Castello di Montfleury

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Castello di Montfleury
Castello di Montfleury abc1.jpg
Il castello di Montfleury.
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàAosta
IndirizzoVia Piccolo San Bernardo, 39
Coordinate45°43′53.44″N 7°17′54.35″E / 45.73151°N 7.29843°E45.73151; 7.29843Coordinate: 45°43′53.44″N 7°17′54.35″E / 45.73151°N 7.29843°E45.73151; 7.29843
Informazioni generali
Condizionirestaurato
Costruzionemetà del XVIII secolo
Usoprivato
Realizzazione
Architettoignoto
ProprietarioCanonici Regolari della Congregazione Ospedaliera del Gran San Bernardo

Il castello di Montfleury è una delizia situata alle porte di Aosta, impropriamente e solo per tradizione secolare definita castello.

Questa villa ha una storia articolata: probabilmente fu costruita come luogo di culto di una fattoria appartenente ad un convento, ma dopo alcuni adattamenti architettonici fu trasformata in residenza di villeggiatura e per decenni fu sede di incontri mondani e galanti, tra cui quelli di Xavier de Maistre; infine, solo dopo alcuni passaggi di mano è tornata di proprietà di religiosi. Ancora oggi privata, non è visitabile: inserita nel contesto della scuola paritaria regionale di agricoltura, l'Institut Agricole Régional, circondata dai campi sperimentali della stessa, dal 2004 è sede del Corecom Valle d'Aosta.

Posizione[modifica | modifica wikitesto]

Particolare della mappa del Catasto Francese del 1804.

La villa prende il nome dalla località omonima di Aosta: Montfleury[1], parte della regione più vasta di Saint-Martin-de-Corléans, è citata ufficialmente come tale nel Catasto sardo di Aosta del 1768, ma è documentata anche in scritti precedenti: si attesta Montfleury nella Carta delle franchigie del 1191 come parte del sobborgo medievale di Saint-Genis[2]. Sorge alla periferia occidentale della città, tra i campi coltivati e i prati fertili della plaine alluvionale della Dora Baltea, ma è leggermente rialzata rispetto a questa, trovandosi su di un dolce poggio erboso detto Tertre de Mont fleuri[3], che per Monseigneur Duc, ripreso dall'Abbé Henry, sarebbe una collina originatasi dai detriti dell'inondazione di Gressan dell'XI secolo.[4][5] Secondo lo storico Jean-Baptiste de Tillier il terreno di Saint-Martin-de-Corléans, e quindi anche Montfleury, privo com'era di veri castelli e caseforti, non fu mai considerato di particolare valore, nonostante la fertilità del suolo.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Non si hanno informazioni precise sulla costruzione del castello di Montfleury: data la frammentarietà dei documenti nel tempo sono state fatte numerose ipotesi interpretative sulla sua funzione e spesso con imprecisioni di datazione non facilmente districabili o confutabili.[7][8]

Facciata d'ingresso: si notano i cambiamenti apportati negli anni cinquanta, tra cui l'inserimento della lapide con la lista dei proprietari.

A riprova di ciò, sulla facciata una lapide recita:

(FR)

« VILLA DE MONT FLEURY
CETTE VILLA A ÉTÉ CONSTRUITE
PAR CLAUDE MICHEL BARILLIER
VERS 1780. LES BARILLIER
EN CONSERVÈRENT LA PROPRIÉTÉ
JUSQ'EN 1833 OÙ ELLE FUT ACHETÉE
PAR LE DR. MEDÉCIN EMMANUEL BICH
ET RESTE EN POSSESSION DE SA
FAMILLE JUSQ'EN 1887. A CETTE
DATE LA FAMILLE PERROD PIERRE
ALEXIS PERCEPTEUR EN DEVINT
PROPRIÉTAIRE JUSQ'EN 1950 OÙ
ELLE FUT ACQUISE PAR LA MAISON
DU GRAND SAINT BERNARD. »

(IT)

