Heinz-Christian Strache

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Heinz-Christian Strache
Heinz-Christian Strache 2013.jpg

Vicecancelliere dell'Austria
Durata mandato 18 dicembre 2017 –
22 maggio 2019
Presidente Alexander Van der Bellen
Capo del governo Sebastian Kurz
Predecessore Wolfgang Brandstetter
Successore Hartwig Löger

Ministro del servizio civile e dello sport
Durata mandato 8 gennaio 2018 –
22 maggio 2019
Presidente Alexander Van der Bellen
Capo del governo Sebastian Kurz
Predecessore carica istituita
Successore Juliane Bogner-Strauß

Presidente del Partito della Libertà Austriaco
Durata mandato 23 aprile 2005 –
19 maggio 2019
Predecessore Hilmar Kabas
Successore Norbert Hofer

Dati generali
Partito politico Partito della Libertà Austriaco
Firma Firma di Heinz-Christian Strache

Heinz-Christian Strache (Vienna, 12 giugno 1969) è un politico austriaco. Dall'aprile 2005 al maggio 2019 presidente del Partito della Libertà Austriaco (FPÖ), ha ricoperto la carica di vicecancelliere dell'Austria nel Governo Kurz dal 18 dicembre 2017 al 18 maggio 2019 e di ministro dello sport dal gennaio 2018 al maggio 2019. Membro del parlamento austriaco fino alle elezioni del settembre 2019, ha annunciato il 1º ottobre 2019 di lasciare la politica.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di professione odontotecnico, Strache ha iniziato la carriera politica a Vienna nel 1991. Nel 2004, ha sostituito Hilmar Kabas come leader del FPÖ viennese. È stato considerato il delfino di Jörg Haider, ma dopo gli insuccessi elettorali del FPÖ nel 2004 e nel 2005 i rapporti tra i due si sono lentamente deteriorati, culminando col definitivo distacco politico e personale dopo la fuoriuscita di Haider dal FPÖ e con la successiva fondazione della BZÖ (Alleanza per il Futuro dell'Austria). Con l'addio di Jörg Haider, Strache viene eletto segretario del Partito della Libertà Austriaco il 23 aprile 2005.

Nel settembre 2008 ha portato il FPÖ ad ottenere un clamoroso successo alle elezioni federali anticipate: 17,5% dei voti e 34 seggi, che unito al 10,7% del rivale BZÖ, anch'esso in netta crescita, arriva al 28,2% e a 55 seggi. In seguito alle elezioni si aprì un dibattito interno ai due partiti a proposito di una possibile riunificazione; possibilità aumentata con la morte improvvisa del leader della BZÖ nonché governatore della Carinzia, Jörg Haider avvenuta per un incidente stradale l'11 ottobre 2008[2].

Nel 2013, in occasione del successo alle elezioni nazionali, Strache ha chiamato all'unità tutti i partiti euroscettici di destra. Lega Nord, Front National, Partij voor de Vrijheid e Vlaams Belang hanno risposto all'appello.

Il 28 gennaio 2016 rappresenta a Milano il suo partito e l'Austria all'ENF, il convegno "Un'altra Europa è possibile".

Alle elezioni legislative dell'ottobre del 2017 il partito ottiene il 26% dei voti e 51 seggi al Parlamento; in seguito a questo buon risultato elettorale, forma una coalizione con il Partito Popolare Austriaco ed il 18 dicembre entra nel governo guidato da Sebastian Kurz in qualità di vicecancelliere. L'8 gennaio 2018 viene nominato anche ministro del servizio civile e dello sport.

Il 18 maggio 2019 rassegna le dimissioni da entrambi gli incarichi governativi, oltre che da presidente del suo partito, in seguito alla pubblicazione da parte del quotidiano Suddeutsche Zeitung e del settimanale Der Spiegel di un video girato nel 2017 a Ibiza in cui Strache accettava offerte di corruzione dalla sedicente nipote di un oligarca russo (in realtà una giornalista d'inchiesta).[3][4] Lo scandalo ha causato la crisi nella coalizione di governo: il primo ministro Sebastian Kurz, dopo le dimissioni ha destituito il ministro dell'interno Herbert Kickl, determinando le dimissioni di tutti i membri di governo del Partito della Libertà Austriaco,[5] e l'annuncio di elezioni anticipate.[6][7][8]

Nell'agosto 2019 viene perquisita la sua casa nell'ambito di un'indagine per corruzione.[9] Secondo la procura di Vienna in cambio della nomina di Peter Sidlo nel consiglio di amministrazione di Casinos Austria, il partito di estrema destra avrebbe promesso a una società di gioco d'azzardo internazionale, di modificare la legge che regolamenta le licenze per l'uso delle slot machine fuori dai casinò.[9]

Dopo la pesante sconfitta elettorale del suo partito alle elezioni dell'Assemblea Nazionale nel settembre 2019 e le accuse di appropriazione indebita per sé e per la moglie Philippa (eletta proprio in settembre in Parlamento nelle liste della FPÖ)[10] di fondi del partito nell'ambito di una inchiesta della Procura di Vienna,[11] Strache ha annunciato il 1º ottobre 2019 il suo completo ritiro dalla politica.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Austria, Strache lascia la politica, su repubblica.it, 1º ottobre 2019. URL consultato il 4 ottobre 2019.
  2. ^ 200 errore, su blog.panorama.it. URL consultato il 21 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 23 ottobre 2008).
  3. ^ Tonia Mastrobuoni, Austria, il video che imbarazza il Cancelliere: il vice fa affari con i russi, su repubblica.it, la Repubblica, 17 maggio 2019. URL consultato il 19 maggio 2019 (archiviato il 18 maggio 2019).
  4. ^ Austria, si dimette il vice-cancelliere Strache per il video sui legami dell'ultradestra con i russi, su Repubblica.it, 18 maggio 2019. URL consultato il 18 maggio 2019.
  5. ^ Austria, governo al collasso: via i ministri della destra populista, su Repubblica.it, 20 maggio 2019. URL consultato il 20 maggio 2019.
  6. ^ (EN) Austrian chancellor calls for new elections after leader of far-right ally resigns in scandal, su www.washingtonpost.com. URL consultato il 18 maggio 2019.
  7. ^ (EN) Austrian Leader Calls for Snap Election After Far-Right Vice Chancellor Resigns, su www.nytimes.com. URL consultato il 18 maggio 2019.
  8. ^ (EN) Austria chancellor calls for snap election after corruption scandal, su www.bbc.com. URL consultato il 18 maggio 2019.
  9. ^ a b Austria: Strache ancora nei guai, perquisita la sua casa, su euronews, 14 agosto 2019. URL consultato il 14 agosto 2019.
  10. ^ Paolo Valentino, Addio del sovranista austriaco, Corriere della Sera, 2 ottobre 2019, p. 12
  11. ^ Strache, la caduta dell'ex leader dell'ultradestra austriaca, su agi.it, 1º ottobre 2019. URL consultato il 4 ottobre 2019.

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Controllo di autoritàVIAF (EN18387348 · ISNI (EN0000 0001 2021 8689 · LCCN (ENno2009181673 · GND (DE132518082 · WorldCat Identities (ENno2009-181673