Calice (liturgia)

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Calice della Basilica dei Santi Faustino e Giovita a Brescia

Il calice (dal latino Calix, calice) è un oggetto liturgico utilizzato per contenere il vino durante la Celebrazione eucaristica.

Normalmente si presenta in forma di coppa svasata appoggiata su un alto piede. Viene realizzato con materiali preziosi, tipicamente d'argento esteriormente e dorato interiormente, ma a volte può anche essere fatto di altri materiali, come il legno (spesso di ulivo) o, molto raramente, la ceramica.

Uso[modifica | modifica wikitesto]

Nel Rito romano (Novus Ordo), dopo la preghiera Universale, un Diacono oppure lo stesso celebrante versa il vino con una goccia di acqua recitando sottovoce questa formula: "L'acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita Divina di Colui che ha voluto assumere la nostra natura umana"[1]. Nel rito ambrosiano la formula da recitare ad alta voce è: "Dal fianco aperto di Cristo uscì sangue e acqua". Nella seconda parte della celebrazione eucaristica, dall'offertorio e fino alla comunione, si pone il vino dentro il calice e si appoggia lo stesso sul corporale e sull'altare. Normalmente il calice viene coperto con la palla (un fazzolettino quadrangolare spesso inamidato).

L'ostia da consacrare viene invece posta sopra la patena, un piattino dello stesso materiale del calice.

Gli ortodossi copti arabi usano un cucchiaio, che chiamano mastir, per prendere il Sangue di Cristo dal calice e nessuno tranne il prete può toccarlo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rito della Messa, CEI, www.liturgia.it

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