Barco della Regina Cornaro

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Barco della Regina Cornaro
Altivole - Barco della Regina Cornaro - Foto di Paolo Steffan.jpg
Veduta della facciata
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàAltivole
Coordinate45°46′13.54″N 11°57′41.41″E / 45.770429°N 11.961502°E45.770429; 11.961502Coordinate: 45°46′13.54″N 11°57′41.41″E / 45.770429°N 11.961502°E45.770429; 11.961502
Informazioni generali
Condizioninon in uso
Realizzazione
ArchitettoFrancesco Graziolo e Pietro Lugato
CommittenteCaterina Cornaro

Il Barco della Regina Cornaro è una barchessa di villa veneta, ubicata ad Altivole, in provincia di Treviso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fino alla fine del secolo scorso, si narrava che, negli anni della signoria di Asolo di Caterina Cornaro (1489 - 1510), il barco era solo una piccola parte di un complesso architettonico e paesaggistico di grandi dimensioni, all'epoca descritto come un "luogo degno di un re di Francia".

Le indagini eseguite dal 1988 al 1991, con patrocinio della Fondazione Benetton[1], hanno rilevato che il barco costituiva la parte abitativa del complesso, parallelamente a una struttura per la gestione della tenuta. La villa, rappresentata in due disegni conservati presso il Museo Civico di Asolo (risalenti ai secoli XVII e XVIII), è il presunto e mai costruito "Palazzo della Regina", che invece coincide con l'area adibita a orto[2]. Sulla mappa di Girolamo Tomasoni del 1712, conservata al Museo Civico Asolano, non ce n'è traccia, ammesso che il palazzo sia mai esistito.

Il progetto, strutturato attorno a tre cinte murarie, è attribuito per tradizione a Francesco Graziolo e Pietro Lugato. Il più ampio dei tre spazi rettangolari (45 ettari secondo attendibili valutazioni[3]) ospitava il parco di caccia, ricco di corsi d'acqua e servito da una grande torre colombaia. Il secondo recinto, con torri e mura merlate, formava una vasta corte, il cui lato est era occupato dall'unico edificio tutt'oggi esistente. L'ultima cerchia muraria racchiudeva il palazzo vero e proprio, i giardini e una peschiera.

Il complesso, singolare incrocio tra castello e villa veneta, assolveva a più funzioni: luogo di svago e di delizia, centro amministrativo e difensivo (era qui stanziata una piccola guarnigione). Nonostante i danni subiti nel 1509 a causa degli eserciti della Lega di Cambrai, fu questa l'epoca di maggior splendore per il complesso, sede della corte della regina di Cipro e centro umanistico frequentato dai massimi rappresentanti veneti della cultura rinascimentale, quali Pietro Bembo, che qui compose i suoi Asolani (1505), e Ruzante, che vi recitò la Prima (1521) e la Seconda orazione al Cardinal Cornaro (1528). Iniziato nel 1491, esso non fu completato neppure dagli eredi testamentari, ai quali erano state tra l'altro raccomandate la custodia e l'ultimazione.

Non più abitati dai Corner, il complesso e i giardini caddero in stato di abbandono. Già a partire dal XVIII secolo il solo barco ricordava lo splendore della corte della regina.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Parte nord con la cappella

Edificio sviluppato in lunghezza in direzione nord sud, all'interno di un'area ancora prevalentemente agricola, il barco si compone di tre parti principali, a formare un unico blocco:

  • parte nord: l'estremità nord della barchessa è terminata da una caratteristica cappella gentilizia, inserita nelle linee della lunga facciata;
  • centro: elemento di grande eleganza è la loggia centrale, aperta da cinque arcate a tutto sesto, sostenute da colonnine di ordine ionico; qui un tempo l'acqua zampillava da una fontana in marmo[4]; ancora visibile è invece la decorazione a fresco, rappresentante Nereidi, delfini e festoni;
  • parte sud: occupando l'area maggiore, la parte sud ha i caratteri dell'architettura rurale veneta, disposta su due livelli, evidenziati da aperture rettangolari; all'estremità è annesso un piccolo fabbricato più basso, con due archi a tutto sesto.

L'intera superficie della facciata è decorata con affreschi cinquecenteschi, ancora conservati in ampi tratti, con disegni geometrici e scene mitologiche. Restaurati parzialmente nel 1926, sottoposti a pulizia e consolidamento a inizio degli anni '60 (1962-1963) e ad un ulteriore consolidamento nel 1997, gli affreschi sono stati oggetto di un ampio intervento di consolidamento, disinfestazione, pulitura, integrazione delle lacune e protezione, completato nel 2000 sotto la direzione dell’arch. Teresa Marson[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fondazione Benetton, Barco Cornaro, Altivole, su fbsr.it. URL consultato il 3 gennaio 2021 (archiviato dall'url originale il 13 ottobre 2014).
  2. ^ Biblioteca comunale di Altivole, Il Barco della Regina Cornaro, su bibliotecaltivole.it (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2014).
  3. ^ Antonio Barzaghi, Andrea Zanzotto, Andrea Bellieni, Gian Giacomo Cappellaro, Treviso, guida ritratto di una provincia, p. 166.
  4. ^ Antonio Barzaghi, Andrea Zanzotto, Andrea Bellieni, Gian Giacomo Cappellaro, Treviso, guida ritratto di una provincia, p. 167.
  5. ^ Biblioteca comunale di Altivole, Il Barco oggi, su bibliotecaltivole.it (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2018).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA VV, Ville venete: la provincia di Treviso, a.c. di Zucchello, Pratali Maffei, Ulmer, Marsilio editore, 2001.
  • Marton Paolo, Bellieni Andrea, Marca nobilissima. La provincia di Treviso, Vianello, 1999, pp. 62–63.
  • Il barco di Altivole. Contributi per la conoscenza, a cura di Teresa Marson e Luciana Piovesan, Canova Edizioni, 2000.
  • Antonio Barzaghi, Andrea Zanzotto, Andrea Bellieni, Gian Giacomo Cappellaro, Treviso, guida ritratto di una provincia, Edizioni della galleria, 1986.

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