Giuseppe Giusti Sinopoli

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Giuseppe Giusti Sinopoli

Giuseppe Giusti Sinopoli (Agira, 24 febbraio 1866Roma, 10 luglio 1923) è stato un drammaturgo italiano.

Drammaturgo e commediografo tra i più veristi del teatro siciliano, giovanissimo pubblicò Versi e 20 settembre 1870, a ventiquattro anni, scrisse Muschigghiunazzu niuru.

Maestro di scuola elementare, ogni giorno, raggiungeva Nissoria, il paese dove insegnava, percorrendo a piedi, con i minatori agirini, il tratto Agira-San Giorgio, passando per la strada di campagna Orselluzzo-Piano della Corte. Dalle chiacchierate confidenziali, avute con i minatori, partorì la sua opera drammaturgica La Zolfara (1888), l'opera denuncia la vita che allora si conduceva nelle miniere di zolfo e troviamo, un primo gesto di rivolta, che nello stesso tempo è tentativo di riscatto; nel personaggio che lo compie, Vanni, è simbolicamente rappresentata proprio la classe degli umili e degli oppressi che nell'opera degli altri scrittori veristi siciliani è solo capace di rinunce, anzi "deve" rinunciare.

La Zolfara venne presentata al pubblico italiano ed estero da Giovanni Grasso, Angelo Musco, Rosina Anselmi, Giovanni Emanuel, Achille Vitti, Carolina Balistrieri, ecc, e divenne il cavallo di battaglia della "Compagnia Drammatica Dialettale Siciliana Nino Martoglio".

Nelle opere il Signor Mastru Sinnacu e Fargaris di Spagna, del 1903 e 1904, viene individuato il potere delle classi dominanti non solo nei suoi termini economici, ma anche in quelli culturali e ideologici: superstizione, bigottismo, acquiescienza ai valori di una tradizione culturale di tipo feudale e spagnoleggiante. Nel Fargaris, satira di quei costumi e di quella mentalità, uno stagnino ignorante, infatuato da una immaginaria nobiltà spagnolesca, spende tutto quel che ha nel gioco del lotto nella speranza di potere essere restituito all'antico fasto che gli compete.

Altri suoi lavori: Calanniredda, Il fondo della coppa , che in seconda ristampa fu intitolato il casto Giuseppe, Il liberatore (in Italiano), Finale di commedia, Popolo mio e La Samaritana.

Morì a Roma, povero e malato in una stanzetta di via Mecenate.