Clino Trini Castelli

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Clino Trini Castelli (Civitavecchia, 28 giugno 1944) è un designer e artista italiano. Più conosciuto come Clino Castelli, è fratello del critico d'arte Tommaso Trini Castelli e marito della designer di moda Nanni Strada. È noto a livello internazionale per il suo lavoro di rinnovamento dei linguaggi plastici, perseguito attraverso il concetto di "noform". Rispetto all'uso dei tradizionali metodi compositivi, Castelli ha infatti privilegiato il progetto degli aspetti più intangibili della figurazione, come il colore e la materia, la luce e il suono. Ciò lo ha portato, fin dai primi anni Settanta, a essere uno dei primi a occuparsi della ricerca sull'identità emozionale dei prodotti nel settore industriale, sviluppata attraverso gli strumenti propri del Design Primario e del CMF design.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Clino Castelli si diploma alla Scuola Centrale Allievi Fiat di Torino nel 1961, iniziando a lavorare da subito al Centro Stile Fiat, per poi trasferirsi alla Olivetti[1] di Milano nel 1964, nello studio di Ettore Sottsass[2]. Parallelamente frequenta l’ambiente torinese della nascente Arte Povera, confrontandosi con artisti come Pistoletto[2], Gilardi e Boetti. A Milano scopre invece il mondo della moda che si andava formando intorno alla rivista Vogue Italia, sotto la direzione artistica di Flavio Lucchini: qui conosce Nanni Strada[3] ed Elio Fiorucci[3], col quale fonda, nel 1967, la Intrapresa Design[3]. Dal 1969 al 1973 sviluppa il programma della Corporate Identity di Olivetti creando i famosi Red Book, primi manuali sviluppati in forma di metaprogetto. Nel 1973 è co-direttore del Centro Design Montefibre e nel 1974, con Andrea Branzi e Massimo Morozzi, è socio fondatore della CDM, Consulenti Design Milano, che dal 1983 diventa Castelli Design[4]. Dal 1978 al 1983 fonda e dirige il Colorterminal IVI di Milano, primo centro di ricerca e servizi sulle nuove tecnologie del colore RGB. Dall'attività del Colorterminal si è sviluppato il tema del CMF design (Colori, Materiali e Finiture). Parallelamente, con la formazione del Gruppo Colorscape, nel 1982, introduce nuovi strumenti strategici per la progettazione dell'immagine urbana. A cavallo degli anni Ottanta inizia una serie di durature collaborazioni con Louis Vuitton e con Vitra in Europa, con Herman Miller negli Stati Uniti e con Mitsubishi in Giappone. Pochi anni prima aveva ripreso la collaborazione con Fiat, che nel 1985 avrebbe portato alla nascita del Centro di Qualistica. In questo periodo riprende a lavorare anche con Olivetti sul programma Qualistic Compendium e, con Cassina, al planning CMF dell'intera gamma prodotti. Dagli anni Novanta avvia in Giappone diverse iniziative progettuali, tra cui quelle con Hitachi, Toli e Itoki[5]. Nel contempo, in Europa, è tra i primi a misurarsi con il nuovo grande tema dell'automazione domestica (Domoscape): con BTicino, Legrand e Somfy. Nel 2000 fonda il Qualistic Lab, divisione di Castelli Design dedicata allo sviluppo di nuovi strumenti per il posizionamento emozionale di immagini e prodotti. In parallelo all'attività di progetto e di ricerca, Clino Castelli mantiene un costante impegno didattico in diverse scuole e università internazionali del design, tra cui il Politecnico di Milano. Nel 1983 è tra i fondatori della Domus Academy[6]. È autore di numerose pubblicazioni sulla cultura del progetto e di articoli per importanti riviste internazionali di arte e design.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Vinelli, Ma la bella «sessantottina» non stregò. Ettore Sottsass e la Valentine, Uomini&Oggetti, Corriere della Sera, 15 giugno 2013, pag. 43
  2. ^ a b Romy Golan, Flashbacks and Eclipses in Italian Art in the 1960s, in Grey Room, MIT Press Journal, Fall 2012, No. 49, pp. 102–127
  3. ^ a b c Paola Colaiacomo (a cura di), Fatto in Italia: la cultura del made in Italy (1960-2000), Meltemi editore, Roma, 2006, p. 54
  4. ^ Sito ufficiale Castelli Design www.castellidesign.com
  5. ^ ITOKI's History | Corporate info | English | itoki, su www.itoki.jp. URL consultato il 26 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2015).
  6. ^ Domus Academy, su domusacademy.com. URL consultato il 10 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 6 febbraio 2012).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Clino T. Castelli, I diagrammi del colore, Data Arte, n. 31, Marzo-Maggio 1978, pp. 12–17