« VILLA DI MONTFLEURY
QUESTA VILLA È STATA COSTRUITA
DA CLAUDE MICHEL BARILLIER
VERSO IL 1780. I BARILLIER
NE HANNO CONSERVATO LA PROPRIETÀ
FINO AL 1833 QUANDO FU ACQUISTATA
DAL DOTT. IN MEDICINA EMMANUEL BICH
E RESTA IN POSSESSO DELLA SUA
FAMIGLIA FINO AL 1887. IN QUESTA
DATA LA FAMIGLIA PERROD PIERRE
ALEXIS PRECETTORE NE È DIVENTATA
PROPRIETARIA FINO AL 1950 QUANDO
FU ACQUISTATA DALLA CASA
DEL GRAN SAN BERNARDO. »

(Trascrizione dalla lapide.)

Tali date, benché incise all'ingresso della villa, non sono sempre attendibili: gli studi più recenti, come quelli compiuti dell'architetto del Politecnico di Torino Chiara Devoti durante l'ultimo restauro, arrivano a un'ipotesi interpretativa, stilistica e storica a volte in contrasto con le fonti classiche della storiografia e dell'architettura valdostana.

Le origini: il Seicento e la prima metà del Settecento[modifica | modifica wikitesto]

Tra il XVII e il XVIII secolo, nella regione di Montfleury i piccoli appezzamenti ad orto, vigneto o campo passavano spesso di mano per accorpamenti a fattorie o scissioni di proprietà. È probabilmente in quest'epoca incerta che venne edificata una fattoria in loco, ma le fonti dell'epoca confondono spesso il terreno di Montfleury con quello del vicino Champferré, rendendo difficile situare le proprietà e le fattorie stesse citate nei documenti esattamente sul tertre de Mont fleuri.[9] Per Lin Colliard, in passato Montfleury era noto anche come Cartaz.[10]

Mappa catastale del 1890
Il castello sorgeva e sorge ancora oggi in un'area a vocazione agricola. (foto del 2012)
Dipinto di anonimo della fine del XVIII secolo del castello di Montfleury. Presenta già le modifiche volute dal proprietario Barillier.

Nel XVII secolo secondo alcune fonti l'area apparteneva ai nobili Vallaise i quali cedettero nel 1696 la proprietà del terreno identificato come Montfleury (ma forse non l'edificio oggi detto castello) ad altri e poi in data imprecisata al Convento delle Suore dell'Ordine della Visitazione di Santa Maria[11], oppure passò a queste senza intermediari. Mancano a tutt'oggi documenti ufficiali a supporto di questa ipotesi (seppure le indagini architettoniche trovino riscontri) ma ci sono alcune testimonianze tra le quali spiccano le note rivelatrici del canonico Dominique Noussan (1847-1933):

(FR)

« (...) il appartenait aussi à la Visitation comme la maison de Signayes (...) »

(IT)

« (...) [il castello di Montfleury] apparteneva all'[Ordine delle Suore della] Visitazione così come la casa di Signayes (...) »

(Dominique Noussan, cit. in Chiara Devoti, p. 27)

Confermato da quanto scritto da Monseigneur Duc:

(FR)

« Non loin du village de Saint-Martin-de-Corléans s'élève sur un tertre au milieu de riantes prairies, un édifice octogonale qui frappe le regard par sa forme singulière. C'est Montfleuri. Il appartenait jadis au couvent de la Visitation et constituait une de leurs fermes. »

(IT)

« Non lontano dal villaggio di Saint-Martin-de-Corléans si eleva su di un terrapieno al centro di ridenti praterie un edificio ottagonale che colpisce per la sua forma particolare. È Montfleuri. Una volta apparteneva al convento della Visitazione e costituiva una delle loro fattorie. »

(Joseph-Auguste Duc, VIII, p. 372, nota 2 cit. in Chiara Devoti, p. 27)

Seguendo questa ipotesi, le Visitandine la cedettero infine ai notabili Barillier.[12]

Secondo altre fonti, acquistò la proprietà dai Vallaise tale André-Joseph Millet, ma il figlio avvocato Grat-Joseph Millet, nel 1731, la vendette alla prevostura del Gran San Bernardo. Nel 1754 la Bolla di scissione di Benedetto XIV assegnò i possedimenti valdostani all'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, espropriando quindi di fatto questi terreni alla prevostura del Gran San Bernardo.[13]. Nel 1745 lo stesso Grat-Joseph Millet rivendette il ricavato agricolo (la plus- value) degli stessi terreni al canonico Pierre-François Bizel, vendita separata rispetto alla proprietà non infrequente all'epoca.

