Reichenau come direttore della scuola monastica, contribuendo in particolare allo sviluppo della biblioteca.

La carriera diplomatica ed ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Sulle successive fasi della carriera ecclesiastica di Heito, c’è concordanza nelle fonti nell’attribuire all’anno 806 la sua nomina ad abate di Reichenau, subentrando a Waldo divenuto abate dell’abbazia imperiale di Saint-Denis a Parigi, mentre per quanto riguarda la designazione alla cattedra vescovile della diocesi di Basilea le date possibili sono comprese tra l’802 e l’806[2]; anche in questa carica fu il successore di Waldo, che ottenne la diocesi di Pavia. È in questo periodo che Heito iniziò anche a ricoprire un ruolo di sempre maggiore rilievo all’interno della corte carolingia, è infatti citato sia come diplomatico al servizio di Carlo Magno sia come firmatario del suo testamento.

“Stabat autem gloriosissimus regum Karolus iuxta fenestram lucidissimam, radians sicut sol in ortu suo gemmis et auro conspicuus, innixus super Heittonem; hoc quippe nomen erat episcopi ad Consantinopolim quondam destinati.”[3] "Carlo, il più glorioso tra i re, stava in piedi accanto alla finestra piena di luce, risplendendo come il sole al suo sorgere, notevole per l’oro e le gemme, appoggiato a Heito; questo era infatti il nome del vescovo che una volta venne inviato a Costantinopoli."

Questo passo tratto dai Gesta Karoli Magni di Nokter I di San Gallo attesta la grande vicinanza tra l’imperatore e il vescovo di Basilea e fa riferimento alla missione diplomatica che Heito compì per ordine di Carlo Magno a Costantinopoli nell’811 presso l’imperatore bizantino Niceforo I. A causa della grande instabilità dell’impero bizantino in quel periodo[4] e della scomparsa del resoconto stilato da Heito, risulta difficile stabilire con certezza se l’ambasciata abbia avuto successo.

“Episcopi: Hildebaldus, Ricolfus, Arno, Wolfarius, Bernoin, Laidradus, Iohannes, Theodulfus, Iesse, Heito, Waltgaudus. Abbates: Fredugisus, Adalung, Engelbertus, Irmino. Comites: Walacho, Meginherus, Otulfus, Stephanus, Unruochus, Burchardus, Meginhardus, Hatto, Rihwinus, Edo, Ercangarius, Geroldus, Bero, Hildigerus, Rocculfus.”[5]

Alla fine della propria opera sulla vita di Carlo Magno, Eginardo pone la trascrizione del documento contenente il testamento dell’imperatore, nel quale sono annotati tutti i presenti al momento dell’ufficializzazione che cofirmarono il testo. Tra questi, all’interno dell’elenco dei vescovi, è nominato anche Heito di Reichenau, a ulteriore testimonianza del prestigioso ruolo che ricopriva all’interno della corte carolingia.

Nonostante gli impegni cortigiani, Heito non trascurò i propri doveri di vescovo e abate. Promulgò i venticinque articoli dei Capitula ecclasiastica, una raccolta di norme molto dettagliate (ad esempio, viene imposto il celibato (IX) o viene vietata la compravendita di cariche religiose (XII), ma viene anche vietata la frequentazione di taverne (X) o che una donna si avvicini all’altare, neanche per lavare i paramenti sacri (XVI)[6]) destinate al clero della diocesi di Basilea. Per la somiglianza con i canoni emanati dal concilio dell’813, è probabile che Heito abbia composto i Capitula poco dopo tale data[7]. Nel corso del suo mandato vescovile, ordinò la costruzione della prima cattedrale di Basilea, probabilmente intitolata a Santa Maria, di cui oggi non rimane che parte delle mura di fondazione al di sotto dell’attuale edificio[8]. Il 16 agosto 816 consacrò la chiesa abbaziale dei Santi Maria e Marco[9] a Reichenau, la cui realizzazione, in luogo dell’originario santuario in legno, aveva probabilmente ordinato al ritorno da Costantinopoli. Sempre all’anno 816 risale la sua partecipazione al primo della serie di sinodi tenuti ad Aquisgrana riguardo alla regolazione della vita monastica all’interno del regno franco. Tra i documenti prodotti nel corso dell’evento, sono presenti gli Statuta Murbacensia, la più lunga tra le registrazioni delle decisioni preliminari del sinodo, la cui paternità, sebbene non del tutto certa, è attribuita a Heito[10]. È possibile che questa non sia stata l’unica partecipazione di Heito a un sinodo: potrebbe infatti aver preso parte anche al concilio di Aquisgrana dell’809, riguardante la disputa teologica sull’aggiunta dell’espressione Filioque all’interno del Credo[11]. Gli atti del sinodo sono perduti, tuttavia, secondo lo studioso Harald Willjung, è possibile identificare Heito dietro l’autore anonimo di uno dei rapporti teologici stilati in quel contesto (Testimonia de processioni Spirictu Sancti)[12].

