Chiesa dell'Invenzione della Santa Croce (Carpi)

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Chiesa dell'Invenzione della Santa Croce
01 Chiesa dell'Invenzione della Santa Croce Carpi.jpg
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna
LocalitàSanta Croce (Carpi)
Religionecattolica di rito romano
TitolareInvenzione della Santa Croce
Diocesi Carpi
Consacrazione1792
Inizio costruzioneXV secolo
Completamento1772 (ricostruzione)

Coordinate: 44°45′33.71″N 10°51′29.78″E / 44.759363°N 10.858273°E44.759363; 10.858273

La chiesa dell'Invenzione della Santa Croce, o chiesa di Santa Croce, è la parrocchiale della frazione di Santa Croce nel comune di Carpi.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio sulla quale sorge l'edificio religioso, un tempo villa Pozzolo (o Pozzuoli o ancora Poggiolo), sino al 1450 apparteneva alla piccola frazione di Gargallo poi è stato reso parrocchia autonoma. In quel periodo si è iniziata la costruzione della chiesa originaria che è stata in seguito completamente rifatta nel 1772 e attorno all'Ottocento ha assunto l'aspetto moderno.[2]

Targa sopra l'ingresso principale che ricorda la consacrazione della chiesa.
Campanile della chiesa dopo gli interventi strutturali di restauro post-sisma. Sono visibili i contrafforti angolari metallici.
Interno della chiesa dell'Invenzione della Santa Croce.

In Memorie storiche critico-toppograffiche della città di Carpi, suo principato antico e moderno con i luoghi adjerenti, e della sua diocesi nullius antica e moderna, sue parrocchie et adjerenze, sì all'uno, come all'altra raccolte da don Natale Marri, rettore di Santa Croce, viene citata una chiesa a Santa Croce già in epoca precedente, forse sin dal XIV secolo.[3][4]

Consacrazione[modifica | modifica wikitesto]

La consacrazione avvenne nell'ottobre del 1792 e fu celebrata dal vescovo di Carpi Francesco Benincasa.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è neorinascimentale, simmetrica e rivestita in laterizio incorniciato da paraste e trabeazioni semplici. Viene divisa verticalmente in tre ordini. L'ordine alla base mostra il portale principale al centro sormontato da arco a tutto sesto fiancheggiato su entrambi i lati dai due ingressi secondari più semplici. L'ordine al primo piano è rappresentato dalla sola parte centrale con grande finestrone affiancata da due semplici strutture ornamentali che partono dai corpi delle navate laterali per confluire nell'unico elemento del secondo piano, un frontone centinato.

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è fiancheggiata da un campanile neoclassico costruito nel 1819.[6] Sulla struttura esterna del campanile sono visibili i contrafforti metallici che ingabbiano con tiranti dall'interno la parte in muratura messi in opera durante i lavori di consolidamento dopo il sisma, tra il 2012 ed il 2014. I lavori di restauro e consolidamento della parte terminale del campanile sono ancora in essere. La struttura risulta ancora oggi (5 dicembre 2019), circondata da transenne di sicurezza posizionate in loco dall'attuale parroco ed i suoi devoti parrocchiani.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno in origine era a navata unica ed alla fine del XIX secolo vennero aggiunte le due navate laterali su progetto dell'ingegnere Achille Sammarini, che lavorò pure alla nuova facciata. Le tre navate sono divise da pilastri. I lavori finirono nel 1895, e lasciarono le pareti con una ricca decorazione a stucchi, in particolare sono visibili nel presbiterio parte delle ornamentazioni originali poi restaurate nel 1942 da Nello Mazelli.

La navata centrale ha un altare rifatto nel 1777, in scagliola. Il coro è ornato da una pala d'altare con tela che rappresenta gli Angeli con la Croce, dolenti e in lacrime. La cappella di destra è preceduta da una statua col Cristo deposto dalla Croce. La cappella di sinistra è il piccolo santuario dedicato a Maria.

Santuario della Madonna dell'Aiuto[modifica | modifica wikitesto]

Piccolo santuario della Madonna dell'Aiuto.
Ex voto nella cappella della Madonna dell'Aiuto.

La cappella della Madonna dell'Aiuto, che si trova in fondo alla navata sinistra, è un piccolo santuario mariano molto venerato dai fedeli e le pareti conservano a testimonianza numerosi ex voto. L'altare e l'ancona sono opera di Carmela Adani e mentre i dipinti nella parte absidale sono stati eseguiti da Ivo Voltolini. La tela è la copia di un'immagine tardoseicentesca conservata a Roma nella cappella della Madonna dell'Archetto attribuita a Domenico Maria Muratori. Il dipinto fu donato a Santa Croce nel maggio 1828 dal vescovo di Carpi Adeodato Caleffi e nel 2016 fu oggetto di un furto sacrilego.[7][8]

Ogni anno, accanto alla chiesa, si tiene la sagra di Santa Croce dedicata alla Madonna dell'Aiuto, uno degli eventi tradizionali della città di Carpi.[9]

Danni dal terremoto[modifica | modifica wikitesto]

Cimitero di Santa Croce. Sacrario dei Martiri della Resistenza.

L'edificio è stato danneggiato dal terremoto dell'Emilia del 2012, è stato sottoposto a lavori di restauro che sono durati due anni ed è stato riaperto al culto nel 2014 con una cerimonia solenne presieduta dal vescovo di Carpi Francesco Cavina.[10][11][12]

Cimitero di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

A breve distanza dalla chiesa c'è il cimitero frazionale di Santa Croce. Nel cimitero è presente un sacrario ai Martiri della Resistenza, caduti durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale e ricordato ogni anno dall'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.[13]

Necropoli di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio dove sorge l'edificio è di antica colonizzazione romana ed attorno sono stati ritrovati anche segni di presenze in età alto-medievali.[14]

Scavi eseguiti in località Villa Pozzolo (antico nome del vicino nucleo di Santa Croce) a partire dal XVII secolo hanno identificato alcune tombe di epoca romana in laterizio. In una di queste, risalente al I secolo, è stata rinvenuta una moneta coniata negli anni dell'imperatore Tiberio e che riporta la sua effige.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierpaolo Bonacini, Anna Maria Ori (a cura di), Storia di Carpi Volume primo La città e il territorio dalle origini all’affermazione dei Pio, introduzione di Paolo Golinelli. coordinamento di Elia Taraborrelli, Modena, Mucchi, 2008, ISBN 978-88-904143-0-5, SBN IT\ICCU\MOD\1518234.
  • Carla Corti, Nicoletta Giordani, Luigi Malnati e Daniela Scagliarini Corlàita, L'ager nord-occidentale della città di Mutina: il popolamento nel Carpigiano e nella media pianura dalla romanizzazione al tardoantico-altomedioevo, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2004, ISBN 9788882652654, OCLC 496579833.
  • Natale Marri, Memorie storiche critico-toppograffiche della città di Carpi, suo principato antico e moderno con i luoghi adjerenti, e della sua diocesi nullius antica e moderna, sue parrocchie et adjerenze, sì all'uno, come all'altra, a cura di Marzia Dezzi Bardeschi e Cinzia Rossi, Carpi; Pisa, Fondazione Cassa di risparmio di Carpi; ETS, 2002, OCLC 58405199, SBN IT\ICCU\MOD\0769514.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]