Ciò su cui concordano le fonti è che il 9 luglio 1746 i Barillier acquistarono una fattoria nei pressi dei terreni di Montfleury dai Perrone di San Martino per procura dello stesso Bizel: secondo Sandra Barbieri forse era questa la proprietà relativa al castello di Montfleury[14], mentre Chiara Devoto esclude che possa già trattarsi dell'acquisto da parte dei Barillier di Montfleury e del castello[15]. Per Bruno Orlandoni questa data rappresenta in ogni caso un termine post quem, se non proprio una certificazione attendibile in mancanza di una documentazione completa.[8]

La seconda metà del Settecento[modifica | modifica wikitesto]

Alcune fonti, come Lin Colliard e Bruno Orlandoni, indicano la costruzione della villa proprio a seguito di quest'atto di acquisto da parte dei Barillier, datandola alla fine del XVIII secolo.[10] I Barillier, nella seconda metà del Settecento, avevano fatto costruire anche l'unico esempio di edilizia residenziale rococò presente ad Aosta, la Maison Barillier in via Croce di Città. La datazione della costruzione della Maison Barillier è incerta, ma far chiarezza su questa permetterebbe di chiarire anche la datazione del villino di Montfleury.[8]

incisione su legno di anonimo della metà dell'Ottocento.

Seguendo la propria ipotesi, che scarta la data del 1746 come acquisto della particella di terreno su cui sorgerà il castello, Chiara Devoti presume che i Barillier negli anni successivi pervennero comunque all'acquisto della fattoria poi trasformata in villino in regione Montfleury: infatti il Catasto sardo di Aosta del 1768 attesta già la presenza di un château[16] (castello) a Montfleury e in regione Champferré di un mas (agglomerato di abitazioni rurali), forse coincidente con la fattoria citata nel documento del 1746, e attribuisce a Claude-Michel Barillier il possesso di particelle a Montfleury, una parte delle quali per Devoto sarebbe stata acquistata (probabilmente dalle Visitandine, seppure manchino gli atti) tra il 1746 e il 1768.[17]:

« Nel 1768 il «bien de grangeage de Montfleury» risulta così composto: «trois domiciles et un château, cour et place, jardin, pré, champ, marais et vigne», per un totale di 10877 toises »

(Archivi Storici Regionali di Aosta, Fonds Ville, Catasto Sardo, 1768, St. Martin, f.9, n.66, cit. in Sandra Barberi, p. 47)

Quel che è certo è che l'edificio fu costruito nella seconda metà del Settecento. Gli studiosi di architettura valdostana sono inoltre abbastanza concordi sul fatto che la delizia possa essere sorta sopra un edificio preesistente[18], per alcuni sarebbe ipotizzabile l'influenza della struttura pregressa sulle particolari scelte architettoniche della villa[19], per altri l'evidenza sarebbero i tempi tempi troppo stretti per un'edificazione ex-novo.[17].

Secondo le ipotesi più recenti e accreditate, come abbiamo accennato, l'edificio fu in prima istanza una parte di una fattoria di proprietà del Convento delle Suore dell'Ordine della Visitazione di Santa Maria, dette Visitandine, già proprietarie per il Catasto sardo di Aosta del 1768 di altra proprietà in zona adiacente a quella dei Barillier, probabilmente la cappella della fattoria stessa[11][20]. Le Visitandine cedettero quindi il castello ai notabili Barillier[21]: passò in mano al suocero di Emmanuel Bich, il commerciante valdostano Claude-Michel Barillier (forse nel 1760[11][22], o comunque tra il 1746 e il 1768[17]), il quale volle ingentilire la struttura per trasformarla in residenza estiva per le sue gite fuori porta, apprezzando la posizione panoramica lungo la via per la Francia e lo spazio per un grande salone da ballo.