Gli ultimi anni e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Intorno ai sessant’anni, nell’823, rinuncia contemporaneamente sia alla carica di abate sia a quella di vescovo e continua a vivere nell’abbazia di Reichenau come monaco semplice. Per giustificare la decisione di ritirarsi dagli impegni politici ed ecclesiastici, è stata avanzata l’ipotesi che potesse essere gravemente malato[13]. Nell’825 viene stilato il libro delle confraternite di Reichenau, contenente l’elenco i membri delle comunità religiose che erano unite in una confraternita con il monastero, con l’obbligo di ricordarli nella preghiera quotidiana: il primo della lista è l’abate Erlebaldo, discepolo e successore di Heito, subito sotto di lui è segnato Heito, ricordato con il titolo di vescovo[14]. Muore il 17 marzo 836.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle già citate opere normative pertinenti alla sua funzione di vescovo, i Capitula ecclesiastica e i due testi, la cui attribuzione è incerta, prodotti nel contesto di sinodi ecclesiastici, e il resoconto del viaggio relativo alla missione diplomatica a Costantinopoli dell’811 di cui purtroppo conserviamo solo il titolo Odoporicus, interessano la figura di Heito anche le seguenti opere:

Versus ad Basalam scribendus et versus ad Basalam in ciborio[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di due componimenti metrici che celebrano Heito come costruttore di un edificio religioso il primo e come donatore di un ciborio il secondo. L’attribuzione diretta ad Heito, riportata nei repertori CALMA[15] e “Geschichtsquellen des deutschen Mittelalters”[16], è piuttosto dubbia e, secondo alcuni studiosi, è più probabile siano stati scritti con la committenza del vescovo di Basilea da un monaco di Reichenau[17]. I due testi, tramandati esclusivamente dalla loro citazione all’interno del De viris illustribus monasterii Augiae Majori di Jean Egon, priore di Reichenau nel XVII secolo, sono stati a lungo interpretati in riferimento all’edificazione della chiesa abbaziale dei Santi Maria e Marco di Reichenau, correggendo Basalam (denominazione in latino di Basilea in uso nell’epoca carolingia) in basilicam[18]. Infatti, la scoperta[19] delle fondamenta di una cattedrale datata all’inizio del IX secolo al di sotto dell’attuale cattedrale di Basilea risale solamente agli anni ‘70 del ‘900; precedentemente la mancanza del titolo di vescovo ad accompagnamento del nome di Heito (in entrambi i componimenti è definito semplicemente sacerdos) e la non esistenza di prove concrete dell’edificazione di una cattedrale a Basilea in questo periodo suggerivano la correzione. Tuttavia, alla luce della scoperta archeologica è possibile dare fiducia alla versione riportata da Jean Egon e interpretare i due testi in riferimento alla cattedrale di Basilea.

Il primo ricorda con enfasi retorica il momento della costruzione della cattedrale a partire da una preesistente struttura fatiscente. Purtroppo, non conosciamo con certezza l’anno di avvio dei lavori e l’unica datazione possibile è quella entro i termini dell’episcopato di Heito, escludendo i primi anni, in quanto il vescovo è detto essere ampiamente venerato in Germania ed è più probabile quindi che si parli in un momento in cui la sua fama è già ben affermata. Il testo si presenta essenzialmente come un centone di versi tratti dall’Eneide e dalle poesie di Venanzio Fortunato[20].