  • Ferruccio De Bortoli, Che colore volete? Chiedetelo al computer, Corriere d'Informazione n.126, 31 Maggio 1978, pag.11
  • Giorgio Origlia, Intervista a Clino Castelli, Album. Progetto ufficio, Album Electa, 1983
  • Andrea Branzi, La casa calda. Esperienze del Nuovo Design Italiano, Idea Books Edizioni Milano, 1984
  • Akiko Takehara, The "Philosopher of Color" Clino Castelli, estratto da Car Styling 48, 1984, pp. 13–36
  • John Thackara, Designing without form, Design n.440, agosto 1985, pp. 38–39
  • Clino Trini Castelli (a cura di Antonio Petrillo), Il lingotto primario. Progetti di design primario alla Domus Academy, Arcadia Edizioni Milano, 1985
  • Ezio Manzini, La materia dell'invenzione. Materiali e progetto, Arcadia Edizioni, 1986
  • Gruppo Colorscape, I piani del colore. Manuale per la regolamentazione cromatica ambientale, Maggioli Editore Rimini, 1987
  • Simonetta Carbonaro (a cura di), La Qualistica: un nuovo orientamento del design, Intervista con Clino Trini Castelli, Ufficiostile n.6/7, Giugno-Luglio 1987
  • Giampiero Bosoni e Fabrizio G. Confalonieri, Paesaggio del design italiano 1972-1988, Edizioni Comunità Milano, 1988, pp. 133–135; 136-139
  • Mikio Kuranishi, Clino Castelli. Il designer teorico del colore, Almanac, A publication of Franklin Mint, Summer, Vol. 11, 1988, pp. 11–16
  • Franco Raggi, Clino Castelli, un progettista anomalo, Flare n.1, giugno 1989, p. 29
  • Mikio Kuranishi, Clino Castelli. Design straordinario che sa dare sensorialità alla forma, Great Design of the World, Bekkan Taiyo (Supplemento di Taiyo), 30 Dicembre 1989, pp. 98–99
  • Ettore Sottsass (a cura di Barbara Radice), Note sul colore, Abet Edizioni, ottobre 1993, pp. 61–90
  • Stefano Casciani, Il sogno del comando, Realtà e utopia dell'automazione domestica, BTicino/CittàStudiEdizioni Milano, 1995, pp. 6; 8-9; 64-65; 81; 132; 147
  • Thomas C. Mitchell, New Thinking In Design. Conversations on Theory and Practice, Van Nostrand Reinhold USA, 1996, pp. 60–71
  • Antonio Petrillo, Strategie del prodotto immanente, Interni n.485, novembre 1998, pp. 150–155
  • Clino Trini Castelli, Transitive Design. A Design Language for the Zeroes, Electa, Milano, 1999
  • Rosa Tessa, Il designer che classifica gli oggetti con un diagramma, Moda & Design, Affari & Finanza, Supplemento de La Repubblica, 4 novembre 2002, pag.30
  • Clino Trini Castelli, Gundle Stephen, The Glamour System, Palgrave Macmillan, New York, 2006
  • Clino Trini Castelli, Worldscape. The new domotic landscape, Nava, Milano, 2006
  • Andrea Branzi, Il Design italiano 1964-2000, Mondadori Electa, Milano, 2008
  • Matteo Vercelloni, Clino Trini Castelli, meta-design, Interni n.580, aprile 2008, pp. 60–65
  • Marco Vinelli, Clino Trini Castelli: "Le mie visioni del futuro", Corriere della Sera, Corriere Design (supplemento), 9 Aprile 2013, intervista pag.39
  • Ilaria Fusco, Il server ecologico firmato Castelli pronto per l'era della "nuvola", Affari & Finanza n.20, Supplemento de La Repubblica, giugno 2013, pag.24
  • Hiroyuki Anzai, Il pioniere delle interfacce che "esprime le cose invisibili", Creative Thinking - Nikkei Design, Supplemento di Nikkei Business, dicembre 2014, pag.12
  • Guido Musante, Mater Materia 2, in: Interni 649, Marzo 2015, Mondadori, Milano 2015

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Premi[modifica | modifica wikitesto]

  • Premio Compasso d'Oro per Meraklon Sistema "Fibermatching 25", Centro Design Montefibre, 1979
  • Premio Compasso d'Oro per Abito Politubolare, Calza Bloch, 1979
  • Interior Design Magazine Annual Award for Showroom Design, Herman Miller. Neocon XV, Chicago,1983
  • IBD Product Design Gold Award per Color, Fabric, Finish Program for Seating, CMF Design per Fabric Collection, Herman Miller Inc., 1984
  • Premio Intel Design '99 per il CMF Design dei prodotti Wood & Metal, Sfera Modulare e Metal & Metal, BTicino, 1999
  • IF Product Design Gold Award per Hitachi Enterprise Server EP8000 Series, Hitachi, 2007
  • IF Product Design Award 2011 per VSP - Virtual Storage Platform, Hitachi, 2011
  • Machine Design Award 2011 Grand Prize, Japan / Ministry of Economy, Trade and Industry per VSP - Virtual Storage Platform, Hitachi, 2011
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