La villa suburbana divenne celebre in quanto fu lo scenario di fine Settecento per gli incontri galanti tra Xavier de Maistre e Marie-Delphine Petey, vedova di Jean-Joseph Barillier e proprietaria della villa-delizia, celata dallo scrittore nel romanzo Voyage autour de ma chambre (Viaggio intorno alla mia camera, del 1794) e in altri componimenti sotto lo pseudonimo di "Elisa".[11][23]

Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di anonimo del barone Emmanuel Bich (1800-1866), sposo il 10 dicembre 1827 di Josephine-Aspasie Bich Barillier (1807-1864) della famiglia Barillier e ultima erede della nobile famiglia valdostana de Tillier.

Il castello di Montfleury fu acquistato dal barone Emmanuel Bich (1800-1866) all'inizio del XIX secolo, secondo André Zanotto nel 1833[19]. Tra gli anni settanta e ottanta dell'Ottocento (nel 1877[11], nel 1880[19] o nel 1887[24] a seconda delle fonti) entrò a far parte delle proprietà dei notabili valdostani Perrod.

Per un certo periodo, in data imprecisata e secondo la tradizione, come riporta Lin Colliard, il castello di Montfleury ospitò anche la loggia massonica aostana.[10]

Dal Novecento ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1913 il castello era in mano a Henry Perrod.[22] I Perrod conservarono il castello di Montfleury fino al 1950. Da allora i proprietari sono i Canonici Regolari della Congregazione Ospedaliera del Gran San Bernardo che l'hanno acquistato per dar vita alla scuola di agricoltura[19].

Mappa con gli interventi di restauro, abbattimento o rifacimento voluti dai Canonici del Gran San Bernardo nel 1053-1954.

I Canonici operarono nel giro di pochi anni un restauro dell'edificio e demolirono alcuni agglomerati abitativi che si addossavano allo stesso, costruendo strutture più funzionali poco lontano, ancora oggi in uso.[25]

Nel 1982 l'École pratique d'agriculture confluì nell'Institut Agricole Régional: ad esso vennero affidate varie strutture, come la villa e la cascina di Montfleury, e i terreni agricoli adiacenti al castello[26]. Oltre che per la scuola regionale d'agricoltura, il castello di Montfleury è noto anche per aver ospitato a lungo l'Enoteca Regionale.[19]

Il 7 settembre 1986, nella spianata di Montfleury vegliata dal castello, fu celebrata la messa da Giovanni Paolo II in occasione della visita pastorale per la festa di San Grato.[10]

Nel 2003 il castello di Montfleury è stato riaperto dopo un importante restauro iniziato nel 2000[27] e dal 2004 è sede del Corecom della Valle d'Aosta.[11]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il castello di Monfleury ha una pianta ottagonale e un corpo massiccio ingentilito da arcate, in altezza oltre al pianterreno presenta due piani a cui si aggiunge una torretta centrale, anch'essa ottagonale, che rialza la struttura di un ulteriore terzo piano fittizio, di fatto una sorta di «lanterna a comporre la doppia altezza del salone centrale»[28]. L'aspetto anomalo della villa-delizia, abbiamo visto, ha dato origine a due ipotesi prevalenti.

La prima ipotesi è che la scelta architettonica sia stata dettata dall'estro del Barillier il quale ambiva ad avere un villino, ma restano alcune perplessità. Non conosciamo il nome dell'architetto ingaggiato da Claude Barillier per creare questa delizia da villeggiatura. Anche la sua appartenenza alle strutture dette delizie ha dell'eccezionale, essendo esse abbastanza rare o almeno sporadiche e spesso circoscritte in una cultura, in un'epoca e in uno spazio (le delizie estensi) che non ha riscontri in Valle d'Aosta, se non nella villa Bal di Arensod, a Sarre, a pianta ottagonale, a sua volta probabilmente debitrice dello stile architettonico di Montfleury[29]; a detta dell'Orlandoni, il castello di Montfleury ha pochi paralleli nella storia dell'architettura residenziale e potrebbe trovarne piuttosto con la «tipologia formale diffusa per tutto il Settecento tra i chiostri e le architetture da giardino».[30]

La scalinata voluta dal canonico Loye, degli anni cinquanta
Dettaglio dell'insegna dell'Ordine del Gran San Bernardo sulla facciata d'ingresso.

