Giorgio Ascarelli

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Giorgio Ascarelli

Giorgio Ascarelli (Napoli, 18 maggio 1894Napoli, 12 marzo 1930[1]) è stato un imprenditore e dirigente sportivo italiano ed industriale tessile.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque da Salomone Pacifico Ascarelli, ex vice sindaco di Napoli per la zona Mercato e titolare di una grande industria di tessuti fondata nel 1879 che portava il suo nome. Appassionato di calcio, fu tra i fondatori dell'Open Air Sporting Club, quindi, come scrisse l'anonimo giornalista del Mattino nel suo coccodrillo «passava a valorizzare l'Internazionale poi lInternaples F.B.C.»[1], di cui nell'estate del 1925 rileva da Emilio Reale il ruolo di presidente, per diventare successivamente presidente e mecenate del Napoli.

Fu protagonista del rinascimento ebraico napoletano[2] e mantenne relazioni col mondo culturale[3], anche come amante dell'arte e studioso autodidatta di pittura[1].

Appassionato di sport, fu tra i fondatori del Real Circolo Canottieri Italia cui donò la sede[1] sulla Banchina Santa Lucia.

Attività di industriale[modifica | modifica wikitesto]

Come industriale si trovò ad amministrare un fatturato considerevole, che incrementò ulteriormente grazie alle sue innate capacità imprenditoriali; la sua Manifattura di Villadosia aveva carattere di interesse nazionale estendendo la propria attività anche in Lombardia nella zona di Busto Arsizio[1].

La presidenza del Calcio Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 1926, a seguito dell'entrata in vigore della Carta di Viareggio con cui il CONI fascista consente alle squadre di Roma e Napoli di partecipare alla divisione nazionale con quelle del Nord, è il promotore principale del cambio di denominazione sociale del Napoli Calcio, da Internaples F.B.C. ad A.C. Napoli, in modo da compiacere al regime che mal tollerava nomi e termini in lingua inglese.

Grazie ai suoi sforzi economici ed alle sue idee di mercato, la nuova formazione divenne in breve tempo competitiva a livello nazionale. Al termine della stagione 1928/29 riuscì a convincere la FIGC ad allargare a diciotto partecipanti, anziché a sedici, il primo campionato a girone unico[4], facendovi rientrare anche la propria squadra e dimostrandosi influente dirigente sportivo anche a livello federale.

Il decesso[modifica | modifica wikitesto]

Ascarelli venne meno nel 1930, a soli 36 anni, a causa di un attacco di peritonite.

La costruzione dello stadio negato dal fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1929 Ascarelli commissionò, completamente a proprie spese, la costruzione di un nuovo campo sportivo, di proprietà privata del club, al Rione Luzzatti, nei pressi della Ferrovia di Napoli. Lo stadio, inaugurato il 23 febbraio 1930 col nome di "Vesuvio" (dal nome dell'omonima via in cui esso sorgeva[1]), gli sarebbe stato successivamente dedicato a furor di popolo, in conseguenza della sua scomparsa, avvenuta appena diciassette giorni dopo l'inaugurazione dell'impianto[1]. In seguito (sotto regime fascista) lo stadio, a causa delle origini ebraiche di Ascarelli, fu ribattezzato "Stadio Partenopeo" in quanto si ritenne inopportuno intitolare a un ebreo quello che era il maggior impianto sportivo cittadino[5]. Lo stadio ospitò due partite dei mondiali del 1934 (tra cui la finale per il terzo posto), prima di finire distrutto dai bombardamenti abbattutisi sulla città nel corso della II guerra mondiale. Il nome di Ascarelli sopravvive comunque e continua ad identificare quel rione di case presente nella zona in cui sorgeva lo stadio ed in seguito denominato Rione Ascarelli[6].

Nel 2011 l'impianto sportivo comunale di Ponticelli è dedicato a Giorgio Ascarelli con l'apposizione di una targa in marmo[7] che così recita[8]:

«A Giorgio Ascarelli, lungimirante industriale e munifico presidente della nascente Società Sportiva Calcio Napoli, la cui memoria fu oltraggiata dalla politica razziale fascista, che a Napoli si manifestò anche attraverso la cancellazione del nome di "Stadio Giorgio Ascarelli" all'impianto da lui voluto e finanziato alla vigilia degli incontri della Coppa del Mondo del 1934. A perenne monito e in doveroso ricordo di tutte le persone discriminate per motivi religiosi, politici o razziali, il Comune di Napoli pose nel settantatreesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali, che tanti lutti e tante sofferenze causarono anche per la nostra città.[9]»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Il Mattino, 13-14 marzo 1930, pag. 7
  2. ^ Si trattò di un movimento di idee e di esperienze culturali ed artistiche, che andò poi mano a mano scemando in coincidenza con la promulgazione delle leggi razziali del 1938
  3. ^ Sulla parentela con il ramo romano della famiglia, che diede al diritto il famoso giurista Tullio Ascarelli, v. JAYME VITA ROSO, COMO UM JUDEU CONSTRUIU UM ÍCONE EM NÁPOLES E OUTRAS ATIVIDADES
  4. ^ Nicolini, p.34.
  5. ^ napoli.repubblica.it, http://napoli.repubblica.it/dettaglio-news/15:01/4067288.
  6. ^ youtube.com, https://www.youtube.com/watch?v=c3rlnYHfU7E.
  7. ^ ilnapolista.it, https://www.ilnapolista.it/2017/10/ascarelli-napoli-stadio-mussolini-leggi-razziali/.
  8. ^ ricerca.repubblica.it, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/11/13/ponticelli-rinasce-lo-stadio-di-ascarelli-ebreo.html?refresh_ce.
  9. ^ marioavagliano.blogspot.it, https://marioavagliano.blogspot.it/2011/11/il-comune-di-napoli-onora-giorgio.html.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nico Pirozzi, Il Fantasma che sconfisse il Duce, in Napoletani. Irripetibili, irriducibili e incorruttibili, Cento Autori, 2013, ISBN 978-88-97121-76-3
  • Gianni Nicolini, La storia del Napoli, Editrice Italiana Roma, 1967.

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