Il secondo, invece, è stato prodotto probabilmente in occasione della rinuncia di Heito alla cattedra vescovile nell’823 (anno esplicitamente citato nel breve componimento come decimo anno del regno di Ludovico il Pio). Era infatti consuetudine che un vescovo al momento dell’abbandono di una sede vescovile restituisse i beni acquisiti dal momento della nomina; Heito liquida quindi i suoi beni comprando e donando alla cattedrale di Basilea un ciborio, probabilmente in metallo, che nel componimento è infatti detto splendere.

Visio cuiusdam pauperculae mulieris[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Visio cuiusdam pauperculae mulieris.

La Visio cuiusdam pauperculae mulieris (Visione di una povera donna) è una delle tre visioni dell’aldilà inquadrabili all’interno del contesto di Reichenau nei primi decenni del IX secolo, insieme alla Visio Wettini e alla Visio Baronti. Se l’ambiente di produzione dell’opera sembra confermato con sufficiente certezza, lo stesso non si può dire dell’autore: si tratta infatti di un’altra opera attribuita a Heito senza che ci sia concordanza tra gli studiosi, si oscilla infatti tra chi non mette assolutamente in dubbio[21] la paternità avanzata da Hubert Houben[22], e chi preferisce considerare l’opera anonima[23]. L’opera, databile tra l’819 e l’822, propone un resoconto di una visione dell’aldilà avuta da una donna di Laon, città situata nella parte nord-occidentale dell’attuale Francia, con chiaro fine politico: tutti i personaggi che la donna incontra nel suo viaggio appartengono alla famiglia del regnante Ludovico il Pio, indicato come destinatario del messaggio di invito al pentimento sotteso al viaggio. L’imperatore è infatti criticato per l’uccisione del nipote Bernardo, collocato nel Paradiso al contrario degli altri personaggi, il padre Carlo Magno, la moglie Ermengarda e il cognato Begone, variamente puniti[24].

Visio Wettini[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Visio Wettini.

Sotto al titolo di Visio Wettini sono tramandate due redazioni della stessa vicenda, una in prosa, scritta a ridosso dell’evento riferito, intorno all’824, e una in versi, composta nell’826 dall’allora diciottenne Valafrido Strabone, che probabilmente si occupò in tale occasione di revisionare anche il primo testo scrivendone anche la prefazione in cui la narrazione è attribuita a Heito di Reichenau[25]. Come il testo prima citato, anche la Visio Wettini è presentata come resoconto di una visione dell’aldilà, redatto da Heito con assoluta fedeltà al racconto che il monaco Wetti fece immediatamente dopo aver vissuto l’esperienza, tanto che il testo stesso parla di una prima frettolosa trascrizione su tavolette cerate. Secondo un topos diffuso tra le visioni medievali, la visita dell'oltretomba da parte di Wetti avviene nei momenti di sonno e dormiveglia durante una grave malattia nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte. Nel corso del breve viaggio, diviso in due momenti separati, Wetti viene accompagnato da un angelo tra i magnifici paesaggi dell'aldilà: viene così in contatto con le anime dannate, variamente punite in un luogo montuoso, e con le anime elette, residenti in una struttura naturale splendente di materiali preziosi; incontra anche una terza categorie di anime, tra cui è riconoscibile Carlo Magno, a cui è riservato un destino di redenzione, una volta espiate le proprie colpe attraverso pene subite secondo le stesse modalità e negli stessi luoghi delle anime dannate[26]. Il testo si inserisce sicuramente nel filone delle visioni politiche, schierandosi a favore di Ludovico il Pio, pienamente riabilitato dopo l'ammenda di Attigny (822), il cui entourage è indirettamente citato tra gli eletti, ma mantiene anche una forte motivazione di insegnamento morale, coerente con il ruolo che Heito ha avuto all'interno della riforma monastica del sinodo dell'816[27].

