Criolite (minerale)

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Criolite
816- Ivigtut - cryolite.jpg
Classificazione Strunz3.CB.15
Formula chimicaNa3AlF6
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallinotrimetrico
Sistema cristallinomonoclino[1][2][3][4] con netta simmetria pseudocubica[1]
Classe di simmetriaprismatica[3][4]
Parametri di cellaa=5.4, b=5.6, c=7.78[3]
Gruppo puntuale2/m[3][4]
Gruppo spazialeP 21/n[3]
Proprietà fisiche
Densità2,95-3,00[3], media[3]:2,97[1][2] g/cm³
Durezza (Mohs)2,5[1][2][4]-3[3]
Sfaldaturanon mostra sfaldatura[1][3][4], buona secondo la base {001}[2], meno buona secondo i prismi {110}[2]
Fratturairregolare[3][4]
Coloreincolore[1][4], biancastro[1][2], bianco[2][3][4], grigio[3][4], bruno rossastro[3], rosso brunastro[3], bruno[4], nero[4], incolore con luce trasmessa[4]
Lucentezzavitrea[3][4], grassa[3][4]; madreperlacea su {001}[4]
Opacitàtrasparente, traslucida[2][3][4]
Strisciobianco[3][4]
Diffusioneassai rara[1]
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce – Minerale

La criolite è un minerale, un fluoruro di sodio e alluminio.

Il nome deriva dal greco κρύος = freddo e λίθος = pietra[2][3][4]

Descritta per la prima volta nel 1799 da Peter Christian Abildgaard (1740 - 1801), medico e veterinario danese.

Abito cristallino[modifica | modifica wikitesto]

Cristalli pseudotetragonali, pseudocubici[1][2], geminati

Origine e giacitura[modifica | modifica wikitesto]

È il componente principale di alcuni rari tipi di pegmatite[1], dove vi compare però in una certa abbondanza, associata ad una serie di fluoruri rari (pachnolite, thomsenolite, chiolite, ecc.)[1], a topazio[1] e a minerali metalliferi (siderite, galena, ecc.)[1]. La paragenesi è con galena, siderite, pirite e quarzo.

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica wikitesto]

In cristalli e aggregati granulari[3], sovente con aspetto della superficie ad intarsio.

In masse biancastre con la lucentezza del ghiaccio[1] o in cristalli incolori pseudocubici[1][2].

Caratteristiche fisico-chimiche[modifica | modifica wikitesto]

Il minerale quasi scompare se messo nell'acqua; questo fenomeno succede perché l'indice medio di rifrazione della criolite è circa 1,338, assai vicino a quello dell'acqua stessa, circa 1,333.
Fonde facilmente e dà origine ad un vetro incolore. Solubile in H2SO4[1] dando acido fluoridrico[2] e parzialmente in HCl[1]. Colora la fiamma di giallo.

Il riconoscimento del minerale è più difficile qualora la si voglia distinguere dagli altri fluoruri rari che la accompagnano, a meno che non si presentino in nitidi cristalli. Se si presenta in masse compatte occorre ricorrere alla diffrattometria a raggi X per il riconoscimento.

Località di ritrovamento[modifica | modifica wikitesto]

La località classica è Ivittuut[2], nella parte meridionale della Groenlandia, dove associati alla criolite si trovano anche siderite, fluorite e topazio.
Anche presso Miass[1], nei monti Urali, si trova con chiolite, topazio, fenacite e fluorite; in Nigeria, nei graniti di Kaffa, si osserva associata a pirocloro, astrofillite e thomsenolite,; a Salent nei Pirenei[1], in Spagna; a Saint Peter's Dome presso il Pikes Peak nel Colorado[1], negli Stati Uniti[1].

Utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

La criolite allo stato fuso è il componente principale delle celle elettrolitiche da cui si ottiene l'alluminio[2]. Mentre una volta a questo scopo veniva impiegato solo il prodotto naturale, oggi si usa esclusivamente quello sintetico (attualmente la miniera di Ivittuut è chiusa). Il minerale è anche richiesto nell'industria degli smalti[2], la fabbricazione dei vetri-porcellana translucidi[2] e dei vetri speciali. Viene usato nelle fonderie siderurgiche come fondente, poiché abbassa la temperatura di fusione, rendendo più rapida la reattività dei sistemi.

Il minerale viene preparato artificialmente per uso industriale[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u Carlo Maria Gramaccioli, III. Alogenuri, in Come collezionare i minerali dalla A alla Z, vol. 1, Milano, Alberto Peruzzo, 1988, p. 203.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t E. Artini, Classe IV. Aloidi, in I minerali, sesta edizione riveduta e ampliata, Milano, Ulrico Hoepli editore, I minerali, pp. 358-359, ISBN 88-203-1266-2.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z (EN) Cryolite Mineral Data, su webmineral.com. URL consultato il 20/04/2021.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t (EN) Cryolite mineral information, su mindat.org. URL consultato il 20/04/2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mineralogia - Cornelis Klein - Zanichelli (2004)
  • Le rocce e i loro costituenti - Morbidelli - Ed. Bardi (2005)
  • Minerali e Rocce - De Agostini Novara (1962)
  • Guida al riconoscimento dei minerali - Borelli e Cipriani - Mondadori (1987)
  • Atlante delle rocce magmatiche e delle loro tessiture - Mackenzie, Donaldson e Guilford - Zanichelli (1990)
  • Atlante delle rocce sedimentarie al microscopio - Adams, Mackenzie e Guilford - Zanichelli (1988)
  • I minerali d'Italia - SAGDOS - 1978
  • Minerali e Rocce - Corsini e Turi - Enciclopedie Pratiche Sansoni (1965)
  • Il senso di Smilla per la neve (Peter Høeg - 1995)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Webmin, su webmineral.com.
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