Castello di Asolo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Castello di Asolo
Castello della Regina Cornaro Asolo.jpg
Vista d'insieme del castello.
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
CittàAsolo
Coordinate45°48′06.3″N 11°54′45.2″E / 45.80175°N 11.912556°E45.80175; 11.912556Coordinate: 45°48′06.3″N 11°54′45.2″E / 45.80175°N 11.912556°E45.80175; 11.912556
Informazioni generali
Condizione attualein uso
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Il castello di Asolo è una fortezza situata nel centro dell'omonimo borgo, nella parte più elevata della zona abitata.

Noto anche con il nome di Palazzo Pretorio, fino alla costruzione delle mura medioevali che lo congiungevano alla Rocca, ebbe vita autonoma e, in parte, contrapposta rispetto a questa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

La prima menzione del castrum di Asolo si trova in un atto dell'imperatore Ottone I del 969, ma la denominazione stessa del fortilizio indica che probabilmente esso risale all'epoca romana (poco distante passava tra l'altro la via Aurelia che collegava Patavium alla via Claudia Augusta Altinate). Certamente il castello, situato in una posizione strategica nell'alta pianura veneta, all'imbocco delle valli del Piave e del Brenta, ebbe vicende notevoli durante le dominazioni barbariche, con alterne distruzioni e ricostruzioni: già i Longobardi provvidero ad accerchiare il castello ed il paese con fossati, palizzate e muri a secco.

XIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel XIII secolo l'edificio fu dimora di Ezzelino III da Romano; alla caduta di costui passò ai Carraresi, signori di Padova, e dal 1261 alla città Comunale di Treviso.

Dominazione veneziana[modifica | modifica wikitesto]

La dominazione Veneziana, dal 1393 fino alla caduta della Serenissima del 1797, fu il periodo di massimo splendore del castello e del borgo stesso: i veneziani ne fecero infatti un importante baluardo, migliorando la struttura difensiva della rocca, potenziando le mura di cinta dell'intero complesso e ristrutturando il castello.

Caterina Cornaro[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Caterina Cornaro di Tiziano, 1542. Oggi questo dipinto è conservato nella Galleria degli Uffizi, Firenze

Dal 1489, il fortilizio fu affidato a Caterina Cornaro, già regina di Cipro, che assieme alla signoria del borgo ricevette dal doge Agostino Barbarigo, quale "indennizzo" per aver abdicato a favore della Repubblica di San Marco, diverse residenze (famoso è il complesso di Altivole, di cui oggi rimane solo una barchessa, meglio nota come Barco della Regina Cornaro). Il castello divenne dunque sede ufficiale della corte ed ospitò gli illustri ospiti della regina (tra gli altri l'umanista Pietro Bembo che qui ambientò Gli Asolani).

Alla morte della Cornaro l'edificio divenne sede pretoria veneziana.

XVII, XVIII e XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dei secoli il castello perdette di importanza fino a diventare deposito: la torre fu perfino utilizzata quale corpo per un mulino a vento.

Nel 1798 il vasto salone interno fu trasformato in teatro, mentre un'intera ala venne demolita nel 1820. L'elegante struttura architettonica del teatro, smontato nel 1930 per far spazio ad una nuova sala cinematografica, fu venduta al collezionista veneziano Adolph Loewi ed è oggi stata rimontata a Sarasota, Florida.

Epoca recente[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente all'interno del castello si trova un nuovo teatro intitolato a Eleonora Duse ed un ristorante/bar.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il castello

La struttura del Castello è di epoca medioevale. Le mura cittadine vere e proprie, più tarde, congiungevano il castello alla rocca.

Del complesso originario rimangono parte della cinta muraria, le mura esterne dell'attuale teatro, la Torre dell'Orologio e la Torre mozza detta Reata.

La Torre dell'orologio (o torre civica) possiede una campana montata a slancio, fusa dalla Fonderia De Poli di Revine Lago (TV). Suona tutti i giorni alle ore 12.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Barzaghi, Andrea Zanzotto, Andrea Bellieni, Gian Giacomo Cappellaro, Treviso, guida ritratto di una provincia, Edizioni della galleria, 1986.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]