Anonimato

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Anonimo" rimanda qui. Se stai cercando il brano di Lucio Battisti, vedi Anima latina#Anonimo.

L'anonimato (o anche anonimìa) è lo stato di una persona anonima, ossia di una persona di cui l'identità non è conosciuta. Questo può accadere per diversi motivi: una persona è riluttante a farsi conoscere, oppure non lo vuole per motivi di sicurezza come per le vittime di crimini e di guerra, la cui identità non può essere individuata.

Nascondere la propria identità può essere una scelta, per legittime ragioni di privacy e, in alcune occasioni, per sicurezza personale: un esempio ne sono i criminali, i quali, solitamente, preferiscono rimanere anonimi, in particolare nelle lettere ricattatorie.

Un'opera si dice anonima quando non si conoscono i suoi autori. Lo possono essere i prodotti del folclore o della tradizione, tramandati oralmente; oppure lo sono i dati riguardanti il nome di un autore andati perduti o intenzionalmente nascosti.

Diritto all'anonimato e diritti della personalità[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ordinamento giuridico Italiano non esiste un diritto generale di anonimato. Esso costituisce un diritto solo nei casi espressamente previsti da norme speciali. Contrariamente, il diritto al nome ed il diritto all'identità, che molto spesso vengono considerati complementari e contrapposti all'anonimato, sono tutelati dalle leggi italiane. Il diritto al nome è riconosciuto negli articoli 6 e seguenti del Codice Civile. L'articolo 6 in modo particolare afferma che "Ogni persona ha diritto al nome che le è per legge attribuito. Nel nome si comprendono il prenome e il cognome.Non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche al nome, se non nei casi e con le formalità dalla legge indicati." Si afferma dunque il diritto di ogni persona al nome che le è attribuito e in un certo senso a tutelarne l'immagine (impedire l'indebito uso ad altri). Oltre al nome, nell'articolo 9 del Codice Civile viene tutelato lo pseudonimo. Il diritto al nome è un diritto immateriale che riguarda la personalità, così come il diritto all'identità personale (tutelato dall'articolo 2 della Costituzione) e il diritto all'immagine (tutelato dall'articolo 10 del Codice Civile). In particolare il diritto all'identità personale viene definito dalla Corte di cassazione civile, come "l'interesse del soggetto, ritenuto generalmente meritevole di tutela giuridica, di essere rappresentato, nella vita di relazione, con la sua vera identità, così come questa nella realtà sociale, generale o particolare, è conosciuta o poteva essere riconosciuta con l'esplicazione dei criteri della normale diligenza e della buona fede oggettiva". L'anonimato può sembrare contrapposto a questi diritti immateriali (nome ed identità personale) ma molte volte esso può costituire una forma di controllo della proiezione sociale della propria identità. Nella società dell'Informazione nella quale viviamo, lasciare delle tracce di se stessi è molto semplice, quasi impossibile non farlo, dunque, è proprio l'anonimato che garantisce "uno spazio di libertà".

Anonimato e Internet[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine del XX secolo, Internet ha consentito la divulgazione e la pubblicazione di informazioni in forma parzialmente anonima. Tuttavia, la diffusione delle comunicazioni via Internet ha spinto governi e multinazionali a sviluppare metodi di sorveglianza senza precedenti: Echelon, Total Information Awareness e Carnivore sono soltanto alcuni esempi.

Su Internet è frequente l'uso di pseudonimi (nickname in inglese) anche per nascondere la propria identità; questo è necessario ma non sufficiente a garantire il proprio anonimato. Tuttavia, secondo la legge italiana, non è consentita l'assunzione di false identità: si veda la voce "Pseudonimo".

Gli Anonymous remailer e gli pseudonymus remailer utilizzano sistemi di crittografia per rendere estremamente difficile individuare l'identità reale del mittente di un messaggio di posta elettronica. Protocolli di rete come Tor e Freenet permettono di leggere e pubblicare informazioni con un alto grado di anonimato.

Il browser Tor è un programma gratuito che permette di navigare il web in modo anonimo. Cripta i dati di navigazione e li fa rimbalzare di server in server in giro per il mondo, rendendo praticamente impossibile a chiunque seguirne le tracce. Più utenti ci sono, più è difficile seguirne le tracce. Esistono anche webmail criptate come Safemail (oppure servizi di email temporanea come Airmailo Guerilla Mail) che usati con Tor permettono di inviare e ricevere email in modo anonimo.

L'animato su internet è un bene o un male? L'anonimato può essere visto come un modo per sottrarsi alla giustizia per perseguire il bene. Ecco qualche buon uso dell'anonimato.

  • Persone che hanno timore di vendetta e ritorsioni da parte di organizzazioni o terzi, come dipendenti che denunciano le loro aziende di attività illecite.
  • Persone che vivono sotto regimi che vietano opinioni avverse, possono utilizzare l'anonimato per esprimere le loro idee senza essere perseguitati.
  • Persone che vogliono discutere di problemi considerati imbarazzanti con più persone, una ricerca conferma che le persone coperte dall'anonimato riescono a parlare di loro stesse più di quanto non potrebbero mai fare in altre situazioni. [Joinson 2001] [1]
  • Persone che cercano valutazioni più oggettive del loro messaggio, ad esempio senza essere pregiudicati sulla base del sesso o della provenienza.

Ma c'è anche un lato oscuro.