La seconda ipotesi vuole che esso derivi dai contraintes dovuti a una particolare struttura già esistente in loco, che avrebbe spinto l'architetto ad alcune scelte adattative necessarie a conservare la struttura preesistente (vedi sezione Storia). Nell'ultimo decennio si tende a preferire questa seconda ipotesi, e a identificare tale edificio con l'edificio di culto della fattoria delle Visitandine[31]. Rivelatrice la nota del canonico Dominique Noussan:

(FR)

« Dans la tourelle centrale était la chapelle des sœurs Visitandines: le plafond était lambrissé, les chambres autour furent peintes par Barillier qui fut le propriétaire de Montfleury après elles et ce vers 1774 déjà (...) »

(IT)

« Nella torretta centrale c'era la cappella delle suore Visitandine: il soffitto era intonacato, le camere intorno vennero dipinte per volere di Barillier che fu il proprietario di Montfleury dopo di loro, e questo già verso il 1774 (...) »

(Dominique Noussan, cit. in Sandra Barberi, pp. 47-48)

.

Joseph-Auguste Duc inoltre riferisce:

(FR)

« On voit encore dans le fénil des traces des cellules destinées probablement aux soeurs tournières. »

(IT)

« Si vedono ancora nel fienile delle tracce di celle destinate probabilmente alle suore rotare'[32] »

(Joseph-Auguste Duc, VIII, p. 372, nota 2 cit. in Chiara Devoti, p. 27)

Monseigneur Duc conferma che nel 1913 l'importante rimaneggiamento del Barillier era l'ultimo fatto all'edificio[22].

A differenza dell'ipotesi di costruzione ex-novo da parte del Barillier come delizia, abbiamo esempi coevi e valdostani di edifici di culto a pianta ottagonale: primo fra tutti la cappella del Priorato di Saint-Pierre, ricostruita tra il 1599 e il 1701 e «terminante con una cuspide di lose».[31] Inoltre, si spiegherebbe la presenza di un campaniletto sopra al tetto, testimoniato da numerose opere pittoriche e stridente con gli scopi mondani del Barillier. Come nel caso del Priorato di Saint-Pierre, una meridiana compare dipinta su una facciata fin dai dipinti più antichi, probabilmente elemento già presente ai tempi della fattoria del Convento per continuità stilistica.[33] Affini a quelli della cappella del Priorato di Saint-Pierre sono anche gli spigoli dell'ottagono enfatizzati con finti conci di pietra: durante il restauro l'intonaco originario ha rivelato che anche nel castello di Montfleury all'origine erano presenti pietre d'angolo incise e sono state trovate tracce di uno strato di intonaco color rosso vivo agli angoli a creare un contrasto cromatico con il giallo delle facciate, seppure l'intonaco originario delle Visitandine si presuppone fosse di toni più pacati.[31]

L'edificio sembra quindi sia stato sottoposto a due importanti fasi costruttive: le grandi trasformazioni dell'edificio fatte nel XVIII secolo per volere del Barillier[7] sarebbero state precedute da una costruzione già in partenza a pianta ottagonale. Queste due diverse fasi costruttive sono avvalorate dalle indagini sulle murature compiute durante il restauro degli anni duemila: le porzioni architettoniche inferiori della struttura compongono già sezioni a ottagono, ma sono realizzate con materiali scadenti: materiali litei di varia pezzatura, ciottoli di fiume, pietre appena sgrossate; viceversa, il secondo piano aggiunto dal Barillier[22] e la torretta sono realizzate in mattoni e con una cura maggiore.[28]

Sulle facciate ad ovest e ad est sono presenti due balconi a ringhiera, in particolare quello di ponente, dalle forme rocaille, reca le iniziali di Claude-Michel Barillier "CMB" come si ritrovano anche nella Maison Barillier, mentre quello di levante avrebbe un aspetto più tardo settecentesco.[29] All'epoca Barillier, secondo Devoti, risalirebbe anche un'ipotetica balconata continua al secondo piano, sotto al campaniletto, in sostituzione dei due balconi veri e propri precedenti: restano tracce di mensole lapidee oggi non più presenti e di porte-finestre (ora tamponate) che davano sul ballatoio[34][35]

