Donazione di Sutri

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Scorcio dell'antica cittadina di Sutri.
I domini longobardi alla morte di Rotari (652).

Per Donazione di Sutri si intende la cessione effettuata nel 728 dal sovrano longobardo Liutprando a papa Gregorio II, di alcuni castelli del Ducato romano importanti per la difesa di Roma, il maggiore dei quali era quello di Sutri. Fu la prima delle due restituzioni per donationis titulo effettuate da Liutprando alla Chiesa di Roma. La seconda si ebbe nel 743.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere stato eletto re dei Longobardi (712), Liutprando si trovò a fronteggiare una serie di problemi quali la generale disgregazione e la perdita di identità nazionale dei sempre più romanizzati Longobardi. Per attuare questo scopo iniziò una politica di rafforzamento della sua monarchia che aveva innanzitutto come traguardo la conquista dei territori italiani a scapito dei bizantini. La penisola italiana era in gran parte in mano ai longobardi; la Langobardia però era divisa in due tronconi dai territori ancora appartenenti all'impero, che andavano dal Tirreno (Roma) all'Adriatico (Ravenna). Inoltre i longobardi però erano divisi al loro interno: ducati di Spoleto e di Benevento erano di fatto autonomi dal potere centrale.

La debolezza dell'Impero bizantino, sconvolto dalle lotte interne seguite alla fine della dinastia di Eraclio I (711), favoriva l'allontanamento delle province italiane. Liutprando seppe cogliere il momento propizio quando nei territori italiani governati dai bizantini si diffuse lo sdegno per l'appoggio dell'imperatore all'eresia iconoclasta. La sua campagna militare iniziò da quei territori che dividevano in due la Langobardia, cioè l'area del Ducato romano.

Quando il papa capì le intenzioni dei Longobardi - i quali erano probabilmente decisi a conquistare la stessa Roma - si sentì direttamente in pericolo, in quanto da molti anni l'impero bizantino aveva cessato di intervenire militarmente in favore di Roma, spendendo le proprie energie per difendere la sola Ravenna, capitale dell'Esarcato. Il corso degli eventi prese una direzione diversa da quella annunciata (la possibile presa di Roma) quando, nel 728, i Longobardi conquistarono la fortezza di Narni, posta a presidio della via Amerina.

A presidiare la via Amerina rimasero le fortezze di Amelia ed Orte. Più a sud, i castra di Bomarzo, Sutri e Blera, nella valle del Tevere, erano a salvaguardia della via Cassia[1]. Papa Gregorio II (715-731) si rivolse direttamente al re dei Longobardi, Liutprando, chiedendogli di rinunciare ai territori già conquistati e di restituirli all'esarca bizantino in quanto legittimo possessore. Liutprando, invece, donò il castrum di Sutri al pontefice, con un gesto che rappresentò una svolta storica.

Il significato politico della donazione[modifica | modifica wikitesto]

A partire almeno dal VI secolo, con papa Gregorio I (romano di nascita) la Chiesa era stata costretta suo malgrado a sostituirsi all'amministrazione bizantina nell'esercizio del vettovagliamento della popolazione dell'Urbe e dei dintorni. La popolazione era stata colpita da carestie e pestilenze, che si succedettero ripetutamente in quel periodo[2]. Dovendo far fronte all'assenza dell'intervento dell'Imperatore di Costantinopoli, legittimo sovrano, e dell'Esarca di Ravenna, ai quali ripetutamente e invano aveva fatto ricorso per ottenere aiuti, il pontefice amministrò sotto la sua responsabilità l'Annona civica e militare[3], attingendo anche ai beni della Chiesa. Non di rado inoltre, a difesa del territorio e in nome dell'Imperatore, lo stesso papa Gregorio dovette esercitare l'imperium per mezzo del duca (il comandante della guarnigione militare) sulle truppe bizantine stanziate a Roma.

Si può far risalire quindi almeno a questo periodo l'acquisizione da parte del papato di un nuovo ruolo politico-istituzionale sul territorio di Roma e dei dintorni, non in virtù di una formale sovranità territoriale, ma dovuto al riconoscimento da più parti della popolazione stessa. Inoltre, l'accresciuto peso politico-istituzionale della Chiesa, che andava oltre la già acquisita autorità religiosa, comportò una ristrutturazione della stessa struttura ecclesiastica al fine di metterla in grado di fare fronte alle accresciute, ed impreviste, funzioni cui si era vista chiamata.

