Vai al contenuto

Copepoda

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Come leggere il tassobox
Copepodi
Diverse specie di Copepoda
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
PhylumArthropoda
SubphylumCrustacea
SuperclasseMulticrustacea
ClasseCopepoda
Milne Edwards, 1840
Ordini

I Copèpodi (Copepoda Milne Edwards, 1840[1], dal greco antico κώπη, kōpē = remo e πούς, pous = piede) sono un raggruppamento del subphylum Pancrustacea; sono molto piccoli (raramente più lunghi di 1-2 mm) e presenti sia nelle acque marine che in quasi tutti gli habitat dulciacquicoli. Essi rappresentano la più grande fonte di proteine presente negli oceani[2], nonché nel plancton d'acqua dolce[3]. Sono i crostacei più numerosi come numero di specie dopo i decapodi, e di gran lunga i più numerosi come individui, i quali per il 98% comprendono i quattro principali ordini: Calanoida, Cyclopoida, Harpacticoida e Siphonostomatoida[3].

Copepodi di diverse specie. Per la fotografia, il metodo del campo oscuro è stato combinato con la polarizzazione.

I copepodi di solito hanno corpo cilindrico od ovale, con un unico occhio centrale (non sempre presente). Le antenne sono grandi, quelle del primo paio sono molto lunghe e vengono usate per il nuoto. Il torace possiede arti biramificati, l'addome spesso è sottile e non ha appendici. Il corpo termina con alcune appendici o setole terminali. In molte specie le femmine trasportano le uova fecondate in sacche ovigere (una o due a seconda degli ordini) molto vistose.

Le specie parassite spesso sono talmente modificate in seguito al loro stile di vita da non avere più alcuna somiglianza con i copepodi a vita libera e, spesso, nemmeno a dei crostacei o a degli animali.

I Copepodi sono esclusivamente acquatici. Questa è però l'unica limitazione: in mare popolano tutti gli habitat, dalle pozze di scogliera alle fosse abissali, e dalle acque polari a quelle equatoriali; popolano poi ambienti dulciacquicoli di diversi tipi, compresi laghi, paludi, sorgenti, acque termali, fiumi e laghi delle grotte, tappeti di muschio, strati di foglie autunnali del sottobosco, acque di fusione dei ghiacciai, pozze piovane formate nelle cavità di piante come le Bromeliacee (fitotelmi).

La maggioranza delle specie sono planctoniche, ma molte sono bentoniche. Costituiscono un anello importantissimo della catena trofica di mari ed oceani di tutto il mondo e contribuiscono all'assorbimento del carbonio oceanico, più del krill e forse più di tutti gli altri gruppi di organismi messi insieme. Si ritiene che gli strati superficiali degli oceani siano il più grande serbatoio di stoccaggio del carbonio al mondo, assorbendo circa 2 miliardi di tonnellate all'anno, l'equivalente forse di un terzo delle emissioni di carbonio prodotte dall'uomo. Molti copepodi planctonici si nutrono vicino alla superficie durante la notte, poi affondano (trasformando gli oli in grassi più densi)[4][5] in acque più profonde durante il giorno per evitare i predatori che cacciano basandosi sulla vista. L'esoscheletro scartato dopo la muta, le feci e la respirazione effettuata in acque profonde portano carbonio nelle profondità marine.

In maggioranza i Copepodi si nutrono di fitoplancton, soprattutto diatomee. Esistono però numerosissime eccezioni, ad esempio alcuni ordini e famiglie di copepodi (per un totale di poco meno della metà delle specie esistenti) sono parassiti di altri animali acquatici e molte specie hanno sviluppato corpi adattati al loro stile di vita parassitario[6]. Si attaccano a pesci ossei, squali, mammiferi marini e molti tipi di invertebrati come coralli, altri crostacei, molluschi, spugne e tunicati. Vivono anche come ectoparassiti su alcuni pesci d'acqua dolce[7].

I popolamenti di questi organismi vengono spesso usati come bioindicatori.

Importanza per l'uomo

[modifica | modifica wikitesto]

La loro importanza consiste principalmente nel ruolo essenziale che essi hanno come prede in numerosi ecosistemi sia marini che dulcacquicoli consentendo lo sviluppo ed il mantenimento di stock di pesci di importanza commerciale. A livello sperimentale, è stato avviato dal comune di Bologna un progetto per l'utilizzo dei copepodi nell'eliminazione delle larve di zanzara da alcuni bacini idrici. Secondo Marco Farina, curatore del progetto stesso, l'impiego di questi crostacei ha consentito un abbattimento di dette larve superiore al 90%.[8]

Secondo il sito World Register of Marine Species (WoRMS) la classe dei Copepoda si divide in due infraclassi, qui di seguito indicate:[1]

Secondo altre fonti i Copepodi costituiscono una sottoclasse (per alcuni studiosi una classe) del subphylum dei Crostacei.

Comprendono oltre 2000 generi e almeno 14000 specie, ripartiti in 10 ordini:

  1. 1 2 (EN) Boxshall, Geoff (2022), Copepoda, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 5 gennaio 2026.
  2. (EN) Biology of Copepods, su uni-oldenburg.de. URL consultato il 5 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2009).
  3. 1 2 (EN) James P. Bernot et al., Copepod phylogenomics supports Canuelloida as a valid order separate from Harpacticoida, in Molecular Phylogenetics and Evolution, vol. 206, May 2025, DOI:10.1016/j.ympev.2025.108311, ISSN 1055-7903 (WC · ACNP). URL consultato il 9 gennaio 2026.
  4. (EN) David W. Pond e Geraint A. Tarling, Phase transitions of wax esters adjust buoyancy in diapausing Calanoides acutus, in Limnology and Oceanography, vol. 56, n. 4, 2011-07, pp. 1310–1318, DOI:10.4319/lo.2011.56.4.1310. URL consultato il 5 gennaio 2026.
  5. (EN) David W. Pond e Geraint A. Tarling, Copepods share "diver's weight belt" technique with whales", su www.antarctica.ac.uk, British Antarctic Survey, 13 giugno 2011. URL consultato il 5 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 17 maggio 2013).
  6. (EN) James P. Bernot, Geoffrey A. Boxshall e Keith A. Crandall, A synthesis tree of the Copepoda: integrating phylogenetic and taxonomic data reveals multiple origins of parasitism, in PeerJ, vol. 9, 18 agosto 2021, pp. e12034, DOI:10.7717/peerj.12034. URL consultato il 5 gennaio 2026.
  7. (EN) Geoff A. Boxshall e Danielle Defaye, Global diversity of copepods (Crustacea: Copepoda) in freshwater, in Hydrobiologia, vol. 595, n. 1, 2008-01, pp. 195–207, DOI:10.1007/s10750-007-9014-4. URL consultato il 5 gennaio 2026.
  8. A Bologna i gamberi che mangiano le zanzare - Video Repubblica - la Repubblica.it, su tv.repubblica.it.
  • R. Dorit, W. Walker e R. Barnes, Zoologia, Zanichelli, 2001.

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàThesaurus BNCF 499 · LCCN (EN) sh85032264 · BNF (FR) cb11938373f (data) · J9U (EN, HE) 987007562859505171 · NDL (EN, JA) 01010943