Pianta di San Gallo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pianta di San Gallo.
Pianta di San Gallo, Codex Sangallensis 1092, recto

Un discorso a parte merita la cosiddetta Pianta di San Gallo[28], un documento conservato presso la biblioteca del monastero di San Gallo con la segnatura St. Gallen, Stiftsbibliothek, Cod. Sang. 1092[29]. Si tratta della pianta di un’abbazia benedettina completa, non corrispondente a nessuno degli edifici mai effettivamente realizzati, disegnata su cinque fogli di pergamena cuciti insieme. Sul margine è annotata una dedica a Gozberto, abate di San Gallo dall’816 all’836. Sulla base dell’esame paleografico condotto da Bernhard Bischoff[30], è stata avanzata l’ipotesi che si possa trattare di una produzione interna al monastero di Reichenau; in particolare, secondo Walter Horn ed Ernest Born[31], si tratta di una copia fatta eseguire da Heito di Reichenau per inviarla all’abate Gozberto che non aveva partecipato al sinodo dell’816, nel corso del quale era stato prodotto l’originale, nell’ambito della ridefinizione della regola benedettina con l’obiettivo di estenderla a tutti i monasteri di area franca. Quindi, non si tratta di un reale progetto architettonico che purtroppo non è mai stato concretizzato, ma dell’illustrazione del monastero ideale, l’archetipo a cui è necessario far riferimento per costruire, ristrutturare e riorganizzare le strutture esistenti e future. Secondo questa interpretazione, la pianta assume un forte valore storico, sociale, artistico e religioso, perfettamente inserita all’interno della riforma benedettina e testimonianza concreta della pervasività di tale operazione, solo apparentemente relegata in ambito ecclesiastico.

