Fernando Ayala

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Fernando Ayala

Fernando Ayala (Gualeguay, 2 luglio 1920Buenos Aires, 11 settembre 1997[1]) è stato un regista cinematografico, produttore cinematografico e sceneggiatore argentino, considerato uno dei più importanti argentini della storia nel suo genere.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Estremamente instabile, la sua carriera oscilla tra alcune opere di grande interesse e altre trascurabili. Negli anni 30 si trasferisce con la famiglia a Buenos Aires; dal 1942, dopo aver abbandonato gli studi di diritto per dedicarsi al cinema, lavoro per anni come aiuto-regista nel suo paese e a Cuba. Il debutto come regista, un film-commedia decisamente commerciale e impersonale (Ayer fue primavera), non è molto promettente, come La guerra la gano yo. Nel 1956 fonda, tuttavia, la casa di produzione Aries Cinematografica insieme a Hector Olivera e si avventura in alcuni progetti molto ambiziosi. El iefe e El candidato, un dittico su due figure di caudillos messicani tanto frequenti nella storia recente dell'America latina, lo rivelano come regista di una certa levatura. Nel 1963 è un membro della giuria della 13ª edizione del Berlin International Film Festival.[2] Sebbene basati su due racconti dello scrittore socialista David Vinas, il risultato dei due film è abbastanza disuguale. Mentre El iefe è un indovinato pregiudizio sull'autoritarismo e sulla vita politica del momento in Argentina (con una critica appena velata al peronismo), El candidato, che di nuovo vuole essere un'analisi della demagogia politica, risulta al contrario un totale insuccesso di critica e di pubblico. Esso abbozza un avvicinamento critico al mondo dell'alta borghesia del paese, chiaramente debitore ai film contemporanei di Torre Nilsson e Beatriz Guido. Che il suo interesse per tale problematica non sia occasionale è provato dal fatto che vi torni con Paula cautiva, opera ambientata tra i proprietari latifondisti per la quale conta sulla collaborazione di Beatriz Guido alla sceneggiatura.

Dalla metà degli anni settanta, tuttavia, la carriera di Ayala va in declino, con mediocri film commerciali (e con esperienze di genere folkloristico) che fanno perdere qualsiasi speranza di recupero.[3] Con Los medicos si apprezza un tiepido tentativo di tornare al cinema di denuncia, confermato poco dopo da due film notevoli e rappresentativi del periodo finale della dittatura militare: Plata dulce, atto teatrale agrodolce sull'euforia prodottasi nel 1979 quando, in piena inflazione, la quotazione del dollaro scende e alimenta nei cittadini ogni tipo di sogno sui affari impossibili, ed El arreglo, prodotto nel 1983, satira sulla corruzione delle istituzioni durante l'allacciamento dell'acqua corrente nella periferia di Buenos Aires. Questo film entrò nella lista dei film in competizione alla 13ª edizione del Festival cinematografico internazionale di Mosca, dove vinse un diploma d'onore.[4] Forse stimolato dal successo di queste due pellicole, Ayala opta nuovamente per un cinema di taglio sociale ambientato nell'alta borghesia (Pasajeros de una pesadilla, e Sobredosis), senza ottenere un risultato all'altezza delle intenzioni. Il suo ultimo film per il grande schermo è Dios la cría, commedia su una coppia, una donna e un travestito.[5]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Produttore[modifica | modifica wikitesto]

Assistente alla regia[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Supervisore regia[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • T. Eloy Martínez, La obra de Ayala y Torre-Nilsson en las estructuras del cine argentino, Buenos Aires 1961.
  • M. Bottone, La literatura argentina y el cine, Santa Fe 1964, pp. 10-22.
  • J.A. Mahieu, Breve historia del cine argentino, Buenos Aires 1971, passim.
  • A. Rapallo, Fernando Ayala, Buenos Aires 1993.
  • C. Maranghello, La pantalla y el Estado e M. Zalistro, Aspectos del nuevo cine, in Historia del cine argentino, dirección de J.M. Couselo, Buenos Aires 1984, pp. 89-107, 109-37.
  • O. Getino, Cine argentino: entre lo posible y lo deseable, Buenos Aires 1998, passim.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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