Le donazioni longobarde dei primi castelli nell'VIII secolo, fatte nella forma "agli apostoli Pietro e Paolo", non possono pertanto prescindere da un riconoscimento ormai consolidato di un ruolo politico della Chiesa a cui gli stessi sovrani longobardi guardavano ormai come necessario interlocutore negli equilibri politici della penisola. Una soggettività che ormai andava oltre la sua forza principale data dalla "superiorità" spirituale conferitagli dal "primato" di San Pietro ed in virtù della successione apostolica (preminenza ribadita più volte nei concili ecumenici dei secoli III e IV, e già testimoniata nel I secolo durante il pontificato di papa Clemente I[4]), autorità morale che era ormai riconosciuta anche dai popoli germanici: i Franchi, i Visigoti di Spagna, i Burgundi, gli Anglo-sassoni d'Inghilterra e gli stessi Longobardi.

La donazione di Sutri, che avveniva nel pieno della rivolta ai decreti bizantini iconoclasti, vedeva la popolazione romana al fianco del papa contro i rappresentanti degli imperatori di Costantinopoli: l'Esarca e il Duca romano, che già si erano resi protagonisti di un fallito attentato ai danni di papa Gregorio II[4]. Ciò rese maggiormente significativo il fine politico dell'atto della donazione da parte del re longobardo, che si ritagliò un ruolo di primo piano nel ristabilimento, seppur transitorio, dell'ordine e della pace nella penisola.

D'altra parte la Santa Sede era già proprietaria di numerosi territori, i Patrimonia[5], storicamente documentati e mediante i quali venivano dotati chiese e monasteri e che non avevano a che fare con quella donazione, che erano pervenuti sin dalla fine del III secolo, come già testimoniati nell'Editto di Milano mediante il quale Costantino e Licinio ordinavano che alla Chiesa venissero anche restituiti i beni ad essa in precedenza confiscati, per accrescersi ulteriormente come descritto nel Liber Pontificalis, e soprattutto con la Promissio Carisiaca di Pipino il Breve e le donazioni di Carlo Magno. La Donazione di Sutri[6] costituisce comunque un riconoscimento formale dell'esercizio di alcuni poteri giurisdizionali in capo alla Santa Sede che già da tempo esercitava ormai di fatto, sostanzialmente diversi quindi dalla mera gestione amministrativa dei Patrimonia.

La storiografia contemporanea, riconosce che, rispetto alle molteplici donazioni avvenute anche prima del 728 a favore della Sede di Pietro, la Donazione segna il riconoscimento di una autorità civile che fino ad allora il papato esercitava solo di fatto ma non di diritto sui territori romani, e che andrà accentuandosi negli anni di poco seguenti con gli immediati successori di papa Gregorio II (Gregorio III e Zaccaria).[senza fonte]
Va ricordato, infine, che grandi problemi e difficoltà investono le questioni storiografiche relative alla nascita di uno Stato della Chiesa e del potere temporale del papato; e spesso le interpretazioni degli storici sugli atti - come quello di Liutprando - hanno valutazioni divergenti.

Eventi successivi alla Donazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 739 papa Gregorio III indirizzò una lettera a Carlo Martello, maestro di palazzo del re dei Franchi, in cui comparve per la prima volta la locuzione populus peculiaris beati Petri, riferita alle popolazioni del Ducato Romano, del Ravennate e della Pentapoli[7], che vivono insieme in una respublica di cui san Pietro è il protettore e l'eroe eponimo.

Nel 739 e nel 741 a Sutri si aggiunsero Gallese per riscatto e per donazione le località di Ameria (Amelia), Orte, Bieda (Blera), e Polimartium (Bomarzo) e ancora nel 743 re Liutprando aveva restituito al Pontefice papa Zaccaria[8] per donationis titulo quattro città da lui occupate (tra cui Vetralla, Palestrina, Ninfa e Norma) e una parte dei patrimoni della Chiesa in Sabina, ad essa sottratti oltre trent'anni prima dai duchi di Spoleto (longobardi). Liutprando, dal canto suo, aveva temporaneamente sfumato le tensioni con gli altri ducati longobardi, soprattutto con i ducati periferici - e quindi più autonomi - di Spoleto e Benevento, evitando così una guerra civile.

