Ex convento di San Pietro a Luco

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L'ex convento di San Pietro a Luco si trova nel comune di Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le sue origini sono nel testamento del conte Gotidio degli Ubaldini e di sua moglie Cunizza, redatto nel 1085. La volontà del conte fu quella di lasciare al Convento di Camaldoli tutti i suoi beni situati nel territorio di San Giovanni Maggiore, Fagna e Larciano, nel caso in cui sua figlia Matilde non avesse generato un figlio maschio, diversamente l'erede sarebbe stato il nipote del conte. Ciò non accadde e, dunque, l'erede fu il Convento di Camaldoli. Il priore del convento, il beato don Rodolfo Falcucci, prese possesso dell'eredità nel 1086 e in questa occasione fondò l'ordine delle monache camaldolesi, a cui aderirono le contesse della famiglia Ubaldini e quelle dei conti Guidi. Il convento si trovava a Chisciano, vicino a Luco ed era formato dall'Oratorio di San Pietro, appartenente alla Badia di Moscheta, da un casamento e da una vigna che il beato Rodolfo acquistò nel 1086 dall'abate di Moscheta. Le contesse di Luco che si erano ritirate nel convento, erano molto osservanti delle regole e davano l'esempio ad altre donne che si ritiravano in quelle mura.

Il monastero ebbe molti privilegi e doni da autorità ecclesiastiche e civili, ma subì anche i contrasti fra le badesse e i rettori delle chiese soggetti al patronato del convento. Nel 1251 esso fu incendiato dai Ghibellini; nel 1357 fu costruito il chiostro e nel 1488 subì un assalto addirittura dai parenti di una badessa (Sebastiana Fioravanti), che era stata allontanata. L'azione fallì, anche grazie all'aiuto della Repubblica fiorentina e la badessa non venne dunque reintegrata; anche nel 1490 ci fu un assalto al convento, poi sedato.

Nell'editto di Napoleone del 13 settembre 1808 il convento fu soppresso, poi fu restaurato da Ferdinando III di Toscana, per essere ancora una volta soppresso dalla legge 15 agosto 1867, insieme alle altre compagnie religiose. Nel 1871 il convento fu trasformato in Ospedale civile, che vi è rimasto fino al 1990 circa.

All'interno dell'ex convento si trova la cappella dedicata alla Beata Vergine Maria; essa fu costruita nel 1583, ha forma esagonale e nel 1830 fu ampliata. Al suo interno si trova il dipinto in terracotta invetriata Madonna col Bambino, chiamata la Divina Pastora sull'altare maggiore, opera della bottega di Giovanni Della Robbia.

Annessa al convento c'è la chiesa di San Pietro, sorta nel 1086 insieme ad esso, per volontà del beato Rodolfo Falcucci. La chiesa era più bassa dell'attuale e le sue mura erano a filaretto; all'inizio le monache la dotarono di arredi molto ricchi. Nel 1523 il pittore Andrea del Sarto dipinse una pala per la chiesa del monastero, la Deposizione dalla Croce, che le monache cedettero poi al Granduca; questo dipinto si trova oggi nella Galleria Palatina a Firenze e, al suo posto, sull'altare maggiore c'è la copia eseguita da Sante Pacini nel 1783, con la cornice originale. Nella predella è dipinta la Storia della Passione, attribuita a Carlo Portelli.

Nel 1500 fu costruito il campanile che fu danneggiato nel 1542 e poi restaurato nel 1612; le campane risalgono al periodo di fondazione della chiesa. Nel 1630 fu costruito l'altare maggiore in pietra e nel 1661 vi furono poste le spoglie di Santa Clarice Vergine e Martire, provenienti dalle Catacombe di Priscilla a Roma. La chiesa fu restaurata nel 1883 e ristrutturata a più riprese fino al 1932. Nel 1928 l'architetto Ezio Cerpi fece stonacare la facciata, ripristinare le mura della costruzione del 1086, che mostrarono un filaretto fino a nove metri di altezza, al di sopra del quale c'era il muro normale, che indicava l'esistenza di un rialzamento e della costruzione del portale in stile del Rinascimento. Alla chiesa fu dato allora uno stile rinascimentale (e non romanico) per aderire a quello del portale.

Nella canonica si trovano i dipinti Crocifissione di Donato Mascagni, risalente al XVI secolo e il Redentore di Lorenzo Lippi (secolo XVII); si trovano anche un tabernacolo ligneo del Quattrocento e un calice d'argento di Cosimo Merlini il Vecchio (1637).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gaspero Righini, Mugello e Val di Sieve, note e memorie storico-artistico-letterarie, Firenze, Tipografia Pierazzi, 10 ottobre 1956
  • Guida d'Italia, Firenze e provincia, Edizione del Touring Club Italiano, Milano, 2007

Coordinate: 44°00′03.28″N 11°23′51.68″E / 44.00091°N 11.39769°E44.00091; 11.39769