All'esterno, la doppia scala di accesso all'edificio, secondo l'analisi stilistica degli elementi decorativi fatta da Devoti, risalirebbe al XX secolo e quindi all'epoca dei Perrod, in particolare risalirebbe agli anni tra il 1953 e il 1957, prima del restauro, per volere del canonico Loye[36]: come si nota in alcuni dipinti in precedenza era presente uno scalone dritto.

Gli interni[modifica | modifica wikitesto]

Seppure non si conoscano i nomi degli artisti che decorarono il castello di Montfleury o la Maison Barillier, si sa che in quegli anni lavorava ad Aosta il maître entrepreneur en sculpture Alberto Bertolli, già autore dei rilievi in stile neoclassico nel Vescovado di Aosta; soprattutto, il Bertolli venne chiamato dal Barillier per compiere una perizia architettonica-strutturale anche sul castello di Montfleury tra il 1793 e il 1794 per l'inventario del patrimonio di famiglia, per cui potrebbe aver avuto a che fare con gli elementi decorativi in prima persona, ma non esistono prove ad avallare questa tesi.[37]

La cappella centrale delle Visitandine coinciderebbe con quello che divenne il salone centrale della palazzina, ma la torretta sarebbe successiva. Per raggiungere tale luogo si passava per uno scalone in pietra interno, probabilmente posizionato come lo scalone attuale[35].

Al primo livello, sia all'epoca della cappella che durante l'epoca Barillier, era una sorta di chiostro porticato le cui arcate esterne erano sorrette da colonne di ispirazione tuscanica, mentre l'anello più interno era a sua volta colonnato e aperto verso l'ottagono interno. L'ampio chiostro porticato, non riscaldabile, fa pensare a un uso prevalentemente estivo della cappella. Oggi è stato tutto tamponato sia verso l'interno che verso l'esterno.[33][35]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il toponimo Montfleury è traducibile in italiano come Monte fiorito.
  2. ^ Il sobborgo medievale di Saint-Genis è descritto in Lin Colliard, p. 22, cit. in Chiara Devoti, p. 10
  3. ^ Chiara Devoti, p. 10
  4. ^ Joseph-Marie Henry, Histoire populaire religieuse et civile de la Vallée d'Aoste, Aoste, 1929, p.117, e Joseph-Auguste Duc, vol. VIII, p.372, nota 1, in Chiara Devoti, p. 15
  5. ^ Ormai superata e obsoleta l'idea che il tertre potesse essere luogo di tombe a tumulo o di insediamenti antichi. Cfr. ad es. Chiara Devoti, p.45
  6. ^ (FR) Jean-Baptiste de Tillier, Saint-Martin-de-Corléans, in Historique de la Vallée d'Aoste, Aoste, Ed. L. Mensio, 1887 [1737], pp. 3 (207-208).
  7. ^ a b Chiara Devoti, p. 7
  8. ^ a b c Bruno Orlandoni, p. 188
  9. ^ Chiara Devoti, p. 16
  10. ^ a b c d Lin Colliard, p. 219
  11. ^ a b c d e f Il castello di Montfleury, Comitato Regionale per le Comunicazioni Valle d'Aosta. URL consultato il 1º febbraio 2013.
  12. ^ Canonico Dominique Noussan cit. in Chiara Devoti, p. 18 e 26-27 e in Sandra Barberi, pp. 47-48
  13. ^ Solo nel 1950 l'ordine del Gran San Bernardo sarà proprietario del castello di Montfleury, "primo polo urbano dell'ordine". Cfr. Chiara Devoti, p. 16
  14. ^ Sandra Barberi, p. 48
  15. ^ Chiara Devoti, p. 17-19
  16. ^ Sandra Barberi, p. 47
  17. ^ a b c Chiara Devoti, p. 21
  18. ^ André Zanotto, cit., Bruno Orlandoni, cit. e Sandra Barbieri, cit.
  19. ^ a b c d e André Zanotto, p. 56
  20. ^ Chiara Devoti, p. 27-29
  21. ^ Canonico Dominique Noussan cit. in Chiara Devoti, p. 18 e in Sandra Barberi, pp. 47-48
  22. ^ a b c d Joseph-Auguste Duc, VIII, p. 372, nota 2
  23. ^ Per approfondire cfr. Henry Bordeaux, Les Amours de Xavier de Maistre à Aoste, Chambéry: Dardel, 1931, e Alfred Berthier, Xavier de Maistre: étude biographique et littéraire. Nombreux documents rares ou inédits. Deux portraits, Slatkine, 1920, pp. 68-69.
  24. ^ Secondo la lapide di cui è riportata l'iscrizione.
  25. ^ Chiara Devoti, p. 43
  26. ^ Institut Agricole Régional Archiviato il 2 ottobre 2013 in Internet Archive.
  27. ^ Consiglio Regionale Valle d'Aosta, Communiqués n° 248 de 10 octobre 2003, su consiglio.regione.vda.it. URL consultato il 1º febbraio 0213.
  28. ^ a b Chiara Devoti, p. 24
  29. ^ a b Chiara Devoti, p. 22
  30. ^ Bruno Orlandoni, p. 189
  31. ^ a b c Chiara Devoti, p. 29
  32. ^ Le suore rotare sono le suore che nel convento dell'ordine della Visitazione sono responsabili delle relazioni con l'esterno. Cfr. Lemma Visitazione, Enciclopedia Italiana su Treccani.it
  33. ^ a b Chiara Devoti, p. 32
  34. ^ Le tamponature delle porte-finestre sarebbero successive agli interventi del Barillier. Chiara Devoti, p. 30
  35. ^ a b c Chiara Devoti, p. 31
  36. ^ Chiara Devoti, p. 40
  37. ^ Sandra Barberi, p. 50

