Donna Haraway

Donna Haraway (Denver, 6 settembre 1944) è una filosofa e docente statunitense particolarmente conosciuta a livello mondiale per i suoi contributi nei campi dell'ecofemminismo e dell'intersezione tra tecnologia e teoria femminista.
Il suo lavoro è incentrato sulla critica all'antropocentrismo e al dualismo natura/cultura, sull'analisi delle capacità di autorganizzazione degli esseri e dei processi non umani e sulle relazioni fra essi e le pratiche culturali.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1966 si è laureata in zoologia e filosofia al Colorado College, mentre nel 1970 ha concluso un dottorato in biologia alla Yale University. La sua tesi di dottorato è stata successivamente pubblicata come libro con il titolo di Crystals, Fabrics, and Fields: Metaphors of Organicism in Twentieth-Century Developmental Biology (Yale University Press, 1976).
Dopo il dottorato Haraway ha insegnato studi sulle donne e storia della scienza all'Università delle Hawaii (1971-1974) e alla Johns Hopkins University (1974-1980)[1]. Ha poi iniziato a lavorare come docente presso l'Università della California di Santa Cruz nel 1980, dove è diventata la prima docente di ruolo in teoria femminista negli Stati Uniti[2]: in questa università ha insegnato teoria femminista e storia della scienza e della tecnologia nel dipartimento di Storia della coscienza. Presso quest'ultima università è oggi professoressa emerita[3].
Nel 1985 pubblica il suo testo più famoso, A Manifesto for Cyborgs: Science, Technology, and Socialist-Feminism in the 1980s[4].
La teoria del superamento dei dualismi
[modifica | modifica wikitesto]Il pensiero di Haraway è fondato sullo studio delle implicazioni della tecnologia e della scienza sulla vita degli esseri umani moderni. Secondo la studiosa statunitense, la cultura occidentale è sempre stata caratterizzata da una struttura binaria ruotante intorno a coppie di categorie come uomo/donna, naturale/artificiale, corpo/mente. Questo dualismo concettuale non è simmetrico, ma è basato sul predominio di un elemento sull'altro: nella tradizione occidentale sono esistiti persistenti dualismi e sono stati tutti funzionali alle logiche e alle pratiche del dominio sulle donne, sulla gente di colore, sulla natura, sui lavoratori, sugli animali: dal dominio cioè di chiunque fosse costruito come altro col compito di rispecchiare il sé. Haraway introduce quindi la figura del cyborg, che da invenzione fantascientifica diventa metafora della condizione umana. Il cyborg è al contempo uomo e macchina, individuo non sessuato o situato oltre le categorie di genere, creatura sospesa tra finzione e realtà: il cyborg è un organismo cibernetico, un ibrido di macchina e organismo, una creatura che appartiene tanto alla realtà sociale quanto alla finzione.
Questa figura permette di comprendere come la pretesa naturalità dell'uomo sia in effetti solo una costruzione culturale, poiché tutti siamo in qualche modo dei cyborg. L'uso di protesi, lenti a contatto, by-pass sono solo un esempio di come la scienza sia penetrata nel quotidiano e abbia trasformato la vita dell'uomo moderno. La tecnologia ha influenzato soprattutto la concezione del corpo, che diventa un territorio di sperimentazione, di manipolazione, smettendo dunque di essere inalterato e intoccabile. Se il corpo può venire trasformato e gestito, cade il mito che lo vede come sede di una naturalità opposta all'artificialità. Di conseguenza viene invalidato il sistema di pensiero occidentale incentrato sulla contrapposizione di due elementi antitetici, perché non possiamo più pensare all'uomo in termini esclusivamente biologici. Il cyborg è infatti una creatura né macchina né uomo, né maschio né femmina, situato oltre i confini delle categorie che siamo normalmente abituati a utilizzare per interpretare il mondo.
Queste riflessioni sono state espresse da Haraway soprattutto in due saggi che hanno influenzato fortemente lo sviluppo del pensiero femminista:
Chthulucene
[modifica | modifica wikitesto]L'avvento di un'era da lei battezzata chthulucene potrà rappresentare l'uscita salvifica da un catastrofico antropocene, nel quale l'aumento eccessivo della popolazione mondiale potrà mutare in favore di un modello culturale teso verso la generazione di parentele, in un senso molto ampio, invece che di bambini, attraverso «decisioni intime e personali per creare vite fiorenti e generose senza mettere al mondo bambini»[5].