La respublica di san Pietro dell'VIII secolo è da intendere come "Patrimonio del vescovo di Roma", ovvero come l'insieme dei fondi di proprietà della Diocesi di Roma.

Uno degli eventi successivi alla donazione di Sutri è anche la redazione del falso storico della Donazione di Costantino (in latino Constitutum Constantini). Secondo il documento, retrodatato al 321, l'imperatore romano Costantino I avrebbe ceduto alla Chiesa di Papa Silvestro I la giurisdizione civile sulla città di Roma, sull'Italia e sull'Impero Romano d'Occidente[9]. Il documento fu redatto in forma di resoconto su pergamena[10] di precedenti editti costantiniani[11].

L'autenticità della donazione costantiniana, così come descritta nel Constitutum, venne molto dibattuta tra canonisti e legisti già nei primi secoli dopo il Mille e messa in discussione dai membri delle cancellerie germaniche e franche che, pur non potendo ancora mettere in dubbio l'autenticità del documento, avevano tuttavia evidenziato sul piano del diritto l'incongruenza delle prerogative reclamate dalla chiesa[12]. Tale argomento venne confermato nel XV secolo dall'umanista Lorenzo Valla, che ne dimostrò la falsità su base linguistica e filologica: la Donazione di Costantino sarebbe stata approntata oltre cinquecento anni dopo la morte dell'imperatore e sarebbe quindi da collocare tra l'VIII ed il IX secolo, più probabilmente durante il pontificato di papa Paolo I[13].

Se si valuta il contesto storico in cui venne concepito (caratterizzato dall'incertezza sulla titolarità del potere giurisdizionale dei territori che la Santa Sede amministrava), si può affermare che il Constitutum Constantini rappresentasse una rivendicazione non del tutto arbitraria del ruolo acquisito fino a quel momento dalla Chiesa di Roma e dello status giuridico che essa intendeva mantenere, soprattutto riguardo a Roma. Una rivendicazione indirizzata in particolare ai nuovi rappresentanti del Sacro Romano Impero, che poté nascere (nell'anno 800) solo grazie all'appoggio del papa di Roma[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio ed ai Longobardi, pp. 370-371.
  2. ^ In effetti già papa Leone I nel V secolo dovette sopperire con le istituzioni caritatevoli alla sensibile diminuzione delle pubbliche elargizioni seguite alle occupazioni dei Barbari, v. voce Leone I in Enciclopedia dei Papi, Ed. Treccani
  3. ^ v. voce Gregorio I in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani
  4. ^ a b v. voce in Dizionario Biografico degli Italiani
  5. ^ v. Le donazioni e la formazione del Patrimonium Petri a cura di Girolamo Arnaldi e Alberto Cadili in Enciclopedia Costantiniana (2013)
  6. ^ pur non rappresentando quindi l'atto formale della concessione di una sovranità statuale su alcuni territori
  7. ^ Possedimento bizantino che si estendeva fra la Romagna e le Marche, comprendente le cinque città di Rimini, Fano, Pesaro, Senigallia e Ancona.
  8. ^ v. voce in Enciclopedia dei Papi
  9. ^ Ambrogio Piazzoni, Storia delle elezioni pontificie, ed. PIEMME, Casale Monferrato, 2005
  10. ^ Supporto scrittorio comparso in età medievale
  11. ^ v. J. Miethke, Costantino e il potere papale... cit.
  12. ^ v. Jürgen Miethke, Costantino e il potere papale post-gregoriano in Enciclopedia Costantiniana, Ed. Treccani.
  13. ^ v. voce in Dizionario Biografico degli Italiani.
  14. ^ Vedasi sull'argomento Girolamo Arnaldi, Le origini dello stato della Chiesa, Torino Utet, 1987 e la recensione di Giovanni Tabacco in: Medievistica del Novecento: recensioni e note di lettura, Volume 1, pp.605-616.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]