Vai al contenuto

Un tè con Mussolini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Un tè con Mussolini
Hester (Maggie Smith) in una scena del film
Lingua originaleitaliano, inglese
Paese di produzioneItalia, Regno Unito
Anno1999
Durata117 min
Generestorico, drammatico
RegiaFranco Zeffirelli
SoggettoFranco Zeffirelli
SceneggiaturaFranco Zeffirelli, John Mortimer
Casa di produzioneMedusa Film, Cattleya, Cineritmo, General Productions
Distribuzione in italianoMedusa Film
FotografiaDavid Watkin
MontaggioTariq Anwar
MusicheStefano Arnaldi, Jerome Kern, Alessio Vlad
CostumiAnna Anni, Alberto Spiazzi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Un tè con Mussolini è un film del 1999 diretto da Franco Zeffirelli, parzialmente autobiografico.

Firenze, 1935: alcune signore britanniche vivono in Italia perché affascinate dalla cultura e dall'arte del Paese. Una di loro, Mary Wallace, si prende cura di Luca, il figlio nato da una relazione extraconiugale di Paolo, un mercante di stoffe locale, il quale non lo vuole riconoscere. Hester Random, anch'ella parte del gruppo delle signore, è vedova dell'ambasciatore del Regno Unito in Italia, simpatizza per il fascismo e per Benito Mussolini e non vede di buon occhio la statunitense Elsa, collezionista di quadri d'arte moderna e ammaliatrice di uomini. In seguito ad alcune intimidazioni di cui gli inglesi di Firenze sono stati vittime da parte delle camicie nere, Hester riesce a farsi ricevere a Roma da Mussolini, prendendo un tè con lui e a farsi dare delle garanzie riguardo allo status del proprio gruppo in Italia. Nel frattempo Paolo ha riconosciuto il figlio Luca e, a causa del cambio di atteggiamento del regime che ora promuove l'alleanza con la Germania e disprezza gli inglesi, decide di mandarlo a studiare in Austria affinché impari il tedesco.

Quando Luca ritorna, ormai adolescente, tutto è cambiato: l'Italia è appena entrata nella seconda guerra mondiale al fianco della Germania e le signore britanniche, malgrado le promesse del Duce, sono state imprigionate in una caserma di San Gimignano perché, provenendo da un Paese nemico, il regime fascista è diffidente nei loro confronti. Luca, allora, inizia a incontrarle di nascosto facendo da mediatore tra loro e il mondo esterno; intanto, grazie ai ripetuti incontri con Elsa, finisce per innamorarsi anche lui dell'arte moderna.

Alcuni anni dopo la situazione precipita: il regime fascista cade e i tedeschi invadono Firenze. Elsa, nel tentativo di salvare i propri possedimenti e le proprie finanze, intesta tutto all'amante Vittorio, che però collabora con gli invasori nazisti e cerca farla deportare in quanto ebrea per poter godere dell'immensa fortuna di cui è riuscito a impossessarsi. Luca scopre il doppio gioco di Vittorio e informa Elsa, che, con l'aiuto dei partigiani, fugge all'estero, dando l'ultimo saluto al ragazzo.

L'arrivo degli Alleati a San Gimignano, con le truppe britanniche in avanguardia, obbliga i tedeschi alla ritirata verso nord; prima di scappare, però, le SS vogliono far saltare le torri della città con dell'esplosivo, ma le signore si interpongono costringendo i militari a desistere. A questo punto Mary Wallace reincontra Luca, che si trova proprio al seguito delle brigate britanniche, e constata che il ragazzo è finalmente diventato il gentleman che suo padre voleva.

Genesi e produzione

[modifica | modifica wikitesto]

Da un'intervista di Zeffirelli[1], pubblicata dall'Accademia Piceno Aprutina dei Velati in Teramo, il regista parla del suo rapporto "autobiografico" con il film:

«È una storia che mi porto dietro dal ‘52, quando ero aiuto regista di Visconti; il titolo era "Le nemiche", che poi ho raccontato anche nel mio libro autobiografico pubblicato a New York e tradotto in dodici lingue, ma non in italiano. Ci sono stati tanti registi che hanno parlato di se stessi sempre trasfigurando la realtà, "Un tè con Mussolini" è un film storico, anche se non segue una rigorosa rappresentazione storica. Alla storia appartengono questo gruppo di signore inglesi chiamate affettuosamente e ironicamente "Scorpioni" perché potevano morderti con il veleno della loro lingua e vi appartengono anche la mia infanzia e la mia adolescenza. Io sono figlio naturale di un mercante di tessuti. Alla morte di mia madre, mio padre, un vero mascalzone che ha riempito Firenze di figli illegittimi, mi affidò ad una donna inglese, il cui ruolo è interpretato da Joan Plowright, che mi insegnò la lingua e tramite lei, entrai in contatto con questo gruppo di signore bizzarre e prepotenti, le quali mi fecero capire in che mondo ricco di arte vivevo. Se oggi sono orgoglioso di essere fiorentino è merito loro; mi hanno trasmesso la passione per il teatro, per l'arte e le cose belle. In quel periodo a Firenze c'erano diciottomila residenti inglesi, almeno fino alla dichiarazione di guerra di Mussolini all'Inghilterra. Dopo, quasi tutti lasciarono la città, non però il "mio" gruppo di signore che venne recluso a San Gimignano. Non fu una vera prigione per loro, perché avevano l'intero paese a disposizione e si divertivano da morire. Verso la fine della guerra riuscirono anche a salvare le torri del paese che i tedeschi volevano far saltare in aria prima di ritirarsi.»

I costumi di Cher dovevano essere disegnati da Pino Lancetti[2] ma il "Sarto-Pittore" rifiutò poi l'offerta poiché si trattava più di un lavoro come costumista che come creatore di moda[3]. Il guardaroba della cantante e attrice venne poi curato da Ermanno Daelli.

Riconoscimenti

[modifica | modifica wikitesto]
  1. ↑ Intervista a Franco Zeffirelli (PDF), su apav.it.
  2. ↑ Bar. Bon., L'evento al Vittoriano - Lancetti Fashion, trionfo dello stilista-pittore, in Il Tempo, 29 Maggio 1998.
  3. ↑ Anna Lia Sabelli Fioretti, L’artista che DIPINGE con il TESSUTO, in La fontana: economia e cultura alla sorgente dei valori, Anno 2 - Numero 6 - Giugno/Agosto 1999.

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
  Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema