Gino Rossi (pittore)

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Pescatore, 1912

Gino Rossi (vero nome Luigi; Venezia, 6 giugno 1884Treviso, 16 dicembre 1947) è stato un pittore e incisore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque da Stanislao e Teresa Vianello in una casa di calle degli Orbi, nel circondario di San Samuele. La famiglia era di condizioni benestanti in quanto il padre era fattore del conte Enrico Carlo di Borbone-Parma, proprietario di Ca' Vendramin Calergi dove aveva allestito una collezione di arte orientale (oggi collocata al Museo d'arte orientale di Ca' Pesaro)[1].

Fu destinato ai migliori istituti scolastici, frequentando prima il collegio degli Scolopi di Firenze, quindi il liceo Foscarini di Venezia, ma a quattordici anni abbandonò gli studi per dedicarsi alla pittura[1].

Seguì le lezioni private di Vladimir Schereschewsky, un pittore russo residente a Venezia che aveva presentato alcuni lavori alle prime biennali d'arte; si trattava di opere di impronta sociale, ma connotate da una forte spiritualità[1].

Della sua giovinezza si sa abbastanza poco. Nel 1901 morì improvvisamente il padre e due anni dopo sposò a Mantova Bice Levi Minzi, come lui giovanissima pittrice di famiglia benestante. Nel 1905 ottenne uno studio all'ultimo piano di Ca' Pesaro, il palazzo veneziano che il Comune aveva messo a disposizione dei giovani artisti secondo le volontà di Felicita Bevilacqua, ma lo abbandonò ben presto[1].

Tra il 1905 e il 1906 l'artista non risulta presente a Venezia e questo fa pensare a un viaggio nei Paesi Bassi e in Francia, come testimonierebbero i titoli di alcuni dipinti[1].

La sua prima fase artistica produsse lavori icastici, caratterizzati da un notevole rigore e grande tenuta formale. Influenzato dallo stile sintetico della ceramica orientale e dagli artisti postimpressionisti, si avvicinò al primitivismo che aveva studiato in particolare al museo Guimet di Parigi[1].

Nel 1907 assieme all'amico scultore Arturo Martini si recò a Parigi, dove fu attratto dalla pittura di Gauguin (oltre a quella di Van Gogh e dei Fauves).

Sulle orme del pittore di Tahiti, si recò quindi in Bretagna, che costituì per lui una grande scoperta.

Ne ritornò con alcune opere tra cui il famoso dipinto La fanciulla del fiore. Partecipò quindi alle mostre di Ca' Pesaro, che svolgevano in quel tempo a Venezia un ruolo stimolante per il rinnovamento della cultura italiana in opposizione alle esposizioni ufficiali della Biennale di Venezia.

Ancora con Martini ritornò a Parigi nel 1912, dove esposero insieme al Salon de l'Automne, accanto a Amedeo Modigliani. Il suo primo periodo, dal 1908 al 1914, è sottolineato da una serie di opere eseguite nei soggiorni a Burano (che per lui e altri pittori veneziani costituì una specie di Bretagna) e ad Asolo.

Paesaggi bretoni, vedute di Burano e descrizioni asolane rivelano influenze diverse, dal sintetismo di Gauguin a certe stilizzazioni liberty. Ma a queste opere fatte di esaltante colore se ne contrappongono altre in cui l'artista denuncia una ricerca formale di rigoroso impegno costruttivo. Tra queste ricordiamo Maternità, del 1913, L'educanda e Signora in verde, del 1914.

Richiamato alle armi e inviato al fronte, subì il dramma della guerra fino in fondo; le vicende della prigionia e particolari crisi familiari scossero irrimediabilmente il suo equilibrio mentale. Il ritorno in patria e i nuovi contatti con l'arte aprirono a Rossi nuove visioni e nuovi indirizzi, che portarono la sua pittura verso il Cubismo, risalendo fino alle origini la lucida lezione di Cézanne.

Dal 1918 al 1924 (epoca in cui il suo male di acuisce fino a condurlo, nel 1925, al manicomio Sant'Artemio di Treviso, da cui uscirà soltanto morto nel 1947) compie alcune opere che lo pongono, come più tardi la critica riconoscerà, tra i più grandi artisti all'origine dell'arte moderna italiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Nico Stringa, ROSSI, Luigi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 88, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2017. URL consultato il 21 ottobre 2022.

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