HMS York (90)

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HMS York
HMS York secured.jpg
Descrizione generale
Naval Ensign of the United Kingdom.svg
TipoIncrociatore pesante
ClasseCounty
ProprietàNaval Ensign of the United Kingdom.svg Royal Navy
Identificazione90
CantierePalmers Shipbuilding & Iron Co. Ltd, Jarrow
Impostazione16 maggio 1927
Varo17 luglio 1928
Entrata in servizio1º maggio 1930
Destino finaleArenato 25 marzo 1941, smantellato nel 1952
Caratteristiche generali
Dislocamento
  • standard: 8 390 t
  • a pieno carico: 10 410 t
Lunghezza175,25 m
Larghezza17,58 m
Pescaggio6,17 m
Propulsione8 caldaie, turbine meccaniche Parsons, 4 assi
80.000 CV
Velocità32 nodi (59 km/h)
Equipaggio630
Armamento
Artiglieria
  • 6 pezzi da 8"/50 Mark VIII (203 mm) (3 torri binate)
  • 4 pezzi (poi aumentati a 8) da 4"/45 QF Mark V (102mm) (4 installazioni singole poi trasformate in binate)
  • 2 pezzi da 2 libbre Mark II "Pom Pom" (39 mm)

dal 1941:

  • 2 pezzi da 2 libbre pom-pom Mark VIII (a sostituzione dei Mark II)
  • 2 pezzi da 20mm/70 Mark II Oerlikon
Siluri6 lanciasiluri da 21" Mark VII (533 mm)
Corazzatura76 mm alla cintura, 25-51 torrette e ponte
Mezzi aerei1 idrovolante Supermarine Walrus, 1 catapulta
Note
MottoBon espoir

[senza fonte]

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La HMS York (90), (Pennant number 90), nona nave da guerra britannica a portare questo nome, gemello della più famosa Exeter è stato un incrociatore pesante, primo della sua classe, la quale derivava dalla classe County della Royal Navy. Venne costruito nei cantieri Palmers Shipbuilding & Iron Co. Ltd, Jarrow e varato nel 1928. Venne costruito sulla base di un progetto modificato della classe County in modo da ridurre i costi di costruzione.

Il progetto[modifica | modifica wikitesto]

Le navi classe County, caratterizzate dal nome di una contea inglese, erano belle e veloci imbarcazioni "del trattato", ovvero costruite entro la limitazione imposta dal Trattato navale di Londra del dislocamento standard entro le 10.000 tonnellate (anche se molto di più a pieno carico, circa 14.000 tonnellate in questo caso). Esse erano ben armate, veloci e dotate di un'ottima tenuta di mare, grazie all'elevato bordo libero. Esse difettavano però di protezione e il costo venne reputato assai elevato. Così, dopo 13 navi di questo tipo si mise mano ad una loro versione ridotta, la classe York, che comprendeva unità ancora definibili come "pesanti" a motivo del calibro dei cannoni, 203mm, ma per tutto il resto essenzialmente incrociatori leggeri, sia per dislocamento che per corazzatura, limitata negli spessori e soprattutto nell'estensione. Il tipo aveva solo 1.900 tonnellate di nafta, contro le 3.200 dei "County", ma possedeva nondimeno ancora una buona autonomia. Degli 8 previsti, vennero però costruiti solo l'Exeter e la York, entrambe poi perdute in eventi bellici.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale servì in America del Nord e nelle Antille con la Forza F[1], quindi venne inviato in Atlantico con il 1st Cruiser Squadron. Alla fine della Campagna di Norvegia venne utilizzato per evacuare le truppe inglesi e francesi da Namsos, insieme al Devonshire, all'incrociatore francese Montcalm e a 3 navi da trasporto francesi. Venne quindi inviato nel Mar Mediterraneo, dove si unì al 3rd Cruiser Squadron per missioni di scorta ai convogli.

La mattina del 12 ottobre 1940 finì da breve distanza a colpi di cannone e di siluri l'agonizzante cacciatorpediniere Artigliere, gravemente danneggiato durante lo scontro navale della notte precedente.

Il 25 marzo 1941, durante le complesse azioni belliche che si svolgevano nel teatro del Mediterraneo Orientale, venne colpito da barchini esplosivi italiani della Xª Flottiglia MAS, facendolo arenare sulla costa, in quella che verrà ricordata come l'Attacco alla Baia di Suda a Creta, baia in cui lo York era ormeggiato in quel periodo. Ulteriori danni causati da un attacco aereo tedesco lo fecero abbandonare completamente il 22 maggio 1941. Il relitto bruciato dello York non era totalmente affondato, ma gli inglesi in ritirata non potevano recuperarlo. Venne successivamente trainato fino a Bari e smantellato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Peillard, p. 57

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Léonce Peillard, La battaglia dell'Atlantico, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1992, ISBN 88-04-35906-4.

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