Giorgio Ascarelli

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Giorgio Ascarelli

Giorgio Ascarelli (Napoli, 18 maggio 1894Napoli, 12 marzo 1930) è stato un imprenditore e dirigente sportivo italiano ed industriale tessile.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque da Salomone Pacifico Ascarelli, ex vice sindaco di Napoli per la zona Mercato e titolare di una grande industria di tessuti fondata nel 1879 che portava il suo nome. Nell'estate del 1925 rileva da Emilio Reale il ruolo di presidente della Napoli Calcio, allora denominata Internaples F.B.C., che nel 1922 aveva riunito in una sola compagine le due squadre esistenti in quel momento in città.

Fu protagonista del rinascimento ebraico napoletano che andò a mano a mano scemando in coincidenza con la promulgazione delle Leggi Razziali del 1938. Ascarelli fu anche amante dell'arte e studioso autodidatta di pittura, appassionato di sport, fu tra i fondatori del Real Circolo Canottieri Italia nella rinnovata sede sulla Banchina Santa Lucia.

Attività di industriale[modifica | modifica wikitesto]

Come industriale si trovò ad amministrare un fatturato considerevole, che incrementò ulteriormente grazie alle sue innate capacità imprenditoriali; la sua Manifattura di Villadosia aveva carattere di interesse nazionale estendendo la propria attività anche in Lombardia nella zona di Busto Arsizio.

La presidenza del Calcio Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 1926, a seguito dell'entrata in vigore della Carta di Viareggio con cui il CONI fascista consente alle squadre di Roma e Napoli di partecipare alla divisione nazionale con quelle del Nord, è il promotore principale del cambio di denominazione sociale del Napoli Calcio, da Internaples F.B.C. ad A.C. Napoli, in modo da compiacere al regime che mal tollerava nomi e termini in lingua inglese.

Grazie ai suoi sforzi economici ed alle sue idee di mercato, la nuova formazione divenne in breve tempo competitiva a livello nazionale. Al termine della stagione 1928/29 riuscì a convincere la FIGC ad allargare a diciotto partecipanti, anziché a sedici, il primo campionato a girone unico[1], facendovi rientrare anche la propria squadra e dimostrandosi influente dirigente sportivo anche a livello federale.

La costruzione dello stadio negato dal fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1929 commissionò, completamente a proprie spese, la costruzione di un nuovo campo sportivo, di proprietà privata del club, al Rione Luzzatti, nei pressi della Ferrovia di Napoli. Lo stadio, inaugurato il 23 febbraio 1930 col nome di "Vesuvio", gli sarebbe stato successivamente dedicato a furor di popolo, in conseguenza della sua scomparsa, avvenuta appena diciassette giorni dopo l'inaugurazione dell'impianto, a causa di un attacco di peritonite fulminante. In seguito (sotto regime fascista) lo stadio, a causa delle origini ebraiche di Ascarelli, fu ribattezzato "Stadio Partenopeo" in quanto si ritenne inopportuno intitolare a un ebreo quello che era il maggior impianto sportivo cittadino [2]. Lo stadio ospitò due partite dei mondiali del 1934 (tra cui la finale per il terzo posto), prima di finire distrutto dai bombardamenti abbattutisi sulla città nel corso della II guerra mondiale. Il nome di Ascarelli sopravvive comunque e continua ad identificare quel rione di case presente nella zona in cui sorgeva lo stadio ed in seguito denominato Rione Ascarelli [3].

Nel 2011 l'impianto sportivo comunale di Ponticelli è dedicato a Giorgio Ascarelli con l'apposizione di una targa in marmo [4] che così recita [5]: “A Giorgio Ascarelli, lungimirante industriale e munifico presidente della nascente Società Sportiva Calcio Napoli, la cui memoria fu oltraggiata dalla politica razziale fascista, che a Napoli si manifestò anche attraverso la cancellazione del nome di 'Stadio Giorgio Ascarelli' all’impianto da lui voluto e finanziato alla vigilia degli incontri della Coppa del Mondo del 1934. A perenne monito e in doveroso ricordo di tutte le persone discriminate per motivi religiosi, politici o razziali, il Comune di Napoli pose nel settantatreesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali, che tanti lutti e tante sofferenze causarono anche per la nostra città” [6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nico Pirozzi, Il Fantasma che sconfisse il Duce, in Napoletani. Irripetibili, irriducibili e incorruttibili, Cento Autori, 2013, ISBN 978-88-97121-76-3
  • Gianni Nicolini, La storia del Napoli, Editrice Italiana Roma, 1967.