Tale interpretazione non è tuttavia concordemente accettata e c’è chi, come Warren Sanderson[32], pur riconoscendo l’importanza del documento per la sua unicità, tende a ridimensionarne il valore a un livello più locale. È contestata in particolare l’attribuzione all’ambiente della riforma benedettina a causa di alcuni elementi interni al disegno e alle didascalie della pianta che fanno propendere per una diversa datazione: si nota infatti la presenza di alcuni decori a viticcio nella rappresentazione del cimitero attestati solo fino all’810 circa, mentre la denominazione di uno degli altari come dedicato a San Sebastiano lascia intendere una datazione più tarda: infatti non si trova nessuna reliquia del santo, elemento necessario alla consacrazione di un altare in suo nome, a nord delle Alpi prima dell’826. Inoltre, sono state individuate numerose linee di costruzione mai ripassate a inchiostro che suggeriscono l’idea che la pianta sia stata disegnata senza prendere spunto da un prototipo. E, in ultima analisi, considerando le chiese costruite dopo il sinodo di Aquisgrana si nota come le dimensioni dell’edificio previsto nella pianta siano molto più in linea con la monumentalità della prima età carolingia che non con le indicazioni della riforma, che sembrano suggerire luoghi di culto più ridotti[33]. L’ipotesi di Sanderson prevede quindi che la pianta sia stata inizialmente tracciata a Reichenau negli anni precedenti la morte di Carlo Magno, poi successivamente rivista con l’aggiunta di alcune precisazioni didascaliche (come la dedica dell’altare a San Sebastiano) negli anni tra l’826 e l’830, sotto la direzione di Heito ritornato come monaco semplice, il quale poi la invia, non come documento ufficiale emesso da un sinodo, ma come oggetto interessante e stimolante, all’amico, come suggerisce anche il tono della dedica di invio in cui Gozberto è appellato come dulcissime fili.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si hanno poche notizie riguardo a Waldicoz: viene citato come studente di Alcuino in C. J. B. Gaskoin, Alcuin: his life and his work, New York 1966, p. 194 e in J. M. Clark, The Abbey of St. Gall as a centre of literature and art, Cambridge 1926, p. 60, mentre il rapporto di parentela con Heito è confermato in R. Chelard, La civilisation française dans le developpement de l’Allemagne, Parigi 1900, p. 231 e dalla voce redatta da Ulrich Sieben in Neue Deutsche Biographie vol. 8, Berlino 1969, pp. 59-60.
  2. ^ La discordanza nell’attribuire la corretta data a tale evento sembra derivare dal fatto che la rinuncia da parte di Waldo alla cattedra di Basilea risalga con relativa certezza all’802, ma tuttavia sembra poco coerente con l’uso del tempo che la designazione a vescovo preceda quella di abate, non databile a prima dell’806. cfr. R. J. Rebmann, Haito, Bischof von Basel, Abt von Reichenau, in https://altbasel.ch/fussnoten/haito.html.
  3. ^ Nokter I di San Gallo, Gesta Karoli Magni, ed. H. F. Haefele, Berlino 1959, pp. 56-57 (MGH SS. rer. Germ. N. S., 12)
  4. ^ Nel solo 811 si succedono tre imperatori: Niceforo I muore infatti in battaglia poco dopo l’arrivo dell’ambasciata guidata da Heito, gli succede il figlio Stauracio che però nel giro di pochi mesi abdica in favore del cognato che diviene imperatore con il nome di Michele I.
  5. ^ Eginardo, Vita Karoli Magni, ed G. Waitz, Hannover e Lipsa 1880 (MGH SS rer. Germ., 25), p. 41.
  6. ^ Heito di Reichenau, Capitula ecclesiastica, ed. P. Brommer, Hannover 1984 pp. 210-219 (MGH Capit. episc., 1).
  7. ^ A. Boretius, Capitularia regum Francorum, Hannover 1881, p. 362 (MGH Capit., 1)
  8. ^ Riguardo alla datazione e alla dedica della cattedrale: C. Wilsdorf, L'évêque Haito reconstructeur de la cathédrale de Bâle (premier quart du IXe siècle). Deux textes retrouvés, «Bulletin Monumental» 133/2 (1975), pp. 175-181; al link https://baslermuenster.ch/bauwerk/baugeschichte/das-karolingische-haito-muenster-9-jh sono disponibili pianta e ricostruzioni digitali della prima cattedrale di Basilea.
  9. ^ La chiesa, che nel corso dei secoli successivi è stata più volte ampliata e arricchita, è dal 2000 patrimonio dell’UNESCO.
  10. ^ C. Wilsdorf, Le manuscrit et l'auteur des statuts dits de Murbach, «Revue d'Alsace» 100 (1961), pp. 102-110. Un’altra possibile ipotesi attributiva, avanzata in R. Bauerreiss, Das frühmittelalterliche Bistum Neuburg im Staffelsee, «Studien und Mitteilungen zur Geschichte des Benediktinerordens» 60 (1946), pp. 375-438, è Sintperto, abate di Murbach e vescovo di Augusta.
  11. ^ Il contenuto di entrambi i sinodi (809 e 816) è riportato in E. H. Landon, A manual of councils of the Holy Catholic Church, Edimburgo 1909, p. 14.
  12. ^ H. Willjung, Das Conzil von Aachen 809, Hannover 1998, pp. 213-223 (MGH, Conc. 2, Suppl. 2)
  13. ^ W. Wattenbach, Hatto von Basel, in Allgemeine Deutsche Biographie 11, 1880, p. 677 unter Heito [Online-Version]; URL: https://www.deutsche-biographie.de/sfz28136.html#adbcontent.
  14. ^ Il libro delle confraternite è conservato nel manoscritto Zürich, Zentralbibliothek, Ms. Rh. hist. 27, dal foglio 15r, la citazione di Heito è al f. 15v. Il manoscritto è liberamente accessibile al link https://www.e-codices.unifr.ch/it/list/one/zbz/Ms-Rh-hist0027. Una trascrizione della lista è invece disponibile all’interno di G. Althoff, Der Sachsenherzog Widukind als Mönch auf der Reichenau. ein Beitrag zur Kritik des Widukind-Mythos, in Frühmittelalterliche Studien 17, Jahrbuch des Instituts für Frühmittelalterforschung der Universität Münster, Berlino e New York 1983, pp. 251-279, p. 277-279.
  15. ^ R. Angelini, in: C.A.L.M.A. Compendium Auctorum Latinorum Medii Aevi (500-1500), 5, Firenze 2015-2017, 302-303. http://sip.mirabileweb.it.pros.lib.unimi.it/search-author/heito-augiensis-abbas-n-762-763-m-17-03-836-author/2/19698.
  16. ^ http://www.geschichtsquellen.de/werk/2599
  17. ^ È stata avanzata l’ipotesi che possa trattarsi di Valafrido Strabone, senza però averne prove tangibili. Wilsdorf nell’articolo già citato (C. Wilsdorf, L'évêque Haito reconstructeur de la cathédrale de Bâle (premier quart du IXe siècle). Deux textes retrouvés, «Bulletin Monumental» 133/2 (1975), pp. 175-181) afferma con convinzione che Heito si sia affidato al talento di uno dei monaci di Reichenau. Tutte le informazioni in seguito riportate a riguardo dei due componimenti fanno riferimento a tale articolo, all’interno del quale è anche presente una nuova pubblicazione di entrambi, oltre a una traduzione in francese.
  18. ^ È così pubblicato il testo nelle edizioni F. J. Mone, Quellensammlung zur badischen Landesgeschichte, 3, Karlsruhe 1863, p. 133 e E. Dümmler (MGH Poetae, 2), 1884, pp. 425-426.
  19. ^ La scoperta è avvenuta nel corso della campagna archeologica condotta presso la cattedrale di Basilea da M. Hans Rudolf Sennhauser nel corso del 1966 e tra 1973 e 1974.
  20. ^ L’identificazione dei versi citati è presente già nell’edizione di Dümmler ed è ripresa nell’articolo di Wilsdorf.
  21. ^ C. Carozzi, Le Voyage de l’âme dans l’au-delà, Collection de l’école française de Rome, Roma 1994, p. 320 “L’attribution à Haito ne fait aucun doute”.
  22. ^ H. Houben, Visio cuiusdam pauperculae mulieris: Überlieferung und Herkunft eines frühmittelalterlichen Visionstextes (mit Neuedition), Zeitschrift für die Geschichte des Oberrheins, vol. 124, 1976.
  23. ^ M.P. Ciccarese, Visioni dell’aldilà in Occidente: fonti, modelli, testi, Firenze, 1987.
  24. ^ C. Carozzi, op. cit., pp. 322-323
  25. ^ La revisione di Valafrido del testo in prosa, che è soprattutto evidente per l’aggiunta della prefazione, la divisione in capitoli e la loro titolazione, è stata dimostrata in J. Autenribth, Heitos Prosaniederschrift der Visio Wettini - von Walafrid Strabo redigiert ?, in Festschrift fur H. Lôwe. Geschichtschreibung und Geistiges Leben im Mittelalter, Colonia-Vienna 1978, pp. 172-178.
  26. ^ Per la trama si fa riferimento, oltre all’opera pubblicata in Heito, Visio Wettini, ed. Dummler, Berlino, 1884, pp. 267-275 (MGH Antiquitates, Poetae latini II), anche a C. Carozzi, op. cit., pp. 325-331.
  27. ^ F. Stella, Carlo e la sua ombra nelle testimonianze poetiche. Dalle visioni oltremondane alle narrazioni antiagiografiche, in Il secolo di Carlo. Istituzioni, letterature e cultura del tempo carolingio, Firenze 2016 pp. 9-36, p. 17.
  28. ^ Alla Pianta di San Gallo è dedicato un sito: http://www.stgallplan.org/en/index_plan.html.
  29. ^ Il Codex Sangallensis 1092 è liberamente accessibile al link https://www.e-codices.unifr.ch/it/searchresult/list/one/csg/1092.
  30. ^ B. Bischoff, Die Entstehung des Klosterplanes in palaographischer Sicht, in Mittelalterliche Studien: Ausgewahlte Aufsatze zur Schriftkunde und Literaturgeschichte, 1, Stuttgart 1966
  31. ^ E. Born, W. Horn, The Plan of St. Gall: A Study of the Architecture and Economy of, and Life in a Paradigmatic Carolingian Monastery, Los Angeles, 1982.
  32. ^ W. Sanderson, The Plan of St. Gall Reconsidered, «Speculum», 60/3 (1985), pp. 615-632.
  33. ^ La lunghezza della chiesa della pianta di San Gallo misura 103 m, in linea, ad esempio, con i 102 m della chiesa di San Bonifacio del monastero di Fulda (costruita tra 802 e 812) e i 90 m della chiesa dell’abbazia di Saint-Riquier (790-799), mentre è in netto contrasto con la chiesa edificata per volere del promotore della riforma Benedetto di Aniane a Inden, iniziata nell’814 e terminata prima del sinodo dell’817 e lunga solo 26 m.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni e traduzioni moderne[modifica | modifica wikitesto]