  • L'anonimato può essere usato per distribuire materiale illegale in rete, come ad esempio la pedo-pornografia.
  • L'anonimato può essere usato per fingere di essere qualcun altro e ad esempio adescare persone per altri fini, a scopo sessuale ma non solo; non sono rari casi di avvicinamento a scopo discriminatorio, a livello religioso, sessuale, politico, ecc...
  • Può essere usato per diffamazione.

il gruppo Anonymous

Caso da evidenziare è quello degli Anonymous, un gruppo internazionale che, attraverso l'anonimato, attacca siti governativi, religiosi e di corporazioni, sostituendo il contenuto del sito con un loro comunicato delle motivazioni del loro attacco. Il loro simbolo è un uomo senza testa che rappresenta una società senza padroni e l'anonimato stesso.

Anonimato e diritto d'autore[modifica | modifica wikitesto]

L'autore di un'opera è considerato chi "è' in essa indicato come tale, nelle forme d'uso, ovvero è annunciato come tale, nella recitazione, esecuzione, rappresentazione e radiodiffusione dell'opera stessa."(art.8, 633/41)

Si intende per forme d'uso il modo in cui nelle varie opere si scrive o si mostra il nome dell'autore, sia una copertina di un libro o un titolo in un'opera cinematografica.

L'autore, inoltre, può essere identificato, oltre che con il nome civile, anche con uno pseudonimo secondo il sopra citato art. 8: “Valgono come nome lo pseudonimo, il nome d'arte, la sigla o il segno convenzionale, che siano notoriamente conosciuti come equivalenti al nome vero.”

La legge riconosce il diritto sia di pubblicare un'opera anonima, sia di rivendicarne successivamente il diritto. “L'autore di un'opera anonima o pseudonima ha sempre il diritto di rivelarsi e di far riconoscere in giudizio la sua qualità di autore.”(21, 633/41)

Il diritto d'autore, nella sua accezione come diritto all'utilizzazione, ha delle limitazioni nella durata. In regola generale per l'art. 25: “I diritti di utilizzazione economica dell'opera durano tutta la vita dell'autore e sino al termine del settantesimo anno solare dopo la sua morte.” Per le opere anonime, invece, secondo l'articolo 27: “la durata dei diritti di utilizzazione economica è di settant'anni a partire dalla prima pubblicazione, qualunque sia la forma nella quale essa è stata effettuata.” Se, quindi, la paternità dell'opera non viene rivelata entro i 70 anni dalla prima pubblicazione l'opera diventa automaticamente di dominio pubblico. La S.I.A.E., differenzia l'uso di pseudonimo o anonimato all'uso del nome d'arte; in quanto quest'ultimo è notoriamente, per fama dell'autore, conosciuto come il nome vero.

Diritto all'anonimato della partoriente[modifica | modifica wikitesto]

Si pongono in risalto alcuni aspetti presenti nella pronuncia della Corte Costituzionale del 25 novembre 2005, n. 425, in cui si affronta la rilevante questione del confine tra il diritto alla riservatezza e all'anonimato da parte della madre, e il diritto di conoscere le proprie origini biologiche da parte del figlio.

Si trova l'esigenza di salvaguardare la madre biologica che, al momento del suo parto, manifesta la volontà di voler rimanere anonima nell'atto di nascita. Più precisamente, l'art. 28 della legge del 4 maggio 1983, n. 184 <<Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori>> afferma che l'accesso alle informazioni non è consentito nei confronti della madre che abbia dichiarato di non voler essere identificata ai sensi dell'articolo 30, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica del 3 novembre 2000, n. 396.

Diritto dell'adottato alle proprie origini[modifica | modifica wikitesto]

La Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 28, comma 7, della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), come sostituito dall'art. 177, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali). L'articolo è stato modificato nella parte in cui non prevede – attraverso un procedimento, stabilito dalla legge, che assicuri la massima riservatezza – la possibilità per il giudice di interpellare la madre – che abbia dichiarato di non voler essere nominata – su richiesta del figlio, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 novembre 2013.

L'articolo 28 della legge numero 184, comma 7, violerebbe l'articolo 3 della costituzione, ovvero il principio di uguaglianza, in quanto ci sarebbe disparità nel trattamento della madre che vuole rimanere anonima e dell'adottato che vuole scoprire le proprie origini. Inoltre nella Convenzione sui diritti del Fanciullo (New York, 20 novembre 1989), si afferma il diritto «nella misura del possibile a conoscere i propri genitori». Il diritto a conoscere le proprie origini è tutelato dall'articolo 2 della Costituzione; la negazione di questo costituirebbe una violazione al diritto di ricerca delle proprie origini.

Il diritto all'anonimato nella Dichiarazione dei Diritti in Internet[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 luglio 2015 è stata approvata la Dichiarazione dei Diritti in Internet. Il testo è costituito da 14 punti ed è stato elaborato dalla Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet. Nella suddetta dichiarazione è stato preso in considerazione il diritto all'anonimato per quanto riguarda gli accessi a Internet e la comunicazione elettronica.

Art. 10 (protezione dell'anonimato)

  1. Ogni persona può accedere alla rete e comunicare elettronicamente usando strumenti anche di natura tecnica che proteggano l'anonimato ed evitino la raccolta di dati personali, in particolare per esercitare le libertà civili e politiche senza subire discriminazioni o censure.
  2. Limitazioni possono essere previste solo quando siano giustificate dall'esigenza di tutelare rilevanti interessi pubblici e risultino necessarie, proporzionate, fondate sulla legge e nel rispetto dei caratteri propri di una società democratica.
  3. Nei casi di violazione della dignità e dei diritti fondamentali, nonché negli altri casi previsti dalla legge, l'autorità giudiziaria, con provvedimento motivato, può disporre l'identificazione dell'autore della comunicazione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Adam N. Joinson, Sicurezza e aninomato nella civiltà di internet, onlinelibrary.wiley.com.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]