Giovanni Nannini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Giovanni Nannini (Firenze, 16 gennaio 1921Firenze, 28 marzo 2011) è stato un attore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Attore e capo comico di teatro in vernacolo e interprete di alcuni noti film italiani.

Riguardo all'attività cinematografica, marginale rispetto al rilievo che l'attore ha avuto sulla scena del teatro in vernacolo, si ricordano i seguenti ruoli, pur secondari, ma di grande efficacia: l'esordio in Totò cerca pace del 1954, girato a Firenze, nella parte di Celestino Piselli, fotografo e avido nipote di Gennaro Piselli Totò; la parte di un prete, Don Valdemaro, in Berlinguer ti voglio bene (1977) con Roberto Benigni; il barista in Madonna che silenzio c'è stasera (1982) di Francesco Nuti; "Ad ovest di Paperino" (1982) con i Giancattivi (Benvenuti, Nuti, Athina Cenci), nella parte di Belvedere, un cliente del bar con problemi di vista; Caruso Pascoski di padre polacco (1988) con Francesco Nuti; il custode del cimitero in Amici miei - Atto IIº di Mario Monicelli (1982); il sagrestano in Un tè con Mussolini di Franco Zeffirelli (1999); L'ultimo film a cui ha partecipato è Piove sul bagnato, di Andrea Bruno Savelli e Andrea Muzzi (2009) all'età 88 anni, nella parte di Ottone.

