Chiesa di Sant'Elena (Venezia)

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Chiesa di Santa Elena
Church Sant'Elena (Venice) Facade.jpg
La facciata
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàVenezia
ReligioneCattolica
Patriarcato Venezia
Consacrazione1515
Stile architettonicogotico
Inizio costruzione1435

Coordinate: 45°25′38.39″N 12°21′56.32″E / 45.427331°N 12.365644°E45.427331; 12.365644

La chiesa di Santa Elena è un edificio religioso della città di Venezia, situato nel sestiere di Castello, all'estremità orientale della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Eretta sull'omonima isola, un tempo ben distinta dal resto della città (prima di allora l'estremità orientale di Venezia era la punta di Sant'Antonio, nei pressi degli attuali Giardini), Sant'Elena si affaccia ora su un'estesa area bonificata nell'Ottocento.

La prima cappella dedicata a Sant'Elena imperatrice (ovvero Flavia Giulia Elena, madre di Costantino I) fu edificata nel 1028 ed affidata agli Agostiniani i quali vi costruirono accanto anche un convento. Nel 1211 il monaco agostiniano Aicardo portò a Venezia da Costantinopoli il presunto corpo dell'Imperatrice. In seguito gli Agostiniani inglobarono la cappella in una chiesa più grande.

Nel XV secolo il convento e la chiesa passarono ai monaci Benedettini Olivetani, che la riedificarono nel 1435. Un secolo dopo, nel 1515, la chiesa fu consacrata dal Vescovo di Aleppo e divenne un importante centro religioso, con vaste proprietà e notevoli opere d'arte.

Sotto la dominazione napoleonica, nel 1810, la chiesa fu sconsacrata. L'urna di Sant'Elena fu trasportata nella Basilica di San Pietro di Castello ed il portale rinascimentale fu ricostruito sulla facciata della chiesa di Sant'Aponal.

La chiesa fu riaperta al culto nel 1928 ed affidata all'Ordine dei Servi di Maria. Negli anni successivi l'urna di Sant'Elena fu riposta nuovamente all'interno dell'edificio sacro, fu ricostruito il campanile su progetto dell'ingegner Forlati, il nuovo concerto di sei campane in Si maggiore fuso da Colbachini di Padova nel 1958 fu consacrato dal cardinal patriarca Roncalli, divenuto poi Papa Giovanni XXIII, venne pure ricollocato il portale originario. Non fu invece ricollocata la pala originaria dell'Altar Maggiore che raffigurava l'Adorazione dei Magi con Sant'Elena, opera di Jacopo Palma il Vecchio, che fu trafugata in epoca napoleonica ed è ora collocata presso la Pinacoteca di Brera. Nell'ottobre 2016 i frati serviti lasciarono definitivamente la parrocchia e la chiesa affidandole ai sacerdoti Salesiani, già presenti nelle vicine parrocchie di Castello.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è di stile gotico, la facciata appare stretta e a capanna, circondata chiusa da lesene angolari e coronata da archetti pensili.

Le finestre traforate a bifora, e il rosone centrale appaiono gotiche, mentre il portale risale al 1467 ed è in stile rinascimentale, all'interno dell'arco del frontone si inquadra il monumento al capitan da mar Vittore Cappello eseguito da Niccolò di Giovanni Fiorentino[1] già attribuito ad Antonio Rizzo[2].

La chiesa è ad una sola navata, con volte a crociera, l'abside è poligonale a sette lati con finestre a doppie bifore sovrapposte. Sul lato destro si aprono due cappelle, una eretta nel 1418-20, dedicata alla santa titolare, l'altra usata come sagrestia è dedicata al Crocifisso.

Il campanile fu eretto nel 1558, ma venne abbattuto quando la chiesa fu sconsacrata, per poi venir ricostruito nel 1950.

La pala d'altare oggi visibile è una copia di quella presente nella chiesa dei Sette Santi Fondatori dell'Ordine dei servi di Maria a Firenze.

Molti dei suoi più preziosi dipinti si trovano presso le Gallerie dell'Accademia.

Il complesso conventuale[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla sconsacrazione del 1807 il convento degli Olivetani fu in parte demolito, quindi, dopo che nella vicina chiesa è ritornato il culto, ad essa venne collegato. Dell'antico convento rimangono le ali contigue al chiostro del secondo ‘400, su tre lati ad archi a tutto sesto, con l'ala contigua la chiesa caratterizzata da una loggia ad architravi. Una vera da pozzo del XVIII secolo è posta al centro del chiostro.

Il complesso ospita un centro internazionale per la pace, dedicato allo studio e ricerca. Da pochi anni sono terminati i lavori di recupero del complesso, ora con spazi dedicati ad esposizioni fotografiche, alla catechesi e la riapertura del patronato. Ogni anno a maggio la comunità di Sant'Elena organizza nei pressi della chiesa una festa con lo scopo di raccogliere fondi per missioni umanitarie organizzate dai padri serviti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (IT) Portale della chiesa di Sant'Elena, Venezia, in venetian heritage. URL consultato il 9 marzo 2018.
  2. ^ Lorenzetti p. 300

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marcello Brusegan, Le chiese di Venezia - storia, arte, segreti, leggende, curiosità, Roma, Newton Compton, 2007.
  • Gino Bortolan, Le chiese del Patriarcato di Venezia, Venezia, 1975.
  • Giulio Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1963.
  • Luoghi storici d'Italia, pubblicazione a cura della rivista Storia Illustrata, pag. 1117, Arnoldo Mondadori Editore, 1972

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