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiara Devoti, Annotazioni storiche e letture di cantiere per il castello di Montfleury, Aosta, Tipografia Valdostana, 2003. (fonte)
  • André Zanotto, Castelli valdostani, Quart (AO), Musumeci, 2002 [1980], p. 56, ISBN 88-7032-049-9. (fonte)
  • Andrea Désandré, Notabili valdostani: dal fascismo al fascismo. Viaggio a ritroso e ritorno, Le château, 2008, pp. 228–229. ISBN 8876370854
  • Mario Bevilacqua, Il sistema delle residenze nobiliari: Italia settentrionale, Volume 1, Atlante tematico del barocco in Italia, a cura di M. Fagiolo, Editore De Luca, 2009, pp. 65–66, 371.
  • Club alpino italiano, Bollettino, Volume 14, 1880, pp. 404–405.
  • Lin Colliard, Vecchia Aosta, Aosta: Musumeci, 1986. (fonte)
  • Bruno Orlandoni, Architettura in Valle d'Aosta, vol. III (Dalla Riforma al XX secolo), Ivrea, Priuli & Verlucca, 1996, pp. 188-192.
  • Sandra Barberi, Imprenditori metallurgici e nuova edilizia urbana in Valle d'Aosta nel XVIII secolo: il caso dei Barillier, in Bulletin de l'Académie St. Anselme, VIII (nuova serie), Aosta, 2003, pp. 37-51.
  • (FR) André-Dominique Noussan, Notes sur Montfleury, appunti sparsi conservati in Seminario Maggiore di Aosta, Fondo Gal-Duc, vol. XL, n. 48, Note del canonico Dominique Noussan.
  • (FR) André-Dominique Noussan, Notes sur Montfleury, appunti sparsi conservati in Seminario Maggiore di Aosta, Fondo Gal-Duc, vol. XL, n. 4, Notes diverses sur la famille Barillier (cit. in Sandra Barberi, p. 47, nota 24)
  • (FR) Joseph-Auguste Duc, Histoire de l'Eglise d'Aoste, VIII, Aoste-Saint-Maurice, Oeuvre de Saint-Augustin, 1901-1915.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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