L'attore teatrale Nannini "è stato l'immagine stessa del teatro fiorentino dando vita, sulle scene, ai personaggi tipici della comicità toscana" e "oggi è riconosciuto come il più grande interprete della commedia fiorentina del secondo Novecento dopo aver interpretato quasi tutti i ruoli del miglior teatro vernacolo, compreso una sua versione di Stenterello". Come ricorda lo stesso Nannini, il suo incontro col teatro lo ebbe ancora bambino, con la frequentazione, nel suo rione delle Cure in Firenze, del Ricreatorio di San Giuseppe tenuto dai Gesuiti in via Domenico Cirillo, che disponeva di un piccolo teatro dove si esibivano i ragazzi dell'Oratorio, in recite consone all'ambiente religioso, alle quali Nannini faceva seguito, per gioco, con esibizioni improvvisate con gli amici in vari punti del rione, da cui ricavavano anche qualche spicciolo dalla gente divertita che si riuniva dintorno. Negli anni venti e trenta il teatro di varietà era molto in voga e nei teatri fiorentini si esibivano valenti attori e importanti compagnie teatrali: Raffaello Niccòli, Irma Romanelli, Odoardo Spadaro e autori come Nando Vitali (scrittore 1898), Guido Mazzuoli, Giulio Bucciolini, Bruno Carbocci. Dopo il suo precoce tirocinio, Nannini si avvicina quindi al varietà, facendo un po' di macchiette chiamato in teatrini rionali, prendendo spunto, come da lui stesso raccontato, anche dai monologhi del giovane comico fiorentino Giulio Ginanni, molto famoso all'epoca. A metà degli anni trenta per il teatro fiorentino inizia una progressiva decadenza che porta alla chiusura della rivista specializzata "La Commedia fiorentina", aggravata dalla demolizione, per il previsto risanamento del quartiere, del glorioso "Alfieri", il tempio del teatro in vernacolo, e culmina con la guerra, che porta alla chiusura di quasi tutti i teatri e al richiamo sotto le armi di validi attori come il capo comico Raffaello Niccòli e dal 1941 al 1943 il Nannini stesso, che resterà per un anno e mezzo in Dalmazia, a Pola, Sebenico, e a Zara, dove avrà l'occasione di recitare nella compagnia teatrale formata per volontà di un tenente giornalista che scriveva per il teatro di rivista. Nel dopoguerra, in una Firenze devastata, per ricominciare l'attività teatrale ci sono da superare enormi difficoltà, ma nel 1945 Raffaello Niccòli riesce a ricostituire la propria compagnia. Soltanto l'anno dopo, con la messa a disposizione della ex sede della Gioventù Italiana del Littorio in piazza Beccaria, rinasce un teatro dignitoso: il teatro Radar, poi diventato cinema Cristallo; qui Nannini riprende a recitare nel varietà. Nonostante le distruzioni, Firenze ritornava piano piano alla vita normale; tra lutti, rovine, povertà e disoccupazione, la città sentiva anche il bisogno di sorridere un po'. In questo periodo, come riferisce Nannini stesso, la compagnia andava a fare spettacoli in periferia e nei dintorni della città, in miseri teatri o in spazi occasionali, dove spesso non esistevano neanche le scene che dovevano essere improvvisate, dotati solo di qualche panca, che costringevano molti spettatori a portare le seggiole da casa. È il periodo in cui Nannini consolida la sua carriera come attore comico, perfezionando quello stile che già prima della guerra gli aveva permesso di frequentare le scene dei suoi esordi, e si guadagnerà l'apprezzamento della critica che lo definirà "un comico istintivo di grandi mezzi" recitando accanto ad attrici del calibro di Marisa Fabbri e Cesarina Cecconi nel nuovo spazio del teatro giardino "Garibalda Niccòli" di Piazza D'Azeglio, inaugurato nel giugno del 1949 e intitolato a questa grande attrice, icona del teatro in vernacolo. I successi di Nannini si susseguono: "La famiglia patriarcale" di Bucciolini, "Occhio di lince" di Emilio Caglieri, "Tre figliole maritate" di Silvio Gigli, "Fatto e messo lì" di Bruno Carbocci, insieme ad attori di grande levatura come Cesarina Cecconi, Wanda Pasquini, Gianna Sammarco, Dory Cei, Pietro Fontani, Corrado De Cristofaro. Nel 1950, per il successo conseguito, la commedia "I Vigili urbani" di Nando Vitali viene eccezionalmente rappresentata anche al Teatro della Pergola, sede questa deputata al teatro italiano in lingua e per le grandi compagnie nazionali. Per la sua recitazione nella commedia di Bucciolini "Signori di campagna" Nannini ottiene un lusinghiero consenso di critica che gli vale un caloroso elogio da parte di Paolo Emilio Poesio sul quotidiano "La Nazione". La notorietà di Nannini travalica i confini toscani e desta l'interesse del mondo del cinema. La sua chiamata a Roma e il suo intenso lavoro lo rendono benvoluto nell'ambiente cinematografico. Il regista Mario Mattoli e Totò, coi quali aveva partecipato al film Totò cerca pace (1954) lo invitano a restare nella capitale, dove Nannini avrebbe certamente fatto una più remunerativa carriera nel cinema che stava ormai imponendosi sul teatro. Nannini non si lascia convincere: più forte è il richiamo della famiglia coi due figli piccoli e della sua città, e ritorna a Firenze. Qualche anno dopo il cinema utilizzerà il più grande successo di Nannini, la commedia "Casa nova... vita nova" di Vinicio Gioli e Mario De Mayo del 1956, riducendola nel famoso film "Arrangiatevi" del 1959 con la regia di Mauro Bolognini e spetterà a Totò impersonare il vecchio smemorato che si ritrova ad abitare, inconsapevole, in una dismessa casa di tolleranza, la celebre macchietta cioè che era stata interpretata da Nannini. Mai nessun rimpianto per Nannini che alternerà l'attività di attore con quella di barbiere nel suo negozio di via Borghini alle Cure, che per anni sarà assiduamente frequentato da artisti e cantanti. Tutto questo per amore del suo teatro e del suo pubblico che non gli aveva mai fatto mancare il suo affetto e che lui ha sempre ricambiato, spesso recitando gratis, accontentandosi solo di farlo ridere e senza chiedere aiuti da nessuna istituzione. Solo nella tarda maturità (intorno agli anni Novanta) Nannini potrà disporre di un teatro quasi stabile (il Reims), di una compagnia, "Arti e Mestieri", diretta dalla figlia Gabriella, dove ha recitato fino alla scomparsa prematura della figlia. Dopo circa tre anni di inattività ritorna sulle scene quando, grazie all'attrice Valeria Vitti (attrice storica della sua compagnia), inizia la sua collaborazione con la Namasté Teatro diretta da Michele Fabbri, con la quale collaborerà in modo esclusivo fino al suo ultimo spettacolo. Così Il 27 ottobre del 2008 torna sulle scene al teatro Shalom di Empoli con lo spettacolo "La Veglia sull'Aia", da un'idea di Beppe Ghiglioni, per la regia di Rita Serafini. In questi ultimi anni la sua arte viene riconosciuta e premiata da molti comuni della Toscana e soprattutto da quello di Firenze in occasione dello spettacolo " La Porti un Bacione a Firenze " di Rita Serafini con Lisetta Luchini,Valeria Vitti e Michele Fabbri al Teatro Di Rifredi. Da ricordare la sua interpretazione del ruolo di Don Tebaldo ne "L'Ascensione" di Augusto Novelli, sempre con la Namasté Teatro, per la regia di Sandra Morgantini. Lo spettacolo è stato pubblicato in dvd dalla casa editrice Semper con un'intervista esclusiva al grande attore da parte di Alessandro Bencistà.

Muore in Firenze per cause naturali poco dopo aver compiuto 90 anni.[1]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

A memoria di Giovanni Nannini in Firenze, via Borghini 9, è stata apposta una lapide che recita:

IN MEMORIA DI
GIOVANNI NANNINI (1921 - 2011)
CHE PER "ARTE" DIVENNE QUI
IL "BARBIERE DELLE CURE"
E PER FIRENZE TUTTA
"ARTISTA DI VERNACOLO FIORENTINO"
IL COMUNE DI FIRENZE POSE NELL'ANNO 2012

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ É morto Giovanni Nannini un pezzo di storia del cinema, in La Repubblica. URL consultato il 23 febbraio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro Bencistà, La Commedia in Vernacolo fiorentino dall'Abate Zannoni a Giovanni Nannini, Pan Nostrale

Alessandro Bencistà, Giovanni Nannini una vita fra la bottega e il teatro, Pan Nostrale

Archivio Namasté Teatro www.namasteteatro.com

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]