Giacomo Medici

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Template:Membro delle istituzioni italiane Giacomo Medici, marchese del Vascello (Milano, 15 gennaio 1817Roma, 9 marzo 1882), è stato un generale e politico italiano. La sua è la figura di uno dei più valenti e costanti ufficiali di Giuseppe Garibaldi, nominato successivamente prefetto in Sicilia, e in seguito vittorioso generale dell'Esercito Regio nella Terza guerra di indipendenza e politico di spicco del nuovo Regno d'Italia.

Gli esordi

Giacomo Medici nacque a Milano, città dove crebbe e dove visse fino all'esilio in Portogallo, che cominciò nel 1836. Qui combatté contro i Carlisti a Oporto per quattro anni, assieme al padre emigrato con lui. Trasferitosi a Londra nel 1840, prese contatto col neonato movimento della Giovine Italia, e nella capitale del Regno Unito conobbe Giuseppe Mazzini. L'eco dei moti rivoluzionari in America Latina lo portò in Uruguay, dove conobbe Garibaldi a Montevideo nel 1846.

La prima guerra di indipendenza

Quando giunsero notizie delle riforme di Pio IX e di Carlo Alberto, Medici e Garibaldi fecero ritorno in Italia (prima a Nizza, poi a Genova, dove sbarcarono il 29 giugno 1848) sulla nave "Bifronte", ribattezza "Speranza".
Nello stesso anno Medici (non immune da simpatie federaliste) suggerì a Garibaldi di recarsi a Milano, per offrire i suoi servigi al Governo provvisorio di Lombardia, che di fatto rimpiazzava l'amministrazione austriaca: i due giunsero a Milano il 14 luglio. Nei giorni seguenti organizzarono, nella caserma di San Francesco, il "Battaglione Anzani" (dal nome del colonnello Francesco Anzani, già comandante in seconda della Legione Italiana di Montevideo, morto di malattia alcuni giorni prima a Genova) composto di volontari, al comando dello stesso Medici. Egli col Garibaldi lungo l'intera campagna dei volontari in Lombardia, nel corso della guerra.

La difesa della Repubblica Romana

Nel 1849 Medici giunse a Roma con Giuseppe Garibaldi, alla guida della cosiddetta "Legione Medici", composta da circa trecento lombardi, studenti o cadetti di famiglie nobili e benestanti.
Quando, il 28 giugno, i Francesi del maresciallo Nicolas Charles Oudinot attaccarono le posizioni fuori dalle mura di Roma, occupando Villa Corsini, il Casino dei Quattro Venti e Villa Pamphili, Medici riuscì a resistere solo all'avamposto del Vascello, presso porta San Pancrazio.

Il Governo dello Repubblica Romana gli assegnò la medaglia d'oro al valore militare: un onere spartito con Garibaldi, Luciano Manara (per la difesa di Villa Spada) e Giacinto Bruzzesi (per la difesa dei Monti Parioli).

La seconda guerra di indipendenza

Nel 1859 Medici fu coinvolto, sin dall'inizio, nell'organizzazione dei Cacciatori della Stura: il 20 marzo venne promosso tenente colonnello, gli venne affidato il comando (assieme a Nicola Arduino) dei due depositi costituiti a Savigliano il 29 marzo e il 7 aprile, e fu messo a capo del secondo dei due primi reggimenti dei Cacciatori delle Alpi, in linea già dal 24 aprile.

Durante la Seconda guerra di indipendenza, Giacomo Medici si distinse nella battaglia di Varese, partecipò alla battaglia di San Fermo e guidò l'avanguardia nelle operazioni di Valtellina alla liberazione di Bormio.

La spedizione dei Mille

Medici alla spedizione dei Mille.

Il 4 maggio 1860 fu Medici a stipulare, a Torino e alla presenza del notaio Gioachino Vincenzo Baldioli, il contratto con il quale Raffaele Rubattino cedeva i due vapori Piemonte e Lombardo, coi quali venne compiuta la spedizione dei Mille.

Il 9 giugno partì da Genova per la Sicilia a capo della seconda spedizione, a rinforzo dei Mille con 930 volontari. Intercettato la sera del 10 dalla pirofregata borbonica Fulminante, fu rimorchiato a Gaeta, dove arrivò il giorno successivo. Il 14 luglio, il Medici e circa 2.000 volontari si reimbarcarono a Cornigliano per la Sicilia su navi battenti bandiera statunitense e arrivarono il 17 a Castellammare del Golfo.

Durante l'anno 1860 combatté alla battaglia di Milazzo, costrinse Messina alla resa dopo un assedio di otto giorni e fu presente alla battaglia del Volturno.

La carriera militare nell'Esercito Regio

Unitosi all'Esercito Regio, fu nominato comandante militare della piazza di Palermo, ove facilitò l'impresa garibaldina all'Aspromonte nel 1862 e si spinse a presentare una supplica al Re e a Urbano Rattazzi affinché non fermassero i volontari, come invece avvenne nella giornata dell'Aspromonte.

Dopo giunse come prefetto l'umbro Filippo Antonio Gualterio (che restò in carica tra il 1865 e il 1866) egli condusse una serie di operazioni militari nelle quattro province della Sicilia occidentale. La durissima repressione produsse in sei mesi l'arresto di 2384 uomini e 180 donne nella sola provincia di Palermo.
Nel febbraio del 1866 venne candidato al collegio di Messina, in contrapposizione a Giuseppe Mazzini, il quale era stato già eletto in regolare consultazione, annullata d'imperio dal Governo. Medici perse le elezioni, che andarono a favore di Mazzini.

La terza guerra di indipendenza

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Invasione del Trentino (Medici - 1866).

Nel 1866 Medici comandò una colonna dell'Esercito Regio in una brillante avanzata da Padova, lungo la Valsugana, sino alle porte di Trento.
Per i suoi meriti venne nominato Grande Ufficiale dell'Ordine Militare d'Italia.

La prefettura di Palermo

Garibaldi e Medici incontrano Vittorio Emanuele

Nel 1868, in seguito alla dura repressione operata dal generale Cadorna della rivolta di Palermo del 1868, ritornò a Palermo come prefetto: era dotato di poteri insolitamente ampi e, soprattutto, della piena fiducia del Re. Vi restò sino al 1873. Egli venne accusato di aver autorizzato accordi con la mafia, specie a causa della grande prossimità al questore Albanese, divenuto per la pubblica opinione un alleato della mafia al punto da essere fatto oggetto di mandato di cattura dal procuratore del Re, poi dimissionario, Diego Tafani.
A Palermo conobbe e sposò la nobile inglese Lady Ingham, vedova del primo marito Lord Ingham-Whitaker (il cui nonno aveva inventato il Marsala) e proprietaria del palazzo più tardi trasformato nell'attuale Grand Hotel et Des Palmes, in Via Roma a Palermo.

La carriera politica

Venne nominato dal Re senatore il 2 giugno 1870 e, nel 1876, Marchese del Vascello e Primo Aiutante di Campo del Re.

Onorificenze

Grand'Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia
Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia

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