Testimonia de processione Spiritu Sancti[modifica | modifica wikitesto]

Edizione: H. Willjung (MGH Conc., 2, Suppl. 2) 1998, 385-395

Capitula ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni: A. Boretius (MGH Capit., 1), 1881, 363-366; P. Brommer (MGH Capit. Episc., 1), 1984, 210-219

Statuta Murbacensia[modifica | modifica wikitesto]

Edizione: Kassius Hallinger, Corpus consuetudinum monasticarum I Initia Consuetudinis Benedectinae. Consuetudines saeculi octavi et noni, Siegburg 1963, pp. 437-50 [ed. J. Semmler]

Versus ad Basalam scribendus et versus ad Basalam in ciborio[modifica | modifica wikitesto]

Edizione: E. Dümmler (MGH Poetae, 2), 1884, 425-426

Traduzione: C. Wilsdorf, L'évêque Haito reconstructeur de la cathédrale de Bâle (premier quart du IXe siècle). Deux textes retrouvés, «Bulletin Monumental» 133/2 (1975), pp. 175-176 (francese)

Visio cuiusdam pauperaculae mulieris[modifica | modifica wikitesto]

Edizione: H. Houben, Visio cuiusdam pauperculae mulieris: Überlieferung und Herkunft eines frühmittelalterlichen Visionstextes (mit Neuedition), Zeitschrift für die Geschichte des Oberrheins, vol. 124, 1976.

Traduzione: M.P. Ciccarese, Visioni dell’aldilà in Occidente: fonti, modelli, testi, Nardini, Firenze, 1987, pp. 395–399. (italiano)

Visio Wettini[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni: E. Dümmler (MGH Poetae, 2), 1884, 267-275; Hermann Knittel, Heito und Walahfrid Strabo Visio Wettini. Einführung, lateinisch-deutsche Ausgabe und Erläuterungen, Heidelberg 2004, pp. 34-62

Traduzioni: Maria Pia Ciccarese (trad. comm.) Visioni dell'aldilà in Occidente. Fonti modelli e testi Firenze 1987, pp. 406-38 (italiano); E. Gardiner, Visions of Heaven and Hell before Dante, New York 1989, 65-79 (inglese); Hermann Knittel, Heito und Walahfrid Strabo Visio Wettini. Einführung, lateinisch-deutsche Ausgabe und Erläuterungen praef. Walter Berschin, Heidelberg 2004, pp. 34-62 (tedesco)

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Herbermann, “Haito”, in Catholica Encyclopedia, 1913
  • U. Sieber, “Hatto” in Neue Deutsche Biographie, Berlino 1969, pp. 59-60
  • W. Wattenbach, “Hatto von Basel” in Allgemeine Deutsche Biographie, Lipsia, 1880, p. 677
  • “Haito” nel repertorio digitale Geschichtsquellen des deutschen Mittelalters
  • E. Tremp, “Haito” in Dizionario storico della Svizzera
  • R. J. Rebmann, “Haito, Bischof von Basel, Abt von Reichenau” su www.altbasel.ch
  • C. Wilsdorf, L'évêque Haito reconstructeur de la cathédrale de Bâle (premier quart du IXe siècle). Deux textes retrouvés, «Bulletin Monumental» 133/2 (1975), pp. 175-181
  • H. Houben, Visio cuiusdam pauperculae mulieris: Überlieferung und Herkunft eines frühmittelalterlichen Visionstextes (mit Neuedition), Zeitschrift für die Geschichte des Oberrheins, vol. 124, 1976.
  • E. Born, W. Horn, The Plan of St. Gall: A Study of the Architecture and Economy of, and Life in a Paradigmatic Carolingian Monastery, Los Angeles, 1982.
  • C. E. Ineichen-Eder, Addendum to the Manuscript Transmission of Heito's Visio Wettini : Ambrosianus I 89 Sup, Scriptorium, Tome 37 n°1, 1983, pp. 98-104
  • W. Sanderson, The Plan of St. Gall Reconsidered, «Speculum», 60/3 (1985), pp. 615-632
  • C. Carozzi, Le Voyage de l’âme dans l’au-delà, Roma 1994, pp. 319-346.
  • R. Angelini, in: CALMA Compendium Auctorum Latinorum Medii Aevi (500-1500), 5, Firenze 2015-2017, 302-303.
  • F. Stella, Carlo e la sua ombra nelle testimonianze poetiche. Dalle visioni oltremondane alle narrazioni antiagiografiche, in Il secolo di Carlo. Istituzioni, letterature e cultura del tempo carolingio, Firenze 2016 pp. 9-36

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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