Il libro ha anche rappresentato una grandissima influenza per il movimento Solarpunk. Quest’ultimo infatti pone al centro delle sue riflessioni un ottimismo radicale come strumento di organizzazione politica e innovazione tecnologica in senso ecologista. Valga a titolo d’esempio Biston Betularia di Maria Antónia Martí Escayol, in cui si fa addirittura esplicito riferimento allo Chthulucene: “la città, cresciuta durante lo chthulucene, si sta sciogliendo.”; e a Donna Haraway: “ci spruzziamo gli occhi con il nebulizzatore di realtà aumentata e a poco a poco si formano, sui nostri corpi, vaporosi vestiti di seta e nel salone appare un caminetto d’alabastro con motivi floreali, alcuni sostegni di terracotta con medaglioni di ceramica azzurrina di tipo romano e una libreria con graffiti marini che custodisce le opere della comunità umana classica, la quale, immaginandoci, ci ha reso possibili. achebe, boserup, carson, cavendish, crosby, georgescu-roegen, glacken, haraway, laozi, mendes, merchant, miyazaki, mumford, ostrom, tezuka, xiaoquiong…”[6]
Il cinema
[modifica | modifica wikitesto]In un articolo uscito su Cahiers du cinéma Alice Leroy scrive che Staying with the Trouble: Making Kin in the Chthulucene, apparso nel 2016 e tradotto in Francia nel 2020 col titolo di Vivre avec le trouble, Éditions des mondes a faire, è una delle analisi ecologiche più radicali in un panorama polarizzato tra soluzionismi tecnologici e fatalismi ansiogeni. Lo stesso articolo è dedicato al pensiero di Donna Haraway che dialoga segretamente col cinema individuando i confini tra l'umano e la natura e cercando nella fluidità dei loro contorni un'alternativa al contesto della catastrofe climatica. La scrittrice osserva che le storie cinematografiche, sia quelle mitologiche che quelle scientifiche, possono ben servire sia a mantenere l'ordine delle cose che a reinventarle. Tra i film in questione vengono citati e contestualizzati Okja di Bong Joon-ho, Sayonara di Kōji Fukada e La Fin de l'âge de fer di Clément Schneider.[7]
Pubblicazioni
[modifica | modifica wikitesto]- When We Have Never Been Human, What Is to Be Done? Interview with Donna Haraway, Nicholas Gane: Theory, Culture and Society, 2006. Volume 23 (7–8), pages 135-158. https://doi.org/10.1177/0263276406069228
- Crystals, Fabrics, and Fields: Metaphors of Organicism in Twentieth-Century Developmental Biology, New Haven: Yale University Press, 1976. ISBN 978-0-300-01864-6
- Primate Visions: Gender, Race, and Nature in the World of Modern Science, Routledge: New York and London, 1989. ISBN 978-0-415-90294-6
- Simians, Cyborgs and Women: The Reinvention of Nature, New York: Routledge, and London: Free Association Books, 1991 (includes "A Cyborg Manifesto"). ISBN 978-0-415-90387-5
- Modest_Witness@Second_Millennium.FemaleMan©Meets_OncoMouse™: Feminism and Technoscience, New York: Routledge, 1997 (winner of the Ludwik Fleck Prize). ISBN 0-415-91245-8
- How Like a Leaf: A Conversation with Donna J. Haraway, Thyrza Nichols Goodeve, New York: Routledge, 1999. ISBN 978-0-415-92402-3
- The Companion Species Manifesto: Dogs, People, and Significant Otherness, Chicago: Prickly Paradigm Press, 2003. ISBN 0-9717575-8-5
- When Species Meet, Minneapolis: University of Minnesota Press, 2007. ISBN 0-8166-5045-4
- The Haraway Reader, New York: Routledge, 2004, ISBN 0415966892.
- Staying with the Trouble: Making Kin in the Chthulucene, Durham: Duke University Press, 2016. ISBN 978-0-8223-6224-1
- Manifestly Haraway, Minneapolis: University of Minnesota Press, 2016. ISBN 978-0816650484
- Staying with the Trouble: Making Kin in the Chthulucene, Durham, Duke University Press, 2016, DOI:10.1215/9780822373780, ISBN 978-0-8223-6224-1.
- Making Kin not Population: Reconceiving Generations, Donna J. Haraway and Adele Clarke, Chicago: Prickly Paradigm Press, 2018. ISBN 9780996635561.
Opere tradotte in italiano
[modifica | modifica wikitesto]- Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Milano, Feltrinelli, 1995, ISBN 8807460017.
- Testimone-modesta@femaleman-incontra-Oncotopo. Femminismo e tecnoscienza, Milano, Feltrinelli, 2000, ISBN 88-07-46024-6
- Compagni di specie: affinità e diversità tra esseri umani e cani, Milano, Sansoni, 2003, ISBN 88-383-4812-X
- Chthulucene: sopravvivere su un pianeta infetto, Roma, NERO, 2019, ISBN 978-88-8056-044-9
- Donna Haraway, Le promesse dei mostri. Una politica rigeneratrice per l'alterità inappropriata, Roma, DeriveApprodi, 2019, ISBN 978-88-6548-280-3.
- con Adele Clarke, Making Kin. Fare parentele, non popolazioni, Roma, DeriveApprodi, 2022, ISBN 9788865484135.
- Come una foglia, Roma, Tlon, 2024, ISBN 9791255540694
- Chthulucene+: sopravvivere su un pianeta infetto, Roma, 2025, ISBN 9788880563129
Premi e riconoscimenti
[modifica | modifica wikitesto]- American Book Awards: 1992 vincitrice con Manifesto cyborg[8]
- Premio Ludwik Fleck: 1999 vincitrice con Testimone-modesta@femaleman-incontra-Oncotopo. Femminismo e tecnoscienza[9]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Donna Haraway, su The European Graduate School. URL consultato il 3 marzo 2021.
- ↑ (EN) Feminist cyborg scholar Donna Haraway: 'The disorder of our era isn't necessary', su The Guardian, 20 giugno 2019. URL consultato il 3 marzo 2021.
- ↑ The Science Fiction Handbook, p. 137, p. 137.
- ↑ Haraway, Donna H., "A Manifesto for Cyborgs: Science, Technology, and Socialist-Feminism in the 1980s" https://egs.edu/faculty/donna-haraway (Socialist Review, number 80)
- ↑ Basta fare bambini, iniziamo a generare parentele: come evolvere con Donna Haraway, su che-fare.com.
- ↑ Solarpunk: come ho imparato ad amare il futuro.
- ↑ (FR) Alice Leroy, Semer le trouble avec Donna Haraway, in Cahiers du cinéma, n. 819, Paris, Avril 2025, pp. 32-33.
- ↑ (EN) Elenco dei premiati, su web.mnstate.edu.
- ↑ (EN) Albo d'oro, su 4sonline.org. URL consultato il 30 marzo 2020 (archiviato dall'url originale il 22 aprile 2020).
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su Donna Haraway
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Donna Haraway
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Sito ufficiale, su egs.edu.
- Haraway, Donna Jeanne, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- (EN) Donna Haraway, su The Encyclopedia of Science Fiction.
- (EN) Opere di Donna Haraway / Donna Haraway (altra versione), su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Bibliografia di Donna Haraway, su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff.
- (EN) Donna J. Haraway, su Goodreads.
- (EN) Donna Haraway, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) Sito di Haraway presso la European Graduate School, su egs.edu. URL consultato il 14 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 12 settembre 2010).
- (FR) D. Haraway, A Cyborg Manifesto, su cyberfeminisme.org. URL consultato il 15 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 12 dicembre 2003).
- Donna Haraway in Nicholas Mirzoeff, Introduzione alla cultura visuale, U.Meltemi 2002, p. 188 (books.google.it)
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 91665330 · ISNI (EN) 0000 0001 1076 5304 · SBN MILV091836 · LCCN (EN) n88254245 · GND (DE) 131370952 · BNE (ES) XX1173957 (data) · BNF (FR) cb12193816s (data) · J9U (EN, HE) 987007278696105171 · NSK (HR) 981005782096909366 · NDL (EN, JA) 00467916 · CONOR.SI (